Le nuove regole approvate da Xi Jinping

Perché in Cina hanno vietato il golf ai dirigenti del Partito Comunista

Perché in Cina hanno vietato il golf ai dirigenti del Partito Comunista
26 Ottobre 2015 ore 15:08

Alla vigilia del quinto plenum del Partito Comunista Cinese, apertosi oggi con il compito di decidere le linee economiche del tredicesimo piano quinquennale di sviluppo, il Comitato Centrale del Pcc ha stilato un decalogo di comportamento per gli iscritti al partito. In particolare sono stati definiti i peccati capitali da evitare per essere un buon comunista.

 

 

Niente sesso, cibo e golf. I pranzi luculliani, ricchi di cibo e bevande saranno solo un ricordo per gli 88 milioni di iscritti al Partito. Così come tesserarsi a club di golf e fare sesso fuori dal matrimonio, pena l’espulsione dal Partito comunista e in alcuni casi l’arresto. La motivazione di tali regole risiede nel fatto che i funzionari di partito devono mettere il pubblico al primo posto, separandolo bene dagli interessi privati. Per questo è raccomandabile che siano persone semplici, umili, senza vizi e grandi lavoratori, con famiglie armoniose. Cibo, sesso e golf rappresentano distrazioni da quello che deve essere l’obiettivo principale di un buon funzionario di partito. Le regole diverranno effettive dal 1 Gennaio 2016.

 

 

L’ossessione del golf. Le nuove regole comportamentali si inseriscono nella campagna anti-corruzione lanciata dal presidente Xi Jinping nel 2013, in concomitanza con la sua ascesa al potere. Perché uno dei mali peggiori che affligge i cinesi è proprio la corruzione, regina dei processi a carico dei funzionari pubblici. Non è raro che i funzionari di partito siano dediti alla pratica dell’adulterio con giovani amanti da mantenere e a cui regalare auto lussuose, e allo stesso tempo sono numerosissimi i comunisti in carriera che trascorrono parte delle loro giornate in club esclusivi per neoricchi giocando a golf, molto spesso in orario di lavoro. Il golf, inoltre, per i cinesi è associato alla corruzione perché è prassi che i club riservati diventino luogo prediletto per concludere affari illeciti. È talmente forte la fobia per questo sport che nel 2004 la Cina ha proibito la costruzione di nuovi campi, anche se la legge non è stata rispettata e sono state costruite 400 nuove strutture da allora, molte delle quali abusive, con lo scopo di attrarre turisti. Ma il problema del golf, oltre alla corruzione, investe anche il più complesso problema delle politiche di esproprio di terra e acqua, che hanno reso la costruzione di nuovi campi invisa alle fasce più deboli della società cinese.

 

 

Risultati della campagna contro la corruzione La campagna contro la corruzione intrapresa da Xi Jinping ha portato già a una serie di espulsioni e licenziamenti, e ora ci sono molti posti vacanti che l’amministrazione non riesce ancora a colmare perché non trova persone dalla moralità integerrima. In Cina la corruzione viene combattuta dalla Commissione Centrale per le Ispezioni di Disciplina, che è un organo del Pcc. Il Presidente cinese nella sua campagna contro la corruzione intende schiacciare «non solo le mosche, ma anche le tigri», e il primo a essere colpito dai provvedimenti è stato l’ex capo della sicurezza cinese Zhou Yongkang, con un passato nell’industria petrolifera, che è il primo membro del Politburo condannato per corruzione. Secondo Xi, infatti, la corruzione costituisce una grave minaccia per la sopravvivenza del Partito e per questo va intrapresa una lotta senza quartiere per estirparla.

 

 

Altre norme a luglio scorso. Le nuove norme che indicano il sesso e il golf come peccati capitali arrivano dopo  che nel luglio scorso vennero varate una serie di regole per stabilire chi è in grado di fare carriera e chi invece merita di essere demansionato. In un certo senso si potrebbe dire che le completano, perché forniscono elementi più specifici per determinare i criteri di adeguatezza al ruolo ricoperto. Le regole di luglio, infatti, erano state definite da alcuni analisti un po’ troppo vaghe, con il rischio di attribuire al Presidente un potere smisurato nel disegnare i vertiti politici del Paese. Secondo quelle regole, non era adatto al ruolo ricoperto chi aveva un coniuge all’estero, chi aveva problemi di salute, chi non era competente nel lavoro chiamato a svolgere. Una normativa impossibile da attuare stando a quanto affermò all’epoca Zhu Lijia, professore di Scienze politiche all’Accademia cinese, che riteneva l’insieme di regolamenti «un’arma per mettere a tacere i funzionari in opposizione a chi è al potere».

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