Cronaca
Cose che, forse, non sapete

C’erano una volta le lucciole Ora stanno davvero sparendo

C’erano una volta le lucciole Ora stanno davvero sparendo
Cronaca 26 Agosto 2015 ore 15:28

«Nei primi anni sessanta, a causa dell'inquinamento dell'aria, e, soprattutto, in campagna, a causa dell'inquinamento dell'acqua (gli azzurri fiumi e le rogge trasparenti) sono cominciate a scomparire le lucciole. Il fenomeno è stato fulmineo e folgorante. Dopo pochi anni le lucciole non c'erano più. (Sono ora un ricordo, abbastanza straziante, del passato: e un uomo anziano che abbia un tale ricordo, non può riconoscere nei nuovi giovani se stesso giovane, e dunque non può più avere i bei rimpianti di una volta)»: così si leggeva l’1 febbraio 1975 sul Corriere della Sera, firmato Pier Paolo Pasolini. Certo, quell’articolo centrava poco con le lucciole, perché Pasolini intendeva usare quell’immagine per raccontare la situazione politica italiana di allora. Ma ciò non cambia che Pasolini realmente si struggeva per la scomparsa delle lucciole, quelle vere, quelle che illuminavano i campi nelle più belle sere d’estate.

 

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In realtà, come scoprì tre anni dopo Leonardo Sciascia, che lo raccontò all’inizio de L’affaire Moro, le lucciole non erano scomparse. Semplicemente sono animali tanto affascinanti quanto sensibili ai mutamenti climatici e alla salubrità dell'aria, e dunque delicati. Facile capire il motivo del loro appeal letterario quindi. Nei giorni scorsi è stato Marco Belpoliti a dedicare a questi animaletti un interessante pezzo su La Stampa, ma a differenza dei suoi (ce lo passi) ben più illustri colleghi non si è concentrato sul lato poetico, ma prettamente su quello faunistico. Sottolineando, innanzitutto, che questi insetti sono coleotteri («lampiridi per la precisione») e che a emettere l’affascinante luce che vediamo librarsi nell'aria sono gli esemplari maschi. Il motivo? Segnalare sessualmente agli esemplari femmine la loro presenza. Nei mesi estivi, i più fortunati, possono godersi lo spettacolo di un campo da loro illuminato perché è la stagione della riproduzione: le femmine, posate al suolo, attendono l’arrivo del maschio emettendo una luce fissa. Se ve lo state domandando, sì, è proprio così: quando assistiamo allo spettacolo delle lucciole, in realtà, ricopriamo involontariamente il ruolo di guardoni.

 

 

È bello scoprire che le lucciole sono animali anche molto generosi. Come spiega Belpoliti, ogni maschio, a differenza di altri insetti, può accoppiarsi più volte, e se non riesce a raggiungere la femmina che aveva scelto assume un comportamento femminile con la sua luce per rispondere ai segnali degli altri maschi in volo. Praticamente li aiuta a scegliersi la femmina giusta: un favore che poi gli verrà restituito. Ma al di là di questi particolari, la vera cosa che ci affascina delle lucciole è la loro luminescenza. Era il 1961 quando due biochimici della John Hopkins University hanno svelato il mistero di questa luce: innanzitutto è una luce fredda, a differenza di quella ad esempio emessa dalle nostre lampadine, e ha livelli di rendimento che rasentano il 100 percento, a differenza di quella emessa dalle nostre lampadine, che arrivano al massimo al 4 percento. Questa luce, spiega Belpoliti, è di origine chimica e «deriva dalla ossidazione di una proteina, la luciferina, che si trova negli organi fotogeni della parte ventrale degli insetti. Grazie all'ossigeno la luciferina reagisce e mediante un enzima, la luciferasi, si trasforma in un' altra sostanza generando la luminosità». Insomma, nulla più di un processo chimico, che per noi umani, però, è praticamente impossibile riprodurre anche in un laboratorio. I due biochimici, infatti, riuscirono a sintetizzare la luciferina, ma non la luciferasi.

 

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Ma le lucciole stanno veramente scomparendo? La risposta, purtroppo, è sì. Gradualmente, e i più fortunati ancora oggi possono vederne alcune volteggiare nei campi delle campagne, magari vicini ai fossati. Ma sono sempre meno e, ci scommettiamo, sono più i bambini che non le hanno mai viste che viceversa. Tra le principali cause della loro scomparsa ci sono il processo di cementificazione e il sempre più invadente inquinamento luminoso, che impedisce ai due sessi di riconoscersi proprio nel momento del corteggiamento/accoppiamento. Ma anche e soprattutto i pesticidi, che ne uccidono le larve. Peccato, perché queste sarebbero anche ottime alleate per gli agricoltori, visto che si nutrono di lumache e altri animali dannosi per le colture. Il Corpo Forestale ha dichiarato che negli ultimi 10 anni, in Italia, la popolazione di lucciole si è più che dimezzata, ma questo processo si può ancora invertire. Come? Attivandosi con buone pratiche per ristabilire il verde urbano o attraverso l’utilizzo di agricoltura biologica. In molte riserve naturali gestite dallo stesso Corpo Forestale, ad esempio, è possibile vederle e assistere al loro magnifico spettacolo. Ne sarà contento Pasolini, il quale avrebbe dato «l’intera Montedison per una lucciola».

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