ogni istituto ne inventa una diversa dall'altro

Scuola, e se per combattere i ritardi spostassimo l’orario d’inizio?

Scuola, e se per combattere i ritardi spostassimo l’orario d’inizio?
31 Ottobre 2019 ore 04:00

Ogni anno sono 16 milioni di ore di scuole che vanno in fumo. Sono quelle perse dai ragazzi che arrivano in ritardo dopo il suono della campanella e per ragioni di disciplina vengono tenuti fuori dalla classe fino alla seconda ora. Sono tutti numeri che emergono dai dati che le scuole nel loro rapporto di autovalutazione devono fornire al ministero dell’Istruzione (sono i cosiddetti Rav). È da quel rapporto che si scopre che gli insegnanti firmano in media quasi una giustificazione al giorno per ritardi. La quota di «ingressi alla seconda ora» è pari al 31 per cento. Il dato è mensile e significa che per ogni 100 studenti, in un mese, la scuola rilascia 31 permessi di ingresso alla seconda ora di lezione. con un record che riguarda le superiori, dove ogni studente accumula 6,3 ritardi in media all’anno. La disciplina regge ancora alle medie dove i ritardi pro capite sono 3,4 all’anno. Non dappertutto è così. Anzi, le differenze sono molto vistose: nel Lazio nel mese di ottobre uno studente su due è entrato almeno una volta in ritardo. In Puglia le cose vanno leggermente meglio (40 per cento). Invece tutt’altro rispetto per gli orari in Friuli, dove la percentuale dei ritardatari è solo del 14%. «Viviamo in un mondo in cui tutto viene messo in discussione, comprese le regole scolastiche», spiega Antonello Giannelli, a capo dell’Associazione nazionale presidi (Anp). «Un tempo questi problemi non esistevano perché tutti noi non mettevamo in dubbio le norme scolastiche».

 

Così c’è chi provvede e corre ai ripari, con misure che possono sembrare impopolari. Il pioniere in questa direzione è stato il preside dello scientifico «Pitagora» di Selagius, in provincia di Cagliari. Qui gli studenti ritardatari vanno incontro a una «multa» di due euro. Non è una multa, come spiega il preside Salvatore Angius, ma la partecipazione al costo del servizio dell’assistenza nell’ora in cui sotto il controllo vigile di un operatore, lo studente ritardatario dovrà attendere in biblioteca la campanella dell’ora successiva. I risultati si sono visti subito: in un solo mese dall’entrata in vigore, da venti cronici ritardatari si è passati a due. Ma non è tutto. Per Angius, non solo lo stratagemma non rappresenta una multa, ma ha anche un intento educativo perché responsabilizza gli studenti.
A Genova invece all’istituto comprensivo Terralba il preside Aldo Lembeck ha deciso che i ragazzini che se la prendono comoda, se recidivi, sono costretti a recuperare dopo il suono dell’ultima campanella. «Oltre il sesto ritardo ingiustificato, gli allievi dovranno fermarsi a scuola per i minuti accumulati di ritardo, dopo il suono della campanella», spiega il dirigente. Ma ormai le scuole stanno pensando anche a strumenti più sofisticati e anche più efficaci nel disincentivare il fenomeno. Sono i badge, introdotti ad esempio a Belluno, al liceo «Giustina Renier». Il badge va «timbrato» entro le 8.05 per gli oltre 900 studenti. In questo modo le famiglie di ritardatari e assenteisti vengono avvisate (e responsabilizzate) in tempo reale tramite un sistema collegato al registro elettronico presente in ogni classe. Il badge è stato adottato anche da altre scuole del Nord Italia come a Brescia, Genova, Cremona o Venezia. Ma il preside del «Giustina Renier» spiega che l’introduzione del badge è dettato da altre motivazioni: «La nostra intenzione è quella invece di eliminare i tempi morti e di dedicare anche quei 10 minuti che guadagniamo alla didattica. La nostra è una scuola iper tecnologica con pc e proiettori in tutte le scuole. L’innovazione è anche quello per noi». È un esempio di come la scuola italiana viaggi a doppia velocità a seconda delle regioni. Anche la mappa dei ritardi lo testimonia. Anche se tra gli esperti c’è chi cerca di trovare spiegazioni sociologiche: i ragazzi vanno a letto molto più tardi rispetto alle generazioni precedenti. Per questo secondo alcuni la soluzione sarebbe quella di spostare in avanti l’orario delle lezioni. Per avere i ragazzi non solo più puntuali ma anche più svegli…

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