Referendum probabilmente in autunno

A che punto è il progetto di fusione dei cinque Comuni della Presolana

A che punto è il progetto di fusione dei cinque Comuni della Presolana
Cronaca 24 Febbraio 2016 ore 11:16

Lunedì 22 febbraio, nei Consigli comunali di Fino del Monte e di Rovetta si è approvato il progetto di fusione dei cinque Comuni della Presolana. Cerete, Fino del Monte, Onore, Rovetta e Songavazzo: sono questi i paesi della Val Seriana che, da oltre due anni, discutono dell’ipotesi di accorparsi dando vita ad un unico Comune. Dopo diversi colloqui e varie discussioni, nel 2015 l’iter burocratico (abbastanza complesso) è ufficialmente cominciato. QUI (da Bergamonews) potete trovare e consultare il progetto di fusione esposto in modo semplice e chiaro.

 

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Il lungo iter per la fusione. La forza del progetto sta nell’unità di intenti dei cinque sindaci dei Comuni interessati, ovvero Cinzia Locatelli, di Cerete; Matteo Oprandi, di Fino del Monte; Angela Schiavi, di Onore; Stefano Savoldelli, di Rovetta; e Giuliano Covelli, di Songavazzo. I primi cittadini hanno messo, lo scorso anno, nero su bianco le loro intenzioni di fusione e dal dicembre scorso a oggi si sono riuniti per ben 9 volte in assemblee pubbliche con la popolazione, favorendo un utile confronto anche con i cittadini. L’opinione degli abitanti dei singoli paesi è fondamentale: affinché il progetto vada in porto, infatti, è necessario che il “sì” vinca nei referendum che saranno probabilmente indetti in ognuno dei 5 Comuni. Prima, però, sono previsti diversi passaggi burocratici, il primo dei quali era proprio l’approvazione del progetto da parte dei singoli Consigli comunali. Il 22 febbraio hanno dato l’ok anche le Amministrazioni di Fino del Monte e di Rovetta, dando di fatto il via libera alla seconda fase dell’iter.

Ora l’istanza di fusione dovrà essere portata sulle scrivanie della Regione, entro il marzo 2016. Palazzo Lombardia dovrà valutare il progetto e, a sua volta, esprimersi su di esso. Nel caso in cui non sorgano intoppi, entro luglio si stabilirà il giorno in cui i cittadini dovranno andare al voto. La tempistica più probabile per la fissazione del referendum è tra l’ottobre e il novembre 2016. Perché la fusione avvenga, in tutti i Comuni interessati dovrà prevalere il “sì” dei cittadini. Se anche in uno solo dei Comuni a vincere fosse il “no”, tutto il progetto si bloccherebbe. Nel caso in cui gli abitanti si esprimessero invece favorevolmente, a quel punto un commissario prefettizio, coadiuvato dai cinque sindaci, traghetterà le Amministrazioni sino alla tornata elettorale dell’aprile-maggio 2017, quando verrà scelto il sindaco del nuovo Comune unico.

 

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Il nuovo Comune da 8.500 abitanti. L’obiettivo è di far quindi nascere un nuovo Comune di 8.440 abitanti, che si estenderebbe su un territorio di 67,6 chilometri quadrati, più grande di Clusone e di Castione della Presolana (i maggiori della zona), in cui tutti i centri abitati coinvolti dalla fusione si troverebbero in un raggio di 2 chilometri e mezzo. C’è però da fare luce anche sulla questione del nome: come si chiamerà il nuove ente locale che nascerebbe da questa fusione? Le ipotesi, al momento, sono sei, come riferisce L’Eco di Bergamo: Borghi Borlezza, Borghi Presolana, San Narno, Larna, Valborlezza o Valleggia. A decidere, ancora una volta, saranno i cittadini, anche se non è ancora nota la modalità che verrà usata per questa decisione (se durante lo stesso referendum di approvazione della fusione oppure in un altro momento). Intanto, già adesso, in ogni Comune c’è un’urna dove è possibile lasciare un biglietto, anche in forma anonima, con le proposte. Proprio per il peso che ha l’opinione pubblica in questo delicato iter, i primi cittadini dei 5 Comuni hanno, nelle scorse settimane, incontrato a più riprese le parti sociali del territorio, esponendo i vantaggi della fusione e rispondendo alle domande dei cittadini.

 

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Ma c’è anche chi dice “no”. A favore del progetto, da gennaio 2016, gioca anche una decisione del Governo, ovvero quella di raddoppiare i contributi annui per i Comuni che scelgono la strada della fusione: non più 370mila euro ma ben 780mila all’anno per i 10 anni successivi. Un incentivo non indifferente che non può far altro che rafforzare ulteriormente le convinzioni dei primi cittadini seriani. E proprio questa notizia ha pesato sull’approvazione del progetto nei Consigli: a Sogavazzo e Onore, l’ok è stato unanime; a Fino del Monte la minoranza ha invece collaborato alla stesura del progetto e alla fine, nonostante alcune critiche, ha votato favorevolmente; a Cerete e a Rovetta, invece, le minoranze sono rimaste ferme sulle loro posizioni e hanno votato contro. Negli scorsi mesi, infatti, proprio in questi ultimi due Comuni è nato il fronte del “no” più forte, guidato da Mauro Bertocchi, capogruppo di minoranza a Rovetta, Paola Rossi, capogruppo di minoranza a Cerete, e dai consiglieri Ezio Seghezzi, Mauro Marinoni (ex sindaco di Rovetta) e Carlo Gosio (ex vicesindaco di Cerete). A loro parere «con l’aumento della dimensione del Comune, i costi della politica passeranno dagli attuali 80mila euro a circa 100mila; non ci saranno risparmi nemmeno sulle spese di gestione perché le sedi dei vari municipi, scuole, asili e biblioteche resteranno e con essi i costi. Inoltre la frammentazione dei servizi tra i cinque municipi porterà, secondo noi, caos e disservizi per i cittadini. Ci preoccupa inoltre che la popolazione si allontani sempre più dalla vita amministrativa lasciando spazio ai partiti politici che non conoscono il territorio come chi lo vive». Mentre l’iter sbarcherà in Regione, il fronte del “no”, a marzo, avvierà una serie di assemblee pubbliche in vista del possibile voto referendario autunnale. Incontri che proseguiranno anche dopo l’estate.

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