una serie di bufale

Cinque notizie che non lo erano Per Trump è «President Mozzarella»

Cinque notizie che non lo erano Per Trump è «President Mozzarella»
24 Ottobre 2019 ore 09:05

1. Le gaffe di Trump all’incontro con Mattarella

La scorsa settimana il presidente Mattarella si è recato in visita istituzionale a Washington e ha incontrato alla Casa Bianca Donald Trump. Il confronto però è diventato oggetto di interesse più per le presunte gaffe del presidente americano che per i temi trattati, tra i quali c’era anche il delicato conflitto in Siria. Secondo quanto riportato, Trump avrebbe ripetutamente sbagliato a chiamare Mattarella, che sarebbe diventato «President Mozzarella». A trarre in inganno è stata forse la particolare pronuncia del magnate newyorchese, che in effetti non ha molta familiarità con in nomi italiani. Era già capitato un errore simile in un tweet che aveva trasformato Giuseppe Conte in «Giuseppi Conte», ma in questo caso Trump non ha mai chiamato Mattarella «President Mozzarella».

 

2. Il poliziotto con la svastica sul braccio

Sabato 19 ottobre sono scesi in piazza a Roma i principali rappresentanti della destra italiana, uniti dal segretario della Lega Matteo Salvini, per dimostrare il proprio dissenso nei confronti del governo in carica. L’evento è stato contestato per la presenza di organizzazioni estremiste, ma si è diffusa sui social anche una fotografia che ritrarrebbe un poliziotto, con una svastica tatuata sul braccio, solidarizzare con un militante neofascista. L’immagine però è un falso, si tratta infatti di una fotografia scattata originariamente in Spagna e successivamente modificata aggiungendo il simbolo nazista sull’avambraccio dell’agente.

 

3. La sporcizia lasciata dalla manifestazione a Roma

La manifestazione del centrodestra a Roma ha ispirato anche altre fake news, molte di queste non molto diverse da altre costruite ai danni del movimento Friday For Future, come le accuse di aver lasciato dietro di sé un tappeto di rifiuti. Il giorno successivo all’evento è circolata sui social una fotografia che mostrerebbe la piazza, ormai abbandonata dai manifestanti, completamente ricoperta di immondizia, ma anche in questo caso si trattava di una bufala.
L’immagine risale in realtà al 2014 ed è stata scattata dopo il concerto del primo maggio a Roma.

 

4. Il video di Conte che parla dei migranti

La politica migratoria del governo giallorosso non è ancora del tutto chiara e i leader dei partiti di maggioranza sembrano essere ancora troppo distanti per riuscire ad attuare un progetto comune. Il presidente del Consiglio si è espresso più volte sull’argomento, invocando un cambio di rotta, pur rivendicando alcune delle scelte fatte in passato.
In un video circolato sui social in questi giorni, Conte sembra però avere sposato delle posizioni piuttosto nette, dichiarando di voler aprire i porti ai migranti, offrendo loro un lavoro. Questa breve frase, isolata dal discorso generale, ha causato dure reazioni soprattutto negli ambienti vicino alla Lega, ma il significato espresso in quel contesto era ben diverso. Conte nel suo intervento stava infatti riferendosi alle politiche da attuare nei paesi d’origine, in particolare del «Progetto Africa», che coinvolge diverse società italiane e che punta a creare una filiera agricola in Ghana per creare occupazione ed evitare l’emigrazione di massa in Europa.

 

5. El Pais pubblica due prime pagine diverse nell’edizione nazionale e in quella catalana

Le dure condanne inflitte ai promotori del referendum sull’indipendenza catalana hanno portato a manifestazioni di massa per le strade di Barcellona, che in alcuni casi sono sfociate anche in scontri con la polizia. Il quotidiano El Pais, secondo quanto scritto su alcuni siti web, avrebbe deciso di pubblicare due diverse prime pagine per raccontare la vicenda, una per la versione nazionale e una per la versione catalana, per non scontentare nessuna delle due fazioni.
El Pais, dopo la diffusione delle due presunte prime pagine, è intervenuto spiegando che sull’intero territorio spagnolo è stata pubblicata la stessa prima pagina, che titolava: «Grupos violentos extienden el caos en el centro de Barcelona».

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