Cronaca
Dopo il voto in Senato

Le chiamano olgettine, cioè? (Con il punto sui processi annessi)

Le chiamano olgettine, cioè? (Con il punto sui processi annessi)
Cronaca 22 Luglio 2016 ore 05:30

A che punto si è con i procedimenti attorno alle Olgettine? Si è che il Senato ha respinto, a votazione segreta (120 sì, 130 no e 8 astenuti) la domanda di autorizzazione all’utilizzazione di intercettazioni telefoniche di Silvio Berlusconi nel processo Ruby ter. Mentre M5S e PD si rimpallano colpe e scorrettezze, rievocando Patti del Nazareno e accusando dicotomie comportamentali, accade così che le undici intercettazioni tra Berlusconi e Iris Berardi e Barbara Guerra (Olgettine entrambi) restano comunque agli atti del processo Ruby Ter, ma utilizzabili come prove a carico soltanto delle ragazze e non dell’ex premier. Scrive il Corriere che, «per il gip Stefania Donadeo quelle telefonate "appaiono rilevanti" nell’ambito dell’inchiesta con al centro il reato di corruzione in atti giudiziari, perché dimostrerebbero le "trattative per elargire alle due donne somme di denaro e regalare loro immobili in cambio di una sorta di lealtà processuale"».

Il caso Ruby. Il procedimento Ruby Ter è per ora alla fase di udienza preliminare e la prossima data è fissata per il 3 ottobre. Ruby sappiamo tutti chi è: al secolo Karima El Mahroug, marocchina, classe 1992, detta Ruby Rubacuori, e salvata, dopo essere stata condotta in Questura a Milano il 27 maggio 2010, per identificazione, in quanto sospettata di furto e priva di documenti, da una telefonata dell'allora premier Berlusconi. La chiamata, ricevuta dal dottor Pietro Ostuni, Capo di Gabinetto della Questura, chiedeva che Ruby fosse affidata alla Minetti (allora consigliere regionale) anziché a una comunità per minorenni. Cosa che la Questura prontamente fece. La difesa di Berlusconi dirà poi che il premier pensava che Ruby fosse la nipote di Mubarak e il suo intervento volto a evitare un incidente diplomatico.

 

 

Nel dicembre dello stesso anno, Berlusconi viene indagato per concussione, dato che aveva abusato della sua carica di Presidente del Consiglio per esercitare pressione sulla Questura circa il rilascio di Ruby, e per coprire il reato di prostituzione minorile. Dalle indagini, note poi a tutta Italia, emergeranno festini a luci rosse (il celeberrimo «Bunga Bunga») nella villa di Arcore, con la partecipazione di ragazze (dalla Minetti a Ruby, dal mondo dello spettacolo e non) che avrebbero fornito prestazioni sessuali in cambio di denaro e favori. Il processo si concluderà nel 2015, in Cassazione, con l'assoluzione perché, per quanto riguarda la concussione, «il fatto non sussiste» e, per quanto riguarda la prostituzione minorile, «ci fu prostituzione ma conoscenza età non assistita da adeguato supporto probatorio». Dunque, Berlusconi non esercitò nessun atteggiamento intimidatorio nei confronti del Questore, né era a conoscenza dell'età della ragazza.

Il processo Ruby Ter. Ma, intanto, altri processi collaterali hanno preso vita. Il Ruby Bis, che la Cassazione, nel dicembre 2015, ha definito «da rifare», a carico di Emilio Fede e Nicole Minetti, accusati di favoreggiamento e induzione alla prostituzione di ragazze, maggiorenni e non, e di essersi posti come intermediari tra Arcore e le Olgettine, con il supporto di Lele Mora.

E poi c'è il Ruby Ter, quello per le cui intercettazioni il Senato ha appena votato, che riguarda l'inchiesta sulla presunta corruzione di testimoni del processo Ruby, con le finalità di una falsa testimonianza a favore di Berlusconi. Secondo le indagini della Procura, Berlusconi avrebbe versato 2500 euro ogni mese a ospiti delle serate di Arcore e Palazzo Grazioli. L'ex premier si è sempre difeso affermando di aver offerto quelle cifre come indennizzo per il danno d'immagine recato alle ragazze dal clamore dell'inchiesta.

 

 

Dopo le perquisizioni nel febbraio 2015 in via Olgettina, nelle case delle ragazze, e l'interrogatorio al ragioniere Giuseppe Spinelli, tesoriere di fiducia di Berlusconi e responsabile dei pagamenti, il 30 giugno la Procura di Milano notifica l'avviso di fine indagini a Berlusconi e altri 33 indagati: l'ex premier avrebbe versato fino a marzo circa 10 milioni di euro alle ragazze (7 solo a Ruby) in cambio del loro silenzio sulle serate ad Arcore; falsa testimonianza e corruzione in atti giudiziari sono i reati contestati a vario titolo mentre vengono stralciate le posizioni degli avvocati del Cavaliere Niccolò Ghedini e Piero Longo, l'ex fidanzato di Ruby Luca Risso viene indagato per riciclaggio per aver investito i soldi ricevuti in attività commerciali in Messico e tra gli indagati per falsa testimonianza figurano i politici Mariarosaria Rossi, Licia Ronzulli, Valentino Valentini, Bruno Archi, il musicista Mariano Apicella e il direttore di Medusa Carlo Rossella.

I pm chiedono al Parlamento, passando per il gip, l'autorizzazione a utilizzare telefonate tra Berlusconi e le due ragazze intercettate quando era ancora senatore. Il 5 luglio Berlusconi denuncia Il Fatto Quotidiano di Marco Travaglio all'autorità garante della privacy, «stante la ripetuta, indebita pubblicazione di atti del procedimento Ruby ter in totale spregio delle basilari norme a tutela e rispetto dei dati sensibili e personali». Fino al voto di questi giorni in Senato.

 

 

Le olgettine, icone della scorciatoia. Tutto questo processo, tutte queste indagini, tutto questo bailamme di parole, ruota attorno a un luogo preciso: Milano 2, via Olgettina 65. I fatti contestati poco c’entrano con la Dimora Olgettina, un complesso residenziale bello, abbastanza moderno, con tanto verde davanti e il caos della città così vicino ma ancora così lontano. Dimora Olgettina è salita alle cronache italiane grazie alle piacenti ragazze che lo abitavano (alcune abitano ancora) e che in diverse serate si trasferivano ad Arcore, per le oramai famose “cene” tenute nella villa di Silvio Berlusconi. Da qui la nascita di quel neologismo giornalistico che tanto piace ai cronisti, ovvero “olgettine”. Non tutte abitavano in via Olgettina, ma un nome collettivo fa sempre comodo. E con la nascita di questa “scorciatoia” linguistica si è così creata una nuova macrocategoria, cioè quella delle Ruby, delle Barbare, delle Flo, delle Miriam e delle Nicole, quella di ragazze che (anche loro) hanno scelto un’altra scorciatoia, questa volta della vita e della carriera, fatta di gioielli, comparsate, velinate e buste con biglietti da 500 euro.

 

 

"Olgettine" è un termine che, per ora, ancora non è stato inserito nel dizionario, ma poco importa: da sempre è il volgo a creare la parola, le accademie poi la cesellano. “Olgettine”, se inizialmente riferito solamente a quelle ragazze, ha presto acquisito un’area semantica decisamente più ampia. “Essere un’olgettina” è diventato l’emblema di uno stile di vita, non certamente stimato ma non per forza illegale; è diventata la definizione perfetta di chi cerca la scorciatoia piuttosto che la strada più corretta. Le olgettine hanno creato uno stile: la loro presenza alle udienze trasformava l’esterno del Tribunale in un enorme red carpet dove, come scriveva Michele Fusco su Linkiesta due anni e mezzo fa, «mostrare il meglio di “Montenapo”, condensato, per necessità, in quella ventina di udienze nelle quali, purtroppo, non hanno potuto esibire interamente il guardaroba».

Ma un tribunale non è la tv. La baldanza delle olgettine s’è però presto spenta quando hanno intuito che un’aula del Tribunale, nonostante i flash dei fotografi e i tanti microfoni puntati sotto le bocche, era cosa ben diversa da uno studio televisivo. Il giocattolo s’è rotto e le stesse che prima avrebbero fatto carte false per ricevere la telefonata di un giornalista, ora non desiderano altro che nascondersi. Una certa Barbara inizia a dire che la sua vita è rovinata e che è rimasta indietro con gli esami universitari perché non riesce più a concentrarsi; un’altra Barbara che tutti i suoi lavori sono saltati; Miriam piange perché nessuno la chiama più e, se la chiamano, non se la sente di uscire.

 

 

Le indagini, del resto, erano partite per l’alto tenore di vita che quasi tutte le olgettine mentenevano, senza avere un lavoro fisso o comunque con buste paga dalle cifre modeste. In modo alquanto sospetto, quindi, le ragazze che animavano le serate di Arcore non avrebbero mai smesso di festeggiare: Ruby, negli ultimi mesi, avrebbe più e più volte strisciato la carta di credito senza badare a spese; Barbara Guerra avrebbe abitato in una villa da un milione di euro a Bernareggio (Monza). A Francesca Cipriani, invece, sono stati sequestrati 45mila euro in banconote da 500: raggiunta da Radio 24 (dal programma La Zanzara), ha dichiarato: «Mi hanno preso i risparmi di una vita, sono stata male e sono dovuta andare in ospedale. Sia maledetto il giorno in cui sono andata ad Arcore, ho perso tutto. Berlusconi mi ha regalato solo un braccialettino e un bonifico da 10mila euro perché aveva saputo che non lavoravo. Ci ho solo rimesso con quelle due cene». Del resto, le scorciatoie hanno i loro rischi.

Seguici sui nostri canali