Cronaca
Un articolo di Vice News

I cattolici omosessuali in Italia

I cattolici omosessuali in Italia
Cronaca 05 Luglio 2016 ore 11:18

In questi mesi se ne è parlato molto, tra stepchild adoption e legge Cirinnà, fino alle invettive di Mario Adinolfi o di Don Livio Fanzaga. Tendenzialmente, il mondo religioso cattolico e quello degli omosessuali sembrerebbero inconciliabili. Se è vero che Papa Francesco ha dato timidi segnali di apertura, nel complesso le gerarchie ecclesiastiche e gli stessi fedeli non sembrano particolarmente aperti nei confronti di questa parte della popolazione. La situazione è chiaramente ben più complessa e sfumata: ad esempio, non si parla mai dei credenti omosessuali. Come fanno a portare avanti queste due dimensioni (apparentemente) antitetiche delle loro vite? Vice News ha scritto proprio di questo, dei gruppi cattolici gay italiani, che sono certamente una minoranza, ma rappresentano un primo passo interessante verso una migliore integrazione.

 

Gruppo Kairos, Firenze. Veglia contro l'omofobia.

 

Realtà cattoliche in cammino. Vice ha intervistato Innocenzo Pontillo, coordinatore del gruppo Kairos di Firenze per cristiani gay, lesbiche e trans. È inoltre co-fondatore del Progetto Gionata, un portale che raccoglie le esperienze dei credenti LGBT italiani. Il percorso di questi gruppi, ancora rari nel nostro Paese, è tutt’altro che semplice e gli approdi sono decisamente incerti. Ma almeno fanno un tentativo di conciliazione: sono «realtà cattoliche in cammino» come le definisce Pontillo, in dialogo con la Chiesa ufficiale e impegnate in una profonda riflessione teologica. «Non vogliono far “guarire” nessuno: l'aspetto omosessuale, anzi, è di per sé importante, fondante. Non vanno confusi con i gruppi di terapie riparative e di ambito religioso tradizionalista che dicono: “No! Tu sei sbagliato, grazie a Gesù devi guarire!”».

Appena più diffusi sono i gruppi ospiti di parrocchie o di comunità evangeliche (quella Valdese, ad esempio). Ve ne sono in diverse grandi città, come Milano, Firenze, Roma e Torino; a Bologna, presso la chiesa di San Bartolomeo della Beverara si riunisce da qualche tempo un gruppo di credenti omosessuali, guidati dal parroco Don Mattarelli. Anche loro si definiscono “In Cammino”, quel cammino che porta a un ideale più alto, a cui tutti tendiamo. Queste persone cercano di trovare il loro posto all’interno del sistema di valori del Cristianesimo, senza per questo rinnegare se stessi, e anche all’interno delle comunità di persone che costituiscono le realtà cattoliche locali.

 

 

Un’apertura dall’alto? A fianco di queste iniziative dal basso, si sta sviluppando un processo di avvicinamento anche dall’alto. Papa Francesco, pur non rinunciando ad alcuni distinguo in fatto di matrimoni, «sta ribadendo in ogni suo documento, azione e iniziativa che comunque la Chiesa accoglie tutti, che bisogna guardare dove la Chiesa ha creato dei margini per capire e imparare che nessuno nasce sbagliato, che nessuno viene allontanato da Dio», dice Pontillo. Di pari passo, anche altri canali ufficiali della Chiesa stanno cambiando atteggiamento: Avvenire ha commentato in modo conciliante il Forum dei cristiani LGBT di inizio maggio; il mensile Jesus riporta in copertina: «Omosessualità: Tabù cattolico?». E ancora: la tv ufficiale dei vescovi italiani, TV2000, ha ospitato due rappresentanti dei gruppi LGBT cristiani. «Prima l'articolo su Avvenire, poi quello di Jesus e questa puntata. Sembra che qualcosa di grosso stia accadendo all'interno della Chiesa ufficiale e non solo nelle parrocchie, dove questo è avvenuto da tempo – commenta Pontillo – . Dipende molto da dove vivi: al gruppo Kairos vengono anche persone dall'Umbria, dalla Lombardia e dall’Emilia Romagna, che non hanno parrocchie o diocesi accoglienti. Perciò se vogliono affrontare il tema dove vanno?».

 

 

Ma non è semplice. Non è certamente tutto facile e ormai risolto. Queste aperture non significano che la Chiesa abbia accettato l’omosessualità; al contrario, ne condanna ogni forma carnale. Il dissidio è difficile da superare, spesso queste persone non si sentono accettate a prescindere, ma solo a fronte di determinate scelte: «L'accettazione che la chiesa cattolica rivolge loro non è incondizionata, ma legata al fatto di vivere “una vita casta e pura”», ha detto a Vice la psicologa e ricercatrice Arianna Petilli. A volte questo conflitto dilaniante porta a pensare che non si possa essere nello stesso tempo omosessuali e credenti. E quindi molti decidono di silenziare una parte di sé; tanti si allontanano dalla fede, altri invece reprimono la propria inclinazione sessuale o si fingono etero. Altri ancora scelgono di condurre una vita duplice: «Frequentano la parrocchia e parlano malissimo dei gay appena si presenta la possibilità – spiega la psicologa – . Poi magari il sabato e la domenica prendono la macchina, vanno nella città più vicina, e lì vivono la loro omosessualità». Alcuni infine comprendono che è necessario far coesistere le due dimensioni e cercano di trovare una via mediana, ma è un percorso durissimo, nel quale bisogna in primo luogo superare la concezione negativa di se stessi, derivata anche dall’assimilazione dei pregiudizi altrui.

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