Medici di base

L’allarme dell’Ordine dei medici: solo in Bergamasca sono cinquanta i dottori contagiati

Ad annunciarlo Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale (Fnomceo), in una lettera indirizzata al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte

L’allarme dell’Ordine dei medici: solo in Bergamasca sono cinquanta i dottori contagiati
12 Marzo 2020 ore 18:46

«Nella sola provincia di Bergamo sono ad oggi cinquanta i medici infettati, uno è morto». Ad annunciarlo è Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), in una lettera indirizzata al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ai ministri della Salute Roberto Speranza, dell’Interno Luciana Lamorgese, della Giustizia Alfonso Bonafede, al presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini e a tutti gli assessori alla Salute per invitarli a stabilire nuovi modelli organizzativi per gli studi medici.

In particolare, Anelli chiede la sospensione dell’accesso libero agli ambulatori, in modo tale da contenere la diffusione del Covid-19 e dei contagi tra sanitari e pazienti. «Noi medici siamo “super-diffusori” del virus – si legge nella nota – perché lavoriamo a stretto contatto con i pazienti, molti dei quali resi fragili dall’età o da patologie preesistenti. Se statisticamente, per Covid-19, ogni persona infetta può contagiarne altre due, quando ad ammalarsi è un medico può infettare sino a dieci persone».

Assolutamente necessario, per il presidente della Fnomceo, è che tutti i professionisti ospedalieri, i medici di famiglia e del 118, dell’Inps, gli odontoiatri e gli specialisti ambulatoriali siano forniti degli adeguati dispositivi di protezione individuale. «Occorre poi regolamentare l’accesso agli ambulatori dei medici di medicina generale, della continuità assistenziale, dei pediatri di libera scelta – prosegue Anelli -. Accesso che va riservato solo ai casi indifferibili, organizzato su appuntamento, previo triage telefonico, e facendo entrare un paziente alla volta, accompagnato, se non autosufficiente, da una sola persona. Questo modello organizzativo, adottato già da alcune Regioni, come la Puglia, e Province, come Reggio Emilia, va esteso su tutto il territorio nazionale, iniziando dalle zone più colpite dall’epidemia. Inoltre, vanno subito attivate le unità speciali per l’assistenza domiciliare dei malati che non necessitano ricovero».

Altrimenti, di questo passo, ammonisce Anelli «non solo non ci saranno abbastanza medici per assistere tutti, ma gli stessi sanitari diventeranno, loro malgrado, veicolo d’infezione».

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