Testimonianze dirette

Abbiamo chiesto agli albinesi come mai non fanno più figli

Abbiamo chiesto agli albinesi come mai non fanno più figli
23 Luglio 2019 ore 09:20

Se il rapporto nazionale e locale nati-morti vede un continuo calo di nascite a cui fa da contraltare l’allungamento della speranza di vita, il dato naturale del Comune di Albino è, dopo quello di Bergamo, il peggiore dell’intera Provincia: i morti, nel 2018, hanno superato i nati di 76 unità. Una notizia questa che ha suscitato stupore nella cittadina seriana, alimentando un dibattito. È una questione che tocca tutti e abbiamo così voluto ascoltare le opinioni di alcuni cittadini.

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Per Nives Colombi «sono tante le motivazioni, sicuramente economiche ma non solo. I vari periodici incentivi istituzionali hanno lasciato il tempo che trovavano, sicuramente c’è sfiducia nel futuro e i servizi non sono all’altezza. I Paesi del Nord Europa offrono sostegni molto diversi, le famiglie non hanno bisogno dei nonni per tenere i bambini. Quelle realtà offrono ad esempio la possibilità di uscire dal lavoro alle quattro di pomeriggio, il riconoscimento del congedo familiare sia per i maschi che per le femmine che spesso non sono solo un diritto ma un obbligo; tutti aiuti concreti nel gestire meglio la propria famiglia. Per loro i bambini sono importanti, hanno il senso del futuro che noi abbiamo perso». Anche Silvia Carnazzi rimarca l’assenza di politiche adeguate a sostegno della natalità e delle famiglie: «I Paesi del Nord Europa dovrebbero essere per noi un esempio anche per le politiche di welfare che attuano verso la famiglia e a tutela della maternità. Quando una donna rientra da una maternità viene accolta a braccia aperte, nei nostri Paesi questo non accade, anzi, spesso, ancora oggi, mi rendo conto che tante donne sono in difficoltà nello scegliere se fare un figlio in quanto sul lavoro sono ancora discriminate rispetto agli uomini. Ad esempio, conosco alcuni imprenditori dell’alta Valle Seriana, che parlando di assunzioni dicono “No, ciapela mia giunna, perché dopo la fa so i scècc”. Tutto questo è veramente ancora reale».

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Prendendo spunto dalla sua lunga esperienza di vita, Giampiero Tiraboschi interviene sull’argomento con alcuni spunti che possono spiegare parzialmente il perché Albino è così tristemente collocato in questa speciale classifica: «Il benessere prolungato porta a una riduzione della fertilità (tanto da dovere in certi casi ricorrere alla fecondazione assistita), come pure l’uso anche limitato di droghe. La ricerca egoistica del proprio bene e del piacere. Lo star bene nella famiglia dei genitori porta molti a protrarre progetti di matrimonio e, dopo una certa età si è meno propensi a generare figli. La mentalità che un figlio basti è abbastanza diffusa, perché allevare figli richiede rinunce e disponibilità. I giovani che hanno vissuto il trauma della separazione dei genitori sono meno propensi a generare figli. Per le giovani coppie che non sono proprietarie di casa gli affitti in Albino sono molto elevati e si cerca in zone meno onerose. Le persone immigrate finiscono per adeguarsi ai nostri standard per la precarietà del lavoro e perché non godono di tutti i sostegni sociali dei cittadini italiani. Non credo che il semplice supporto economico pubblico o la disponibilità di servizi sia determinante per incentivare la procreazione. Sono più le scelte dei valori che contano e queste sono frutto di educazione e di responsabilità personale. In certi contesti l’allarme per il problema della denatalità degli italiani è visto in chiave etnica, perché non si accetta facilmente che gli immigrati di oggi siano gli italiani del domani. Personalmente penso che ogni figlio che nasce dovrebbe essere frutto di amore, quindi desiderato e voluto con…

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 50 del BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 25 luglio. In versione digitale, qui.

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