Una guerra giudiziaria lunga 20 anni

La Chevron rischia una denuncia per crimini contro l’umanità

La Chevron rischia una denuncia per crimini contro l’umanità
01 Novembre 2014 ore 08:40

La guerra senza esclusione di colpi in atto da oltre 20 anni tra la compagnia petrolifera americana Chevron e le comunità amazzoniche dell’Ecuador è diventata oggetto d’inchiesta per crimini contro l’umanità del Tribunale Penale Internazionale. Un nuovo capitolo di una vicenda giudiziaria e ambientale incredibile. A richiedere l’intervento della corte internazionale il procuratore ecuadoriano Fatou Bensouda, in rappresentanza delle 80 comunità indigene colpite dalla devastazione e dall’inquinamento provocato dalla società petrolifera americana. Ma andiamo con ordine.

 

1993: l’inizio del processo. Era il 1993 quando, in Ecuador, un gruppo di comunità indigene dell’Amazzonia, che vivevano (e vivono tutt’ora) sulle sponde del lago Agrio, con il supporto dell’associazione Amazon Watch e dell’avvocato Pablo Fajardo, portò in tribunale niente di meno che la compagnia petrolifera texana Texaco. L’accusa era quella di aver deliberatamente inquinato le acque del lago e aver provocato la devastazione dell’ambiente circostante, ma soprattutto di aver causato un’emergenza sanitaria di enormi proporzioni, con un aumento dell’incidenza di cancro e difetti alla nascita nei bambini della popolazione locale. Come si può leggere sul sito Chevron Toxico – The campaign for justice in Ecuador, durante l’attività di estrazione petrolifera sul territorio ecuadoriano tra il 1964 e il 1990, la Texaco avrebbe scaricato circa 18 miliardi di litri di acque tossiche nel lago, oltre a 17 milioni di litri di greggio non utilizzato, e avrebbe abbandonato enormi quantità di rifiuti tossici in fosse aperte. In poche parole, la Texaco avrebbe consapevolmente aggirato ogni standard di sicurezza minimo del settore previsto sia dalla normativa statunitense che ecuadoriana, causando uno dei peggiori disastri ambientali della storia. La contaminazione del suolo e delle acque ha causato, secondo l’accusa, l’incredibile aumento del numero di persone malate di cancro, oltre a malformazioni geniche nei neonati e aborti spontanei.

L’avvento di Chevron e le sentenze. Nel 2001, la Texaco venne inglobata (ufficialmente si parlò di fusione, ma di fatto i vertici vennero totalmente sostituiti) dalla californiana Chevron, che diventò proprietaria dei possedimenti dell’industria petrolifera texana. Subentrata così nel processo in corso in Ecuador, la Chevron ha optato per la linea dura, andando ad uno scontro testa a testa con l’accusa. La sentenza è giunta 18 anni dopo l’inizio del processo, nel 2011: la Corte dell’Ecuador diede ragione alle comunità indigene, ritenendo inattaccabili le prove portate dall’accusa circa gli enormi danni, ambientali e sanitari, provocati dall’attività dell’allora Texaco. Il costo di questa immane strage? Un risarcimento monstre, da 18 miliardi di dollari, ridotti a 9,5 miliardi in seguito ad un appello al Tribunale Nazionale, che ha confermato il verdetto ma ha dimezzato l’ammontare del risarcimento.

La guerra della Chevron. Nonostante il fatturato annuo di circa 27 miliardi di dollari, la Chevron, da allora, non ha versato un dollaro e, anzi, ha iniziato a smantellare totalmente le proprie attività presenti in Ecuador, aggiungendo alla crisi ambientale e sanitaria di cui era stata colpevole anche un durissimo contraccolpo economico in una regione del Paese particolarmente povera. Contemporaneamente, negli Stati Uniti, mentre saliva l’onda di indignazione di molti nei confronti della vergognosa condotta della società, la Chevron s’è affidata allo studio legale Gibson Dunn & Crutcher, riconosciuto come uno tra i più cinici e duri di tutta l’America. Grazie a questo studio legale, «disposto a gettare ogni remora etica al vento» (come hanno scritto diversi giornali particolarmente critici nei confronti della strategia della Chevron, come l’Huffington Post), la società petrolifera ha intrapreso una strategia difensiva attraverso la quale, da carnefice, è passata all’essere vittima di una cospirazione. Il costo di questa “tasformazione” è assolutamente quantificabile: 36 milioni di dollari di spese legali e oltre un miliardo di dollari in parcelle. La Chevron e lo studio legale Dunn & Crutcher hanno lautamente retribuito blogger, esperti di media, ricercatori e tutto quanto fosse utile a dipingere come cospiratori e falsari coloro che avevano intentato causato alla Chevron (anzi, alla ex Texaco) in Ecuador.

La RICO e l’ultimo capitolo. Naturalmente, tutto questo non sarebbe stato possibile se, sulla sua strada, la Chevron non avesse incontrato un giudice particolarmente vicino alle sue posizioni. Si è trattato del giudice dello Stato di New York, Lewis Kaplan. Il 4 marzo 2014, il giudice Kaplan ha stabilito che il giudizio espresso contro Chevron nel 2011 dal Tribunale ecuadoriano e il conseguente risarcimento plurimiliardario erano stati ottenuti per mezzo di «coercizione», «corruzione» e altri atti che violavano il cosiddetto RICO (Racketeer Influenced and Corrupt Organizations Act), cioè una legge federale statunitense emanata nel 1970 e pensata per combattere il crimine organizzato. Sostanzialmente, Kaplan ha affermato che Amazon Watch e la EarthRights International (altra associazione unitasi nella battaglia delle popolazioni indigene dell’Ecuador contro la Chevron) avevano messo in piedi un elaborato schema di distruzione dell’attività della società petrolifera. Amazon Watch non si è però arresa e, nonostante Kaplan l’abbia accusata «di corrompere i giudici per raggiungere il proprio obiettivo», si è arrivati alla richiesta di un’inchiesta avanzata al Tribunale Penale Internazionale per crimini contro l’umanità, sperando sia l’ultimo capitolo di questa incredibile storia giudiziaria, costruita sulle spalle di comunità che stanno vivendo sofferenze immane.

La conclusione etica di questa storia, probabilmente, la offre Paul Paz y Miño sulle pagine virtuali dell’Huffington Post: «Viene da domandarsi cosa sia peggio: commettere un delitto e poi rifiutarsi di porvi rimedio o sprecare più di un miliardo di dollari per pagare avvocati mentre le comunità ecuadoriane continuano a soffrire? In realtà sono semplicemente due facce della stessa medaglia, quella di Chevron».

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