Qui giocò Nesta, Di Vaio e ora Donadel

Calcio, Canada e mozzarelle L’altra Champions parla italiano

Calcio, Canada e mozzarelle L’altra Champions parla italiano
09 Aprile 2015 ore 12:00

Al fischio finale si sono stretti in un lungo abbraccio. Succede a tutti dopo una vittoria, ma a pochi succede di guardarsi negli occhi e dire: «Ce l’abbiamo fatta: siamo in finale di Champions». La Champions è l’altra, quella della Concacaf, la federazione che riunisce le squadre del Nord e Centro America, e che si gioca un oceano lontano da qui. Ieri notte, con la vittoria per 6-0 contro l’Herediano, squadra della Costa Rica, i messicani del Club America sono arrivati in finale. All’andata avevano perso 3-0, ma visto che lì il calcio lo vivono davvero come una favola non è raro assistere a questi ribaltoni da leggenda. Si vede che la tattica non ha ancora contaminato lo spettacolo. I messicani giocheranno la finale a fine aprile contro i Montreal Impact, la prima squadra canadese della storia a raggiungere un traguardo così prestigioso.

Dalla Sicilia a Montreal. Gli Impact sono stati fondati da Joey Saputo, che oggi è anche proprietario del Bologna. Il nonno era partito dalla Sicilia poco dopo la guerra, aveva messo su un piccolo caseificio nello scantinato della sua nuova casa, a Montreal, e Lino, il papà di Joey, andava a vendere le mozzarelle con la bicicletta. Piano piano si sono ingranditi e adesso la famiglia Saputo è un’azienda che conta 13mila dipendenti. Joey è (secondo Forbes) tra i trecento uomini più ricchi del mondo. Siccome è appassionato di calcio, nel 1992, mentre in Italia scoppiava Tangentopoli, Joey fondava gli Impact. Per un po’ ci ha giocato Alessandro Nesta e pure Marco Di Vaio, l’ex attaccante della Juventus che oggi fa il club manager del Bologna. Per un pelo quest’estate non si è trasferito lì Alberto Gilardino, l’ex bomber della Nazionale. Non sarà la stessa cosa, ma da ottobre ci gioca Marco Donadel.

 

 

17mila spettatori a partita. «Non volevo finire la mia carriera chiuso in area, a difendermi, e evitare gli insulti – ha detto Donadel -, consiglio ai giovani un’esperienza come questa. Il calcio è calcio dappertutto». Lui dice che se fai la differenza nella Major League Soccer con il fatto che c’è la globalizzazione ti possono vedere anche in Europa. Oggi nella Mls c’è una media di 17mila spettatori a partita, il fatturato dei club è passato dai 13 milioni di dollari del 2007 ai 25 del 2013. E poi hanno anche la Champions. «Il calcio è calcio dappertutto», appunto. Negli Usa gli stadi sono sempre pieni (70mila persone) e, assicura Donadel, si divertono anche se la competizione dura non manca. Mercoledì notte gli Impact hanno giocato la partita più importante della loro breve storia: la semifinale vinta contro un’altra squadra della Costa Rica, l’Alajuelense. Nella prima partita avevano vinto 2-0. Il ritorno è stato un brivido. Al 93esimo quelli della l’Alajuelense hanno segnato il gol del 4-2, ma poi è finita lì.

 

 

La finale sarà all’Azteca. Ora Club America e Montreal Impact si affronteranno in una doppia finale, andata più ritorno (il 22 e il 29 aprile), e state sicuri che sarà uno spettacolo bellissimo. Anche perché la partita in Messico di gioca allo Stadio Azteca, quello il palcoscenico di Italia-Germania 4-3 per capirci. «Speravo di non giocarci mai più», ha detto Donadel. Manca l’ossigeno: si fa fatica a giocare a 2500 metri. Ovviamente nessuno vuole perdere, figuriamoci uno che arriva da tante stagioni in Serie A: «Ora siamo lì – ha detto Donadel -, e vogliamo fare la storia». Chi vince l’anno prossimo partecipa al Mondiale per club, e non è poco. Il pallone sarà pure rotondo. Ma la Terra è sempre una sola.

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