imposta che divide gli albergatori

Perché la tassa di soggiorno ora si pagherà anche a Stezzano

Perché la tassa di soggiorno ora si pagherà anche a Stezzano
28 Gennaio 2015 ore 14:40

Parliamo di tassa di soggiorno. Il motivo? A partire da febbraio anche il Comune di Stezzano imporrà agli alberghi e ai bed & breakfast presenti sul territorio l’obbligo di richiederne il pagamento ai clienti. La delibera ha scatenato in breve tempo le polemiche delle associazioni di categoria. Oscar Fusini, vicedirettore di Ascom (l’Associazione Commercianti) di Bergamo, il 23 gennaio ha commentato: «La nostra Associazione insieme agli imprenditori dell’accoglienza di Stezzano ha da subito espresso parere negativo. Noi siamo perfettamente consapevoli delle difficoltà dei comuni nel far quadrare i conti, ma riteniamo che l’imposta di soggiorno penalizzi l’economia di un paese, favorendo la fuga di turisti». E ancora: «Ci siamo incontrati con gli amministratori e abbiamo messo in evidenza tutte le ricadute negative che questa tassa porta sul territorio, consapevoli di quanto sta avvenendo anche nei comuni in cui è stata introdotta da alcuni anni, come Bergamo e Orio al Serio». Sì, ma cosa sta accadendo davvero?

Cos’è e come nasce la tassa di soggiorno. È stata introdotta in Italia dal decreto legislativo numero 23 del 14 marzo 2011, sull’onda della “spinta federalista” in materia fiscale. Si è cercato di dare ai consigli comunali l’autonomia necessaria per poter gestire alcune imposte locali. Nel decreto, infatti, si legge: “i Comuni (…..) potranno istituire un’imposta di soggiorno a carico di chi alloggia nelle strutture ricettive del proprio territorio. L’imposta sarà applicata con gradualità, fino a un massimo di 5 euro per notte di soggiorno, in proporzione al prezzo. Il gettito è destinato a finanziare interventi in materia di turismo, manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali e ambientali locali e dei relativi servizi pubblici locali”. Così, se è vero che siamo in epoca di austerità e di tagli alle entrate dei Comuni, e che quindi ogni primo cittadino deve cercare di fare cassa come può, è anche vero che questa “autonomia” ha generato un caos di regolamenti che crea disparità tra diverse zone d’Italia e perfino tra città della stessa provincia.

 

tassa-di-soggiorno

 

Come funziona. L’imposta è a carico del cliente. Chi alloggia presso un albergo è tenuto al pagamento di una somma che varia a seconda del numero delle “stelle” con cui è classificata la qualità della struttura. Il turista che soggiorna presso un albergo a cinque stelle (e che può permettersi di sborsare una somma più alta per la permanenza) pagherà di più di chi si avvale dei servizi di una struttura meno blasonata. Si può arrivare, come abbiamo visto, a un massimo di cinque euro, ma di fatto ogni Comune fa quello che vuole. Il caos vige per le modalità di riscossione (alcuni Comuni pretendono pagamenti ogni 15 del mese, altri ogni tre mesi, altri alla fine della stagione estiva), per il limite massimo di pernottamenti a cui si piò applicare (sette giorni, dieci, un mese, o nessun limite di tempo), per eventuali esenzioni.

Per limitarci alla nostra provincia, si va – per il momento – dai 3 euro e 50 centesimi a notte degli alberghi a quattro stelle di Bergamo ai 2,50 di Orio al Serio. Nel capoluogo ogni operatore turistico è tenuto ad esporre un cartello coi prezzi e con le ragioni per un eventuale esonero (che dev’essere provato dal cliente con apposita documentazione). Non solo. Essendo ritenuto “Agente contabile di fatto”, in quanto preposto alla riscossione dell’imposta di soggiorno (e quindi “avente la materiale disponibilità di denaro di pertinenza pubblica”), il gestore di ogni struttura alberghiera è tenuto ad ottemperare ad una serie di obblighi. Primo fra tutti la rendicontazione annuale, da presentarsi entro il 30 gennaio di ogni anno. Poi, 15 giorni dopo la fine di ogni trimestre solare, la presentazione di un resoconto che specifichi numero di coloro che hanno pernottato nel corso del trimestre precedente nonché il relativo periodo di permanenza. Infine, entro 30 giorni dalla fine del trimestre, il versamento dell’imposta raccolta nelle casse comunali. Ma questo, ovviamente, vale per Bergamo. In provincia, come abbiamo visto, sono poche le realtà che hanno deciso di adottare la nuova tassa: oltre ad Orio e alla nuova arrivata Stezzano, alcuni comuni che si affacciano sul lago d’Iseo, tra cui Sarnico (ma solo d’estate).

Dove si applica. E gli altri? Se la tassa si paga a Bergamo, non esiste per la maggior parte dell’hinterland. Che questo provochi particolari sconvolgimenti dei flussi turistici è ancora da dimostrare ma, ovviamente, ciò ha suscitato polemiche tra gli albergatori di paesi in cui si applica (che si ritengono penalizzati) e gli altri. Nel febbraio 2012, in occasione dell’introduzione dell’imposta a Bergamo, Giovanni Zambonelli – presidente della Federalberghi locale – denunciò la fuga di turisti dai quattro stelle cittadini alle strutture dei paesi limitrofi. La risposta di molti colleghi fu una secca smentita. Non solo, dicevano, non si registra un aumento delle presenze nelle nostre strutture, ma non ha senso parlare di “concorrenza sleale” solo perché gli amministratori locali non hanno deciso di applicare la nuova tassa. Inoltre, spiegavano, il turista non è particolarmente incentivato ad allontanarsi dal centro se, pur risparmiando i famigerati 3,50 euro a notte, è costretto ad avvalersi di mezzi di trasporto dal costo uguale, se non superiore.

La polemica ha riguardato anche altre zone d’Italia. A Roma – città il cui tessuto economico si basa prevalentemente sul turismo – all’inizio del 2014 gli albergatori hanno minacciato la serrata contro il possibile aumento della tassa e i gestori delle strutture a cinque stelle hanno annunciato che chiederanno in massa il “declassamento” per evitare di essere penalizzati.

Fatta la legge, trovato l’inganno. Ma c’è un altro problema, ed è l’elusione. L’operatore turistico, infatti, non è considerato in questo caso sostituto d’imposta. Se il cliente non versa la tassa, non può essere obbligato dall’ente locale a pagare di tasca sua. Cosa succede, di fatto? Che alcuni albergatori la incassano ma ne dichiarano il mancato versamento da parte del cliente. Il Comune non agirà per il recupero di questa somma (operazione che gli costerebbe molto di più del suo valore effettivo), perdendo così introiti consistenti. Alla fine del 2012, infatti, si stima che in Italia il valore totale del denaro raccolto tramite l’imposta di soggiorno sia di circa 163 milioni di euro. Che avrebbero potuto essere molti di più.

Video più visti
Foto più viste
Top news regionali