Cronaca
Una rassegna di bufale

Cinque notizie che non lo erano Una sui profili falsi di Facebook

Cinque notizie che non lo erano Una sui profili falsi di Facebook
Cronaca 03 Settembre 2015 ore 11:42

 

1) Rimane incinta dopo una festa in Australia,
una francese ora cerca il principe azzurro perduto

Nelle giornate tra lunedì e martedì quasi tutti i principali siti d'informazione hanno raccontato una storia davvero bizzarra, che ha scatenato - com'era prevedibile - una moltitudine di reazioni e commenti. Tramite un video, affidato alla sua pagina Facebook e ovviamente a Youtube, una ragazza francese ha raccontato di aver scoperto di essere incinta dopo esser tornata dalle sue vacanze in Australia. L'ultima notte trascorsa a Mooloolaba, una località turistica che si trova sulla costa australiana, la ragazza avrebbe conosciuto uno splendido ragazzo, con cui avrebbe passato una notte indimenticabile. Il giorno seguente la giovane sarebbe tornata a Parigi, ma qualcosa sarebbe andato storto, perché il suo telefonino sarebbe andato perduto e con esso il numero dell'avvenente sconosciuto. La giovane annuncia tramite il video di essere tornata in Australia per cercarlo, e chiede a tutti di diffondere il suo messaggio, per fare in modo che arrivi anche al padre del futuro bambino. Martedì la ragazza aveva caricato anche un altro video, annunciando di aver trovato il suo principe azzurro, ma poche ore dopo è stata rivelata la verità. Natalie, o così si fa chiamare, è in realtà un'attrice che ha partecipato con questo video ad una campagna virale per promuovere la cittadina turistica di Mooloolaba.

 

2) Il video del soldato israeliano
che picchia il bambino palestinese

Quasi tutti i telegiornali hanno mostrato in questi giorni un filmato molto forte, che mostra un soldato israeliano alle prese con un bambino palestinese. Il bambino sembra del tutto innocuo, tanto da avere addirittura un braccio ingessato, ma il soldato, senza troppe cautele, cerca di trascinarlo via per arrestarlo. Alcune donne cercano di fermarlo, picchiandolo e cercando di sfilare il piccolo dalle braccia del soldato, tra urla, grida e disperazione.

A distanza di qualche ora dalla diffusione del video, che ha avuto un'eco mondiale, si sono iniziati a sollevare i primi dubbi sulla genuinità delle immagini mostrate, in particolare alcuni elementi sembrano non convincere. Una delle protagoniste del video è una bambina, che insieme alle donne picchia il soldato e prova a liberare l'amico dalla presa del nemico, e il suo volto non è nuovo a filmati di questo genere. Si chiama Ahed Tamimi ed è figlia di due noti attivisti palestinesi, che già in passato hanno girato e diffuso molti video di propaganda con la piccola come protagonista, al fine di dimostrare l'oppressione perpetrata dall'esercito israeliano nei confronti dei palestinesi. Il ragazzino avrebbe in realtà provocato i soldati, lanciando pietre, e nel video integrale si nota come il militare cerchi di bloccarlo senza usare particolare violenza, salvo poi venire aggredito da un gruppo di donne. Il Post, in un articolo approfondito ha ricostruito la vicenda con attenzione, evidenziando come molto probabilmente si tratti dell'ennesimo montaggio di propaganda.

 

3) Scoperto tunnel sotterraneo di 3 km
che unisce Sicilia e Calabria

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Le grandi infrastrutture hanno nei decenni infiammato le campagne elettorali. L'ultimo a promuovere il Ponte sullo Stretto fu Silvio Berlusconi, che, come molti prima di lui, dovette però abbandonare l'idea. Parlare oggi di Ponte sullo Stretto può sembrare anacronistico, ma l'idea e la progettazione di un'opera che collegasse la penisola alla Sicilia sarebbe addirittura risalente all'epoca romana. «Alcuni operai - si legge in un articolo diffuso sul web - durante dei lavori autostradali, hanno scoperto un tunnel, risalente alle guerre puniche, situato sotto lo stretto di Messina. Una scoperta fatta per caso, ma che entrerà nella storia. [...] Lungo tre chilometri collega le due sponde dello stretto Torre Cavallo (Calabria) ed il Pilone (Sicilia)».

Si tratta naturalmente di una bufala, e non del tutto nuova, perché già alcuni mesi fa vennero diffuse le stesse immagini, raccontando un ritrovamento molto simile. Le fotografie che sono state mostrate sarebbero in realtà quelle di un tunnel ritrovato a Trieste e di un altro ritrovato in Germania, entrambi risalenti all'età della pietra.

 

4) Le tre albe su Luna, Terra e Marte

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Le bufale astronomiche sembrano essere piuttosto popolari in questo periodo, così, dopo l'annuncio di Marte vicinissimo alla Terra per il 27 agosto e i cattivi presagi che la luna rossa del giorno successivo avrebbe indicato, qualcuno ha unito i due pianeti ed il satellite in un suggestivo collage.

Nell'immagine diffusa su molti siti web si mostrerebbe il confronto tra l'alba vista su Luna, Terra e Marte. Il noto blogger Paolo Attivissimo, già qualche mese fa aveva intercettato questo falso, dimostrando che la prima fotografia, che mostrerebbe l'alba sulla luna, si tratta in realtà di un montaggio di due fotografie, entrambe scattate durante la missione Apollo 17. Ci era cascata perfino l'agenzia spaziale canadese, che tramite il proprio profilo Twitter a giugno aveva condiviso l'immagine, salvo poi essere corretta proprio da Attivissimo, grande esperto di bufale ma soprattutto di astronomia.

 

5) Creare profili Facebook falsi è ora illegale
Si rischia addirittura il carcere

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Secondo alcune stime, che però non possono ovviamente essere troppo precise, i profili falsi presenti su Facebook sarebbero più di 100 milioni. Alcuni vengono creati per non registrarsi con i propri dati o per spiare qualcuno, altre volte semplicemente per poter dire quel che si vuole senza metterci la faccia. La soluzione a questo problema, almeno secondo un articolo condiviso in rete, sarebbe una nuova legge approvata in Italia, che renderebbe addirittura penalmente perseguibile chiunque crei un profilo falso sui social network. Nel corpo dell'articolo, creato probabilmente come molti per attirare facili clic, si spiega solo marginalmente che in realtà la situazione è ben diversa.

Quest'anno la Cassazione ha punito una donna che, utilizzando un profilo falso e quindi un falso nome, ha molestato in maniera grave e continuata una persona. Il reato quindi non sarebbe dato dalla creazione del profilo falso, ma ovviamente dalle molestie perpetrate dalla donna, che sperava di tutelarsi utilizzando un nome falso. Il codice penale però, all'articolo 494, prevede già da molti anni che «chiunque, al fine di procurare [...] ad altri un danno, induce taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria all'altrui persona, o attribuendo a sé o ad altri un nome, o un falso stato [...] è punito con la reclusione fino ad un anno». Non è quindi reato aprire un semplice profilo falso, ma lo diventa se questo profilo viene utilizzato per compiere altri reati o se il profilo viene creato con il nome e le credenziali di qualcun altro, inducendo all'errore altre persone.

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