Cronaca
Nella zona altri rapimenti in passato

Chi potrebbe aver rapito i quattro italiani spariti in Libia

Chi potrebbe aver rapito i quattro italiani spariti in Libia
Cronaca 20 Luglio 2015 ore 11:59

Quattro tecnici italiani sono stati rapiti ieri sera in Libia, nei pressi del compound di Eni nella zona di Mellitah. I quattro sono tutti dipendenti della società parmense Bonatti, che svolge operazioni di manutenzione all’interno dell’impianto del gas. Per ora, quello che si sa, è molto poco, e anche la Farnesina – che ha diffuso la notizia – non intende lasciarsi andare a ipotesi e dettagli aggiuntivi. Da quanto si apprende, l’equipe era entrata ieri dalla Tunisia verso la Libia, diretta appunto a Mellitah, ma sarebbe stata fermata e sottoposta a sequestro nei pressi di Zuwara.

 

General-Maintenance-Service-of-the-Mellitah-Complex-NC41-Wafa-Coastal-Plant-_1_imagelarge

 

Le parole di Gentiloni. «Siamo stati informati ieri sera e stiamo lavorando con l’Intelligence per raccogliere tutte le informazioni su questa azione criminale», è stato il commento del Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, rilasciato a La Stampa. «È difficile al momento fare ipotesi sugli autori del rapimento. È una zona in cui ci sono anche dei precedenti. Ci dobbiamo attenere alle informazioni che abbiamo e concentrarci sul lavoro per ottenerne altre sul terreno. Quando abbiamo chiuso l’ambasciata italiana in febbraio - e siamo stati gli ultimi a farlo - abbiamo avvisato tutti i lavoratori italiani che la situazione si stava facendo davvero pericolosa .  Sappiamo che ci sono ancora molti italiani e stiamo facendo il possibile per garantire la sicurezza e di creare le condizione perché i quattro rapiti siano liberi al più presto».

 

 

Mellitah e il Greenstream. L’impianto dove i quattro tecnici erano destinati, Mellitah, è il punto di partenza di Greenstream, il lungo gasdotto che collega il nord-Africa alla Sicilia, partendo dalla Libia e arrivando a Gela. Realizzato 15 anni fa, ha una lunghezza di 520 chilometri e taglia il Mediterraneo a 1100 metri di profondità. Da qui passano 10 miliardi metri cubi di gas ogni anno: 2 miliardi rimangono in Italia, gli altri approvvigionano altri Paesi, Francia in primis. A gestirlo è Eni, che ne detiene la proprietà per tre quarti, lasciando la parte restante all’agenzia petrolifera libica Noc, National Oil Corporation. Da quando il clima civile in Libia si è fatto teso, Eni ha deciso già due volte di bloccare l’attività dello stabilimento e di richiamare in Italia i suoi dipendenti.

 

C_4_articolo_2007963_upiImagepp

 

Le ipotesi. Se la Farnesina preferisce non dare informazioni aggiuntive (così come la stessa Bonatti spa, l’azienda di Parma cui i quattro lavoratori appartenevano), è La Stampa che prova a mettere insieme alcune ipotesi sulle responsabilità del rapimento. Tre in particolare, a partire dalle mani dell’Isis, la cui presenza in questi territori si fa sempre più minacciosa. Ma potrebbero essere state anche le milizie contrarie all’accordo siglato nei giorni scorsi in Marocco, oppure, più semplicemente, alcuni criminali comuni, interessati a trattare un riscatto sui quattro uomini o a “venderli” a gruppi terroristici più organizzati.

 

Resta sempre aggiornato sulle notizie del tuo territorioIscriviti alla newsletter