l'appello

Cisl: «Per le Rsa adesso servono fondi straordinari. Così non ce la fanno»

Con le nuove condizioni le strutture stanno perdendo in media 100 euro al giorno per paziente. I nuovi accessi si sono ridotti della metà e a condizioni impossibili. E mille lavoratori sono già assenti tra ferie e cassa integrazione.

Cisl: «Per le Rsa adesso servono fondi straordinari. Così non ce la fanno»
24 Aprile 2020 ore 08:24

«A noi non interessa buttarla in politica. Per il momento non ci interessano i colpevoli, ma le soluzioni. Lo facciamo perché abbiamo l’abitudine di sporcarci le mani nella ricerca di una soluzione al problema – afferma Giulio Pennacchia della Cisl -. Servono garanzie di ripartenza dei servizi, compresi le eccellenze riabilitative e specialistiche che potrebbero essere fagocitate dal privato accreditato così come accaduto in casi simili. Servono soluzioni immediate. Dopo tutto il dolore causato da quanto sta accadendo nelle RSA della provincia di Bergamo, adesso occorre fare i conti anche con l’emergenza occupazionale, oltre che economica. La disposizione di impedire nuovi accessi alle RSA o di autorizzarne il 50 per cento a condizioni impossibili – decisione che non discutiamo nella sua auspicata finalità ed efficacia, sommata al gran numero di morti registrare in ogni struttura – sta determinando la difficoltà gestionale e in alcuni casi addirittura il prosieguo dell’attività. Le “medio piccole”, quelle al di sotto dei 50 posti letto stanno faticando a proseguire. Quelle che hanno investito in ristrutturazioni spesso obbligate dalla regione o dalla stessa Ats hanno mancati introiti considerevoli e mutui da pagare. La perdita media di entrate legate alla retta è di circa 100 euro al giorno per ogni ospite a cui si devono aggiungere i costi di gestione e di personale. Oltre ai costi per i Dpi e tutti gli ausili necessari che sono quasi a totale carico delle strutture. Le assenze di malattia del personale stanno, per il momento, compensando gli esuberi derivanti dalle minori presenze».


«A organico completo, salvo riconversioni temporanee o altro, il ricorso alla cassa integrazione o al FIS è obbligatorio – sostiene Pennacchia -.  Quasi ovunque, allo scopo di procrastinare lo spettro degli ammortizzatori sociali si sta ricorrendo allo smaltimento delle ferie, banca ore, recuperi. In altre, la Cassa integrazione in deroga è già partita o sta partendo, come a  Calcio, Brignano, Lovere, Sarnico, Valbondione, Costa Volpino, Sovere, Nembro ed altre che lo faranno in questi giorni.  Stiamo parlando di più di mille lavoratori interessati su un totale di 5.000. Sono ASA, OSS, Educatori, Fisioterapisti, Amministrativi, meno gli Infermieri. I lavoratori delle RSA sono vittime incolpevoli di quanto accaduto e di una gestione approssimativa e non possono di certo rimanere soli così come lo sono stati nella gestione dell’emergenza». Secondo la  Cisl Bergamo, servono fondi straordinari appositi che suppliscano le minori entrate e le spese sostenute per fronteggiare la pandemia.

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