Tre giorni di lutto nazionale

Lo choc di Francia e Algeria per l’uccisione della guida alpina

Lo choc di Francia e Algeria per l’uccisione della guida alpina
25 Settembre 2014 ore 12:10

 

“La barbarie”, “Décapité parce que français” (decapitato perché francese), “Le crime”, sono solo alcuni dei titoli dei più autorevoli giornali francesi di giovedì 25 settembre. In prima pagina quasi tutti con la stessa foto, che campeggia su sfondo nero, in segno di lutto: Hervè Gourdel in tenuta da montagna, che indossa un piumino giallo. Era partito da Nizza, dove viveva, per andare a fare trekking in Algeria, sui monti della Cabilia. Un gruppo di estremisti affiliati all’Isis lo ha prima rapito, tenuto ostaggio un paio di giorni e poi decapitato.

Non c’è programma televisivo di informazione che non parli del tragico evento in Francia. Ma è una Francia che si interroga, unita più che mai nella difesa della propria integrità e nella lotta alla barbarie dell’estremismo islamico. Dal 26 settembre per tre giorni in Francia sarà lutto nazionale. Tutte le bandiere sono a mezz’asta e le misure di sicurezza nei luoghi pubblici e sui mezzi di trasporto sono state aumentate. «Dopo lo choc la Francia afferma la sua determinazione», dice le Monde. Gli aerei francesi stanno sorvolando l’Iraq per nuovi raid, e il ministro della Difesa, Jean-Yves Le Drian si esprime così: «Siamo in Iraq su richiesta delle autorità irachene, l’obiettivo è riconquistare il loro territorio, fare in modo che l’Iraq ritrovi la sua integrità. Bisogna andare avanti. Con forza e determinazione, senza pause, per giungere al risultato». Gli fa eco il presidente Francois Hollande dall’Assemblea dell’ONU: «La mia determinazione è totale e quest’aggressione non fa altro che rafforzarla: continueremo a lottare contro il terrorismo dappertutto e in particolare contro il gruppo dello Stato islamico, che porta morte in Iraq e Siria, perseguita minoranze religiose, stupra, decapita». E ancora: «Le operazioni militari aeree continueranno per tutto il tempo necessario. Voglio che tutte le disposizioni siano prese per garantire la sicurezza dei nostri connazionali, in Francia e nel mondo».

Un appello all’unità nazionale quello di Hollande, che arriva in un momento di grande confusione per la gauche francese. Di parere opposto è la droite, la cui punta più estrema si manifesta nel Front National di Marine Le Pen. Ferma restando la condanna dell’assassinio e il rifiuto del negoziato coi terroristi, la destra solleva dubbi sull’utilità dei raid in Iraq per la sicurezza della Francia. In un comunicato il Front National avverte che “Contrariamente alle parole di François Hollande, che ha spiegato come i raid francesi in Iraq e il coinvolgimento militare diretto del nostro paese a fianco degli americani erano in grado di rafforzare la sicurezza dei francesi in Francia e all’estero, i fatti dimostrano purtroppo il contrario”. La Francia, secondo Le Pen e il suo partito, è diventata l’obiettivo numero uno dei jihadisti di tutto il mondo, anche francesi. Per questo ribadisce come sia il caso di ridefinire i rapporti diplomatici con quei paesi, come il Qatar, che finanziano e sostengono i movimenti jihadisti di tutto il mondo. Il Front National suggerisce inoltre di adottare sul territorio nazionale una vera politica per la lotta contro il fenomeno crescente di jihadisti francesi, anche attraverso la privazione della cittadinanza.

Uno choc quello dell’assassinio di Gourdel che ha scosso non poco anche il mondo islamico francese. I musulmani di Francia hanno condannato la barbarie del gesto e hanno indetto una manifestazione per denunciare e protestare contro la barbarie e gli assassini compiuti in nome dell’Islam. Mai si era alzata una voce così forte contro il terrorismo estremista. La rabbia è enorme nella comunità musulmana in Francia, tanto che il CFCM, il Consiglio francese del culto musulmano, la più grande organizzazione islamica in Europa che vanta 5 milioni di iscritti, si è detto “inorridito” e richiede una “punizione esemplare” contro i responsabili del “crimine barbaro”.

Ma oltre allo choc per la morte di un francese che in Algeria si trovava per fare turismo, quindi senza essere in alcun modo implicato nelle questioni relative all’Isis (Gourdel non era né un giornalista, né un cooperante, né un attivista), a intimidire la Francia e a far destare antichi incubi è il Paese in cui la barbarie si è consumata: l’Algeria. Storica colonia francese che con la guerra del 1962 divenne indipendente sancendo la fine del processo di decolonizzazione di Parigi nel mondo.

Visto dai media algerini il delitto è doppiamente orribile. Accanto alla condanna dell’omicidio di un civile, la stampa algerina ripropone alla memoria i tragici fatti di sangue del decennio nero del terrorismo iniziato con l’ascesa al potere nel 1992 del Fis, il Fronte Islamico di Salvezza. Il gruppo che ha diffuso il video della decapitazione di Gourdel si chiama Jund al-Khilafa, o anche “Soldati del Califfato”. Hanno dichiarato la loro alleanza con lo Stato Islamico lo scorso 14 settembre, e fa parte del gruppo “al Qaida nel Maghreb Islamico” (AQIM), che è emerso dai gruppi islamisti algerini che combatterono la guerra civile negli anni Novanta e causarono la morte di oltre 200 mila persone.

“Algerini in stato di shock”, titola il quotidiano algerino “El Watan”, che ritiene che l’assassinio efferato del francese Hervé Gourdel abbia violentemente scosso tutto il mondo e immerso tragicamente l’Algeria nell’atmosfera di orrore degli anni bui del terrorismo, “le cui ferite faticano a guarire”, come sostiene il francofono “Libertè”. Una feroce critica si leva anche alla politica interna algerina, che dopo la guerra civile ha faticato a tagliare il cordone ombelicale con Abdelaziz Bouteflika, l’uomo che traghettò il paese verso la pace e ancora oggi è presidente al quarto mandato. Il suo essere garante della stabilità non basta a tenere il terrorismo fuori dai confini del paese.

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