Cronaca
Il giornale dei bergamaschi

La cassa integrazione a L'Eco

La cassa integrazione a L'Eco
Cronaca 22 Settembre 2014 ore 15:18

Il mercato dell’editoria è entrato in una crisi che sembra senza fine. Giovedì 18 settembre, a Padova, in occasione del Wan-Ifra Italia 2014, sono stati presentati i dati aggiornati sul settore. I numeri, contenuti nell’annuale Rapporto sull’industria dei quotidiani in Italia, evidenziano un ulteriore calo delle vendite e del mercato pubblicitario. L’Eco di Bergamo resta indubbiamente il leader incontrastato del settore dei quotidiani locali, ma ha comunque risentito della crisi. Nel 2007, ultimo anno d’oro prima della rapida (e ripida) discesa delle vendite in edicola, il quotidiano orobico si attestava sulle 55 mila e 700 copie medie giornaliere. Sette anni dopo, secondo il più recente rilevamento (dati Ads, luglio 2014), L’Eco si è attestato sulle 42 mila copie, di cui poco più di 41 mila in formato cartaceo e meno di 2 mila in formato digitale. Un calo notevole, anche se inferiore rispetto a quello medio generale, che non può certo lasciare indifferenti gli editori, soprattutto se legato al crollo del mercato pubblicitario, sceso, sempre dal 2007 ad oggi, del 25%  (50% a livello nazionale). È per questo che la Sesaab, la società editrice del giornale dei bergamaschi, in accordo con il Comitato di redazione, ha avanzato richiesta di prepensionamento per sei giornalisti, richiesta che comporta anche la messa in cassa integrazione straordinaria di tutti i 54 giornalisti attualmente a contratto.

Dal boom alla situazione odierna. La Sesaab (per l’84% di proprietà della diocesi di Bergamo) ha dovuto, negli ultimi anni, ritornare sui propri passi: il boom di inizio millennio aveva convinto la società ad ampliare il suo raggio d’azione attraverso le acquisizioni de La Provincia di Como, con annesse edizioni di Lecco e Sondrio, Il Cittadino di Monza e Brianza, e con l’apertura, nel 2005, de La Provincia di Varese. La società bergamasca era cioè riuscita a dar vita a una sorta di “Pedemontana dell’editoria”. Ma negli ultimi anni, con la rapida inversione del mercato, la società editrice si è vista costretta a fare un’altrettanto rapida revisione dei propri piani industriali e commerciali: La Provincia di Varese è stata ceduta a imprenditori locali e lo stesso è accaduto con la maggioranza de Il Cittadino di Monza, rimasti però clienti Sesaab per l’ambito pubblicitario, la stampa e tutti i servizi tipografici. Per l’azienda bergamasca un introito sicuro epurato dalle spese di gestione delle redazioni. In tutto questo, L’Eco di Bergamo è sempre stato la locomotiva trainante del gruppo, con i suoi numeri e le certezze economiche che garantiva. Il crollo del mercato pubblicitario ha però costretto anche la corazzata a fare i conti con un consistente calo delle entrate.

Nei mesi scorsi, il confronto fra azienda e rappresentanti sindacali ha dato vita ad un accordo che prevede i prepensionamenti solamente a fronte dell’assunzione di nuovi redattori. Per la precisione, ogni due prepensionamenti è prevista l’assunzione di un giovane, in modo da continuare a garantire il livello qualitativo fino ad oggi offerto ai lettori, ma anche di favorire un ricambio generazionale, fondamentale nel settore dopo l’esplosione dell’informazione online. Grandi testate nazionali, come il Corriere della Sera o Il Sole 24 Ore, hanno da tempo intrapreso questa strada. L’edizione cartacea de L’Eco di Bergamo è ancora il pilastro sia editoriale che economico della Sesaab. Allo stesso tempo è però di fondamentale importanza gettare le basi per ulteriori sviluppi che permettano di stare al passo dei tempi.

Il piano di mini-ristrutturazione. Non è la prima volta che L’Eco utilizza questo strumento: già nel 2009 vennero prepensionati due giornalisti, ma allora i finanziamenti erano coperti dall’Inpgi, l’Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani, e ciò permise di evitare la cassa integrazione straordinaria. Lo squilibrio tra giornalisti attivi e quelli senza lavoro, determinato dalla crisi di molte testate, ha reso però impossibile all’Inpgi stanziare ulteriori finanziamenti. È stata così modificata la legge, e dal 2009 l’onere dei prepensionamenti è stato posto a carico del bilancio dello Stato e non più dell’Istituto di previdenza. Recentemente il Governo ha stanziato 50 milioni per il sostegno all'editoria e la lista di richieste, da parte di decine di testate, è di colpo diventata lunga. A maggio anche L’Eco ha presentato il suo piano, ora in attesa di approvazione. Uno dei requisiti per accedere al finanziamento è la dimostrazione di un esistente stato di crisi e l’unico modo possibile per provarne l’esistenza è la creazione di un sistema di ammortamenti. Tradotto, la messa in cassa integrazione straordinaria dei giornalisti a contratto. Le modalità non sono ancora state decise: potrà essere un giorno a settimana, un giorno al mese, come anche una sola ora all’anno, simbolica, come è avvenuto al Corriere della Sera. In ogni caso, i sei giornalisti che dovrebbero accedere al prepensionamento non vedranno intaccato alcun loro diritto.

I numeri italiani. Seppur la situazione non sia rosea, L’Eco di Bergamo resta un giornale solido nel panorama editoriale italiano. Sono molti i quotidiani alle prese con bilanci in rosso. A luglio ha chiuso i battenti L’Unità, mentre giovedì 18 settembre è stata la volta di Europa, il quotidiano che il partito Democratico aveva ereditato dalla Margherita.

Del resto, sempre meno italiani leggono i giornali: nel 2013 le vendite hanno toccato quota 3 milioni 772 mila e 600, il 5,2% in meno rispetto al 2012. Solo il 39,7% della popolazione adulta legge quotidianamente un giornale. A fronte di questi numeri in ribasso, cala anche il mercato pubblicitario, che nel 2013 ha portato nelle casse dei quotidiani italiani solo 823 milioni di euro, il 19% in meno rispetto al 2012. Unica nota positiva è l’inarrestabile crescita dei lettori digitali: a giugno 2014 è stato riscontrato addirittura un più 72% rispetto a dodici mesi prima. Il dato è confermato anche dalle statistiche relative a L’Eco di Bergamo, che dal 2007 ha perso copie ma ha paradossalmente guadagnato lettori grazie al digitale e al sito. Si tratta di un mercato totalmente nuovo poiché l’80% dei lettori online (dunque non paganti) sono “non lettori” de L’Eco di Bergamo cartaceo. Internet è il futuro, ma un futuro che non permette guadagni nell’oggi. Per questo salvare i cari vecchi giornali è ancora una priorità. E non solo per gli editori e i giornalisti.