Cronaca
Sono cambiate le competenze

C’era una volta il pilota d’aereo Cosa resta oggi di quella leggenda

C’era una volta il pilota d’aereo Cosa resta oggi di quella leggenda
Cronaca 28 Dicembre 2015 ore 11:40

Correvano gli anni Quaranta e la fusoliera argentea del Douglas DC-3 scintillava nei cieli americani, dando inizio a una lunga tradizione di aviazione di linea. Si affermava così una figura professionale che fino ad allora era stato quasi totalmente ad appannaggio militare: il pilota.

Anche uno dei più grandi truffatori bancari degli anni Sessanta, il celebre Frank Abagnale Jr (quello del film, con Leonardo Di Caprio, Prova a prendermi), scelse, tra i lavori svolti nei suoi diversi cambi d’identità, proprio quello di pilota d’aereo. Non solo per il cospicuo stipendio, ma per il rispetto e la fiducia che gli venivano  attribuiti dato il ruolo. Sì, perché i piloti erano allora delle vere e proprie star, che rilasciavano autografi ai più piccoli e si ponevano come modello per giovani speranzosi.

 

DCF 1.0  A380_Cockpit_

[Ieri e oggi a confronto. La cabina di pilotaggio di un Douglas DC-3 e di un Airbus A380]

 

Strumenti di bordo “preistorici”. Un’importanza giustificata dalla difficoltà di manovrare macchine con tecnologie che oggi definiremmo preistoriche e dalla responsabilità del trasporto di centinaia di persone. Gli strumenti a loro disposizione erano di tipo barometrico (legati a rilevamenti di pressione) e giroscopico (basati sullo stesso principio per cui biciclette e trottole quando sono in rotazione rimangono in piedi), tutte macchine che necessitano di interpretazione tramite serie di calcoli matematici alle volte molto complesse. Le carte non esistevano nel formato digitale e i piloti dovevano fare affidamento solo sulle proprie conoscenze nautiche e sulle operazioni compiute con un particolare strumento, il regolo aeronautico, molto simile a un goniometro.

Volare era davvero una faticaccia. Oltre a non essere forniti di alcun tipo di tecnologia, i piloti erano allo stesso tempo dei “ricercatori”, in quanto in nessun altro campo come in quello aeronautico le principali scoperte e innovazioni derivavano da precedenti problemi, guasti o - nel peggiore dei casi veri – incidenti a volte catastrofici.

 

 

La rivoluzione tecnologica e il pilota automatico. La musica iniziò a cambiare intorno alla fine degli anni Sessanta, quando i computer passarono dalle dimensioni di una stanza a quelle di un microprocessore (è il 1968 quando Federico Faggin crea la CPU, il “cervello” del computer). Nel giro di una decina di anni, la tecnologia diede il via a una vera e propria rivoluzione nel campo aeronautico. I calcoli complicati e l’interpretazione degli strumenti  non venivano più svolti mentalmente o con un regolo aeronautico, ma tramite un computer capace di risolverli in pochi millesimi di secondo, riducendo così notevolmente le tempistiche di varie manovre dei velivoli.

Nacquero anche strumenti come l’ILS o il famosissimo Pilota Automatico che, sfruttando la tecnologia di cinque microprocessori molto simili a quelli di un comunissimo pc, riuscivano a pilotare in completa autonomia macchine complesse come gli aerei di nuova generazione, in qualsiasi condizione e per qualsiasi manovra. Oggi, i velivoli moderni necessitano dell’intervento umano solo pochi metri prima dell’atterraggio. Anche la sicurezza è potenziata, si pensi a sistemi come il TCAS, che avvisa il pilota e in alcuni casi agisce direttamente sull’autopilota, dividendo automaticamente due aerei in rotta di collisione

Per non parlare di altre centinaia di strumenti che non sono più supportati da componenti meccaniche ma elettroniche. Per comprendere al meglio questa grande rivoluzione, basti pensare che un tecnico manutentore in campo aeronautico deve necessariamente specializzarsi su una specifica tipologia di interventi (avionici, meccanici, elettrici) e addirittura sul tipo di velivolo (aerei a turbina, elica, turboelica o elicotteri a turbina, elica).

 

 

È facile o no pilotare un aereo oggi? Con tutte queste migliorie, cade anche l’aura leggendaria che attorniava una volta la figura del pilota. Eppure, la preparazione che viene richiesta al pilota è in continuo aumento, basata sugli insegnamenti del passato ma necessariamente aggiornata di volta in volta in base alle nuove strumentazioni.

È quindi facile o no oggi guidare aeroplani supertecnologici come l’Airbus A380? Non esiste una risposta diretta a questa domanda. Sicuramente, come in quasi tutti gli altri campi lavorativi, la tecnologia ha drasticamente migliorato la semplicità della mansione, a tal punto che il pilota diviene fondamentale quasi esclusivamente in una situazione di reale emergenza o nel caso di rottura di uno o più strumentazioni. Ciò non toglie che anche per questo sia richiesta un’incredibile competenza.