«Tre giorni di pace e musica rock»

Quanto guadagnarono i musicisti al mitico concerto di Woodstock

Quanto guadagnarono i musicisti al mitico concerto di Woodstock
12 Marzo 2015 ore 08:30

«Uomini giovani con capitale illimitato cercano interessanti opportunità, legali, di investimento e proposte d’affari». Su un numero del New York Times e del Wall Street Journal dei primi mesi del 1969, comparì questo curioso annuncio, firmato da John P. Roberts e Joel Rosenman, due ricchi rampolli statunitensi così saturi di soldi e scarni di idee da chiedere aiuto al pubblico in merito ad un buon investimento. Chissà cosa si aspettavano, John e Joel: magari due dritte sulla borsa, qualche imprenditore con idee rivoluzionarie o della sana beneficenza. Molto probabilmente, non si aspettavano che quell’annuncio ai limiti del ridicolo sarebbe stato il primo passo verso la creazione del festival musicale più celebre di tutti i tempi.

Chi rispose. Ai due, infatti, risposero Michael Lang e Artie Cornfeld, due impresari della musica che sognavano di aprire uno studio di registrazione nella tranquilla e poco conosciuta Woodstock, nello stato di New York. Ma in preda ai sogni grandiosi e visionari tipici dell’epoca, questo insolito gruppo decise che qualche microfono, due chitarre e una consolle fosse davvero troppo poco per gli ideali che nutrivano il folle investimento, e così si decise di lanciare un festival, in cui dare la possibilità di esibirsi agli artisti più famosi e ai giovani più promettenti. Il progetto cominciò a prendere corpo, e venne lanciata la prima campagna di prevendita dei biglietti, a cui risposero niente meno che 186 mila persone. Che, peraltro, furono solo una parte delle 500 mila totali che parteciparono alla «3 giorni di pace e musica rock» più famosa di sempre. Il resto non c’è bisogno di raccontarlo, perché il resto è leggenda: fra il 15 e il 18 agosto di quell’anno, infatti, balenò al mondo, tonante e luminoso, il Festival di Woodstock.

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Cachet da capogiro. Furono tre giorni di rivoluzione, di cultura nuova e di ripudio delle tradizioni. E, ovviamente, di grande musica. Gli organizzatori, infatti, vollero ingaggiare i più importanti cantanti dell’epoca, attirandoli con l’importanza mediatica che quel festival assumeva ogni giorno di più e con cachet da capogiro. Molti non mancarono all’appuntamento, qualcuno declinò l’invito: memorabili i gran rifiuti di star internazionali come John Lennon, Bob Dylan, Jim Morrison, i Led Zeppelin. Alcuni per vanità («Non saremo mai solo uno dei tanti gruppi in scaletta», fecero sapere i Led Zeppelin), altri perché impossibilitati da altri impegni, altri ancora per disinteresse. Anni dopo, forse, a mangiarsi le mani furono questi stessi artisti, più che gli organizzatori. Ma, per fortuna, furono in molti ad accettare l’invito, spinti dal profumo dell’irripetibile atmosfera del Festival e dei dollari promessi loro. Al netto della sempiterna gloria musicale, quanto intascarono dunque i cantanti di Woodstock? Scopriamolo, giorno per giorno.

Venerdì 15 agosto. Il Festival aprì con il botto, in una giornata che vide sfilare sul palco i volti e le voci di assi del calibro di Richie Havens, Bert Sommer, gli Sweetwater e, soprattutto, Joan Baez. Quest’ultima fu una delle cantanti più pagate dell’intero eventi con un cachet di ben 10 mila dollari. Per dare un’idea della cifra, a quell’epoca un’ottima macchina, rigorosamente nuova, si acquistava a circa 3 mila dollari. Quanto intascò dunque Joan Baez? Diciamo, 50 mila euro circa per una giornata? Anche Richie Havens non ebbe di che lamentarsi: 6 mila dollari il suo compenso.

 

 

Sabato 16 agosto. Il secondo giorno fu a dir poco memorabile: andarono in scena Santana, Janis Joplin, i Creedence Clearwater Revival, gli Who, i Jefferson Airplane. Insomma, buona parte di quanto di meglio la musica dell’epoca poteva offrire. E, naturalmente, i cachet volavano: 10 mila dollari per la CCR, 7.500 per la straordinaria Janis, 6.250 per gli Who, e via dicendo. Curiosamente, il grandissimo artista messicano Carlos Santana, uno dei più apprezzati chitarristi di ogni tempo, fu anche uno dei meno pagati: solo 750 dollari.

Domenica 17 agosto. Il terzo giorno rimase celebre per due principali motivi, incarnati da due leggende del rock: anzitutto, fu il giorno in cui nacque definitivamente la sfavillante stella di Joe Cocker, che proprio a Woodstock realizzò una delle più memorabili versioni dell’immortale With a little help from my friends. Ma il compenso di Joe non fu particolarmente significativo, 1.375 dollari. In secondo e fondamentale luogo, il 17 agosto fu il giorno in cui si esibì l’indiscusso principe del festival, nonché colui che, con 18 mila dollari, fu l’artista più pagato dell’evento: Jimi Hendrix, che di lì a poco più di un anno sarebbe tragicamente scomparso.

 

http://youtu.be/bRzKUVjHkGk

 

Qui di seguito, l’elenco completo degli artisti esibitisi e del loro relativo ingaggio.

1. Jimi Hendrix – 18.000 dollari
2. Blood, Sweat and Tears – 15.000 dollari
3. Joan Baez – 10.000 dollari
4. Creedence Clearwater Revival – 10.000 dollari
5. The Band – 7.500 dollari
6. Janis Joplin – 7.500 dollari
7. Jefferson Airplane – 7.500 dollari
8. Sly and the Family Stone – 7.000 dollari
9. Canned Heat – 6.500 dollari
10. The Who – 6.250 dollari
11. Richie Havens – 6.000 dollari
12. Arlo Guthrie – 5.000 dollari
13. Crosby, Stills, Nash and Young – 5.000 dollari
14. Ravi Shankar – 4.500 dollari
15. Johnny Winter – 3.750 dollari
16. Ten Years After – 3.250 dollari
17. Country Joe and the Fish – 2.500 dollari
18. Grateful Dead – 2.500 dollari
19. The Incredible String Band – 2.250 dollari
20. Mountain – 2.000 dollari
21. Tim Hardin – 2.000 dollari
22. Joe Cocker – 1.375 dollari
23. Sweetwater – 1.250 dollari
24. John B. Sebastian – 1.000 dollari
25. Melanie – 750 dollari
26. Santana – 750 dollari
27. Sha Na Na – 700 dollari
28. Keef Hartley – 500 dollari
29. Quill – 375 dollari

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