Inquinamento ambientale

Che fare dei vecchi cellulari? In Italia non lo sanno ancora

Che fare dei vecchi cellulari? In Italia non lo sanno ancora
20 Aprile 2015 ore 10:43

Quando ci si rompe un cellulare, dopo aver superato il naturale fastidio, siamo soliti conservarlo in qualche polveroso cassetto, perché si sa, a buttare un prodotto che ci è costato diversi bigliettoni verdi si fa sempre fatica. Abbiamo però solo rimandato la sua inesorabile fine. Fino a che, un giorno, mentre siamo intenti a fare un po’ d’ordine, ci ricapita tra le mani e senza alcuna esitazione lo scaraventiamo nel cestino più vicino. La situazione appena descritta è un’esperienza nota ai più e in tanti potrebbero raccontarla. Ma c’è un problema.

Gettare dispositivi elettronici nel primo cestino che ci capita sotto mano non è proprio una bella idea. Infatti i cosiddetti RAEE, ovvero i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, non possono essere cestinati a casaccio perché le numerose sostanze tossiche che si trovano al loro interno danneggiano gravemente la già tanto contaminata stabilità ambientale. Statistiche alla mano, ogni cittadino italiano produce in media 14,7 chili di rifiuti elettronici all’anno ma solo 4 chili vengono smaltiti correttamente. Troppo pochi, rispetto alla mole prodotta. A San Francisco, da qualche anno, c’è un’azienda chiamata Green Citizen che si occupa di questa tipologia di rifiuti e che, oltre a raccogliere e riciclare i vecchi dispositivi elettronici, riesce anche a produrre significativi profitti.

 

 

Un modello da seguire. L’idea di quest’impresa viene a James Kao, dopo studi accurati sull’impatto ambientale dei rifiuti elettronici in Paesi come la Cina, le Filippine e l’Africa. E così, nel 2005 inizia a formare un team di tecnici in grado di identificare negli oggetti caduti in disuso le parti ancora utilizzabili. Il loro centro funziona così. Una volta arrivati nei punti di raccolta, i rifiuti consegnati vengono inviati al magazzino dell’azienda, a Burlingame, a mezz’ora dal centro di San Francisco. «Prendiamo praticamente tutto. Dagli iPhone rotti alle tv, fino alle macchine per il caffè», spiega Jason Dunford, manager il settore sviluppo dell’azienda. Giunti a Burlingame, i prodotti vengono smontati e catalogati. Tutti i materiali che sono ancora riutilizzabili vengono venduti su Ebay o all’interno dei loro negozi.

Ad oggi, Green Citizen può vantare ben 20 punti di raccolta, e la dirigenza dell’azienda ha in programma di iniziare la sua espansione puntando innanzitutto su Los Angeles, per poi, negli anni, riuscire a coprire l’intera America. Aspetto che merita attenzione è il fatturato dello scorso anno, circa 2,5 milioni di dollari. Un successo che è il giusto premio per un’idea che non solo protegge l’ambiente ma cerca di sensibilizzare ed educare i cittadini ad un consumo più consapevole.

 

 

E in Italia? Anche il nostro Paese, a breve, dovrà prendere seri provvedimenti su questo tema, visti anche i nuovi obiettivi che la Comunità europea impone agli Stati membri: l’Italia dovrà essere in grado di riciclare 8 chili per abitante entro il 2016, e 12 chili nel 2019. Qualcosa si sta già muovendo in questa direzione. Per esempio, l’Ancitel, società di servizi dell’Associazione nazionale comuni, sta promuovendo in oltre 60 città italiane il progetto nazionale Raee@scuola. Si tratta di un evento volto a sensibilizzare i più giovani a un corretto smaltimento di tutti quei prodotti elettronici che altrimenti verrebbero gettati nella spazzatura comune. In sostanza, all’interno di ogni scuola che ha deciso di aderire a questa iniziativa, sono stati disposti speciali bidoni dove gli alunni possono buttare tutti gli apparecchi elettronici non più funzionanti.

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