Intervistato dal Corriere

Il cecchino più odiato dai russi che ha già ucciso 150 nemici

Il cecchino più odiato dai russi che ha già ucciso 150 nemici
26 Dicembre 2014 ore 09:42

Nonostante sulla sua testa penda una taglia da un milione di dollari, non si nasconde, utilizza i social network, e rilascia interviste come nulla fosse: lui è Mike Skillt, soldato svedese che ha deciso di dedicare la propria preparazione militare alla causa nazionalista ucraina, minacciata da quel Putin che, come lo stesso Skillt afferma, è un nemico che assurdamente il mondo intero si ostina a trattare come un uomo innocente. Un giornalista del Corriere della Sera lo ha incontrato in un bar di piazza Maidan, a Kiev, il luogo in cui, mesi fa, tutto ebbe inizio.

Skillt è un cecchino, probabilmente il più abile dell’intero Battaglione Azov, l’organizzazione militare che combatte in prima linea contro l’invasone russa in Ucraina. L’Azov raccoglie moltissimi ucraini, spinti dal desiderio di difendere la sovranità del proprio Paese, ma anche un notevole numero di militari provenienti da tutta Europa: italiani, spagnoli, francesi, ci sono soldati da ogni dove, persino dalla Svezia; e, fra questi, Mike Skillt. Racconta di come la decisione di andare a combattere in Ucraina non sia nata in seguito ad una qualche vicinanza al popolo caucasico, ma per il desiderio di fronteggiare una minaccia imperialistica, quella di Putin, che prima o poi metterà a rischio la sicurezza dell’Europa e la sovranità di tutti i Paesi.

La sua abilità è stata immediatamente riconosciuta, tanto che, oltre all’attività di “contractor” vera e propria che lo ha portato a uccidere già più di 150 persone, Skillt è anche addestratore di reclute dell’Azov: il campo è proprio in piazza Maidan, che oggi, più che un luogo cittadino, sembra un quartier generale bellico; ogni settimana arrivano in centinaia, di ogni età, per effettuare le due settimane di addestramento ed essere poi spediti nell’Est del Paese, a combattere. Skillt parla con ammirazione di tutta questa gente, soprattutto dei giovani, che decidono di mettere a repentaglio la propria vita per difendere ideali politici e di libertà. D’altra parte, data una paga decisamente scarna (110 euro al mese), è evidente che Skillt, e chi come lui ha attraversato l’Europa per combattere una guerra che non è nemmeno sua, nutre davvero profonde convinzioni.

 

militari ucraini

 

Si dilunga poi in un’accurata descrizione della vita da cecchino. C’è molta solitudine, la quale non può nemmeno essere riempita con qualche sigaretta: Skillt racconta di come, di notte, la luce di una sigaretta può essere avvistata anche a un chilometro di distanza, per non parlare dell’odore del fumo nel momento in cui le distanza si accorciano; ecco perché ha per forza di cose dovuto imparare a masticare il tabacco: lo rasserena, lo tranquillizza, gli conferisce quella freddezza necessaria per portare a termine il suo macabro compito. Già, le mansioni: quella di Skillt è freddare uomini a centinaia di metri di distanza, e ci vuole una discreta dose di odio per quelle facce che compaiono nel mirino per premere il grilletto senza troppi ripensamenti e rimorsi. A Mike, questa dose di disprezzo certo non manca: racconta delle foto delle teste mozzate che l’esercito russo spedisce ai famigliari dei soldati massacrati, e di come una brutalità del genere non possa rimanere impunita.

C’è un che di delirante in queste affermazioni, di vaneggiamenti di onnipotenza: Skillt ammette di sentirsi una sorta di divinità, in certi frangenti, che decide della vita e della morte delle persone, ma si considera un dio giusto, che vendica crimini atroci in nome della giustizia e di alti ideali; un dio che sa anche essere generoso: riporta un episodio in cui lasciò andare, senza uccidere, un militare russo perché ne aveva particolarmente apprezzato il coraggio.

L’intervista termina, Skillt deve tornare al centro di addestramento per le lezioni e poi per la preghiera, un laico giuramento militare che ogni giorno centinaia di giovani recitano, in cui viene quotidianamente risvegliata la voglia di combattere, l’attaccamento alla patria e il desiderio di vittoria. Un nutrito gruppo di giovani che vive con tanta foga il presente perché non osa volgere l’attenzione al futuro: troppo incerto è il loro avvenire, in perenne equilibrio fra la vita e la morte; anche quello di Mike Skillt: “La mia ragazza mi sta aspettando da sei mesi. Le ho detto che ci sposeremo. Se rimarrò in vita”.

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