Una rassegna di bufale

Cinque notizie che non lo erano L’Isis non vuole sterminare i gatti

Cinque notizie che non lo erano L’Isis non vuole sterminare i gatti
13 Ottobre 2016 ore 06:30

 

1) L’ISIS impone una legge per lo sterminio dei gatti

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Il potere dell’ISIS e del sedicente Califfato si è notevolmente ridimensionato in questi mesi e sembra che i territori occupati dagli estremisti siano ridotti rispetto allo scorso anno. La propaganda è stata ostacolata grazie all’impegno degli amministratori dei più popolari social network, che hanno applicato una politica di forte censura nei confronti di chiunque promuovesse ideologie violente. Il Califfato, però, non intende rinunciare ad imporre le proprie leggi, così i media occidentali a volte raccontano di nuovi divieti e nuove regole imposte anche con la forza alle popolazioni.

L’ultima notizia ha riportato di un’assurda fatwa che sarebbe stata annunciata contro i gatti domestici, che sarebbero stati dichiarati illegali a Mosul. Gli abitanti della città sarebbero stati chiamati ad applicare la fatwa senza opporsi, mentre gli uomini del Califfo sarebbero stati autorizzati a sequestrare gli animali e ucciderli.

Nonostante ne abbiano parlato diversi media europei, la notizia pare però non avere alcuna base reale, mancando di fatto una fonte attendibile che possa essere verificata. Secondo quanto scritto dal noto sito antibufala Snopes, sembra che in realtà non ci sia alcun divieto di possedere gatti a Mosul. Pare invece che la stessa ISIS abbia più volte utilizzato fotografie che ritraevano i propri soldati con in braccio dei gattini, per convincere i più giovani ad arruolarsi per la causa estremista.

 

2) Campionessa di boxe mette al tappeto
tre rifugiati che hanno provato ad aggredirla

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La nuova informazione 2.0 porta spesso i media a dare notizie senza averne ancora verificato le fonti. Capita così che un semplice racconto venga descritto come vero ancor prima di avere reali riscontri. In alcuni casi la scelta è consapevole, si tende infatti a dare facilmente credito a notizie che sembrano dar ragione a una personale convinzione o che può creare facilmente discussioni tra i lettori.

Questa settimana sui social ha trovato molto spazio il racconto di Daiane Ferreira, pugile spagnola di 28 anni residente a Pordenone, che sarebbe stata aggredita da tre uomini di origini mediorientali, che vivrebbero in un centro per rifugiati. La ragazza non si sarebbe risparmiata, sfoderando la sua tecnica e stendendo tutti e tre gli aggressori in pochi secondi. Sarebbero bastati tre pugni ben assestati per metterli facilmente K.O. e, solo in un secondo momento, un passante, secondo quanto raccontato dall’atleta, avrebbe chiamato la polizia, che avrebbe trovato i tre uomini a terra e doloranti. Si tratterebbe di tre pakistani, senza documenti, che sarebbero poi stati portati in caserma.

La Questura di Pordenone però ha dichiarato di non aver avuto nessun genere di chiamata quella notte, né polizia né carabinieri sono infatti intervenuti sul posto. L’associazione che si occupa dell’accoglienza profughi in città ha inoltre reso noto che nessuno dei richiedenti asilo ha riportato ferite collegabili ad un’aggressione. La pugile è stata convocata dalle forze dell’ordine per chiarire la vicenda.

 

3) Un Nokia 3310 salva la vita di un uomo bloccando un proiettile

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I nuovi smartphone sono in grado di svolgere tantissime funzioni, ma sono anche molto fragili e spesso dotati di batterie che per ovvie ragioni fanno fatica a garantire un’autonomia di più di un giorno. I nostalgici in questi anni hanno costruito quindi un vero e proprio mito intorno al vecchio Nokia 3310, caposaldo della generazione pre-smartphone, in grado di resistere ad ogni genere di caduta e dotato di una batteria molto capiente.

Secondo quanto riportato da diverse testate, sembra addirittura che questo cellulare sia addirittura in grado di fermare i proiettili, tanto da aver salvato la vita di un uomo in Afghanistan che lo teneva nel proprio taschino. La storia è diventata subito virale, trovando nei tanti fan del telefono terreno fertile per la sua diffusione, ma sembra che si tratti in realtà di una bufala.

Il primo indizio è nelle fotografie che sono state mostrate e che non si riferiscono ad un Nokia 3310, ma ad un altro modello simile, commercializzato presumibilmente negli stessi anni. La fotografia, secondo quanto riportato da Gizmodo, è stata condivisa per la prima volta su Twitter da un uomo che pare essere un collaboratore di Nokia e Microsoft e che sembra abbia contribuito alla progettazione del modello di cellulare in questione, un Nokia 301. È quindi presumibile che si tratti di uno scherzo o di un’abile mossa per incrementare la vendita di cellulari Nokia nelle zone di guerra.

 

4) La truffa dell’abbonamento di Whastapp scaduto

#OCCHIOALLATRUFFA:Ultimamente sta circolando una nuova truffa. Questa volta ad essere preso di mira è il vostro…

Pubblicato da Una vita da social su Domenica 12 giugno 2016

Whatsapp è ormai il più popolare programma di messaggistica al mondo, funziona praticamente su ogni genere di telefono e, da qualche mese, anche su computer e tablet. Agli inizi del 2016, gli amministratori dell’app avevano annunciato la rimozione di ogni genere di pagamento per il suo utilizzo, con un ampio comunicato pubblicato sulla propria pagina web.

Nonostante questo però, sono ancora presenti sul web diverse truffe che si basano su presunti pagamenti per il rinnovo dell’utilizzo di Whatsapp, che per molti è diventato uno strumento di comunicazione fondamentale.
La Polizia Postale ha messo in guardia gli utenti già a giugno su una truffa che si è molto diffusa in questi mesi e che potrebbe costare ai malcapitati 20 euro, versati per un servizio che in realtà è gratuito. Diverse persone hanno ricevuto un messaggio che invitava a rinnovare l’abbonamento, in caso contrario l’utilizzo dell’app sarebbe stato disattivato. Una volta cliccato sul banner e inserito il proprio numero però, viene attivato un servizio di sfondi e wallpaper per cellulare, che costa appunto 20 euro. Il consiglio delle forze dell’ordine è quello di non cliccare mai su questo tipo di link, e di ricordarsi bene che Whastapp non chiederà mai agli utenti, salvo diverse comunicazioni ufficiali, di pagare per l’utilizzo dell’app.

 

5) L’avviso della Polizia: «Attenzione a questo chip»

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Consultare i canali ufficiali delle forze dell’ordine, anche sul web, è importante per comprendere anche se una notizia letta in rete o sui giornali possa avere un fondo di verità. Alcuni siti in questi giorni hanno ad esempio riportato un presunto annuncio della Polizia, che avrebbe lanciato l’allarme per la grande diffusione di furti avvenuti grazie ad un particolare microchip, in grado di aprire ed accendere ogni automobile. L’avvertimento ai cittadini sarebbe quello di prestare particolare attenzione nel caso venissero visti questi piccoli pezzi di plastica nei pressi della propria auto, per segnalare la situazione alle forze dell’ordine.

Non esiste però nessun tipo di annuncio del genere da parte della Polizia di Stato. Il microchip esiste davvero ed è stato ritrovato a febbraio di quest’anno, ma non esiste alcun allarme. I responsabili dei furti portati a termine con questo dispositivo erano infatti tre romani, che sono però già stati fermati, mentre le autovetture rubate sono state recuperate insieme al sofisticato congegno.

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