E chi sono le rivali

Come guadagna WhatsApp

Come guadagna WhatsApp
04 Marzo 2015 ore 07:40

Da tempo ormai il mondo degli smartphone è dominato dalla messaggistica istantanea, ovvero quel servizio che permette di chattare con uno o più utenti sparsi per il globo in tempi rapidissimi e gratuitamente, avendo a disposizione una rete Wi-fi o un abbonamento dati con un operatore telefonico a cui connettersi. Uno studio recente ha mostrato come, in circa due anni, la messaggistica istantanea abbia doppiato i comuni sms.

Tra le applicazioni dedicate, il primato indiscusso è detenuto da WhatsApp, fondata nel 2009 dall’ingegnere ucraino di origini ebree Jan Koum, che oggi vanta circa 700 milioni di utenti in tutto il mondo. Il successo ottenuto in brevissimo tempo dall’app ha attirato le attenzioni di Mark Zuckerberg, presidente e amministratore delegato di Facebook.Inc (la società che gestisce l’importante social network), che il 19 febbraio 2014 ha acquisito WhatsApp per la cifra record di 19 miliardi di dollari (15 miliardi in azioni e 4 in contanti). Nell’ultimo anno il 69 percento, 12,4 miliardi di dollari, del fatturato di Facebook è arrivato dal mercato mobile.

 

 

Come guadagna. Il punto di forza di WhatsApp ruota intorno alla gratuità del servizio, che permette di condividere, oltre ai messaggi, anche video, immagini, messaggi vocali o news. Problemi come quello legato all’assenza di copertura Wi-fi o dati, nel caso l’utente fosse fuori dalla nazione di provenienza, sta per essere ovviato con un’applicazione come WhatSim, una carta prepagata del valore di 10 euro che permette l’utilizzo di WhatsApp in 150 Paesi. Dal punto di vista del guadagno però, l’applicazione acquisita da Facebook sembra faticare, considerando anche che l’unica forma di pagamento sono gli 0.99 centesimi da pagar per il rinnovo annuale del servizio (dopo un primo anno completamente gratuito). «La monetizzazione non è una priorità per noi» aveva detto Koum, negando anche l’ipotesi di cedere il suo “gioiello”, sottolineando come WhatsApp fosse l’unica applicazione che non trasmetteva contenuti pubblicitari.

La mobilitazione degli utenti verso l’utilizzo degli smartphone e l’affiliazione a Facebook, e di conseguenza con il suo sistema di messaggistica interna Messenger, che conta 500 milioni di utenti, accresce però sempre di più il numero dell’utenza gravitante intorno a WhatsApp, con un aumento sostanziale di opportunità per soggetti interessati a sfruttare le potenzialità dell’applicazione. Da inizio gennaio, ad esempio, La Repubblica.it ha annunciato di essere sbarcata su WhatsApp, seguendo l’esempio della BBC e del Wall Street Journal, permettendo agli utenti che lo desiderano di attivare un servizio di notifiche con le principali news di attualità. I modi per poter rendere l’app più remunerativa sono invece legati all’e-commerce, che permetterebbe di effettuare pagamenti tra privati e anche di usare il programma come borsellino elettronico per gli acquisti; al momento, strumenti quali pubblicità e videogames, che compaiono spesso come memo nelle app di maggior successo, non sembrano essere le strade che Zuckenberg &co. intendono seguire.

 

 

Le rivali. Nel mercato della messaggistica istantanea, WhatsApp deve guardarsi dall’operato delle antagoniste asiatiche Tencent e Line Corporation. La prima è un’azienda cinese conosciuta soprattutto per il servizio WeChat, che conta circa 468 milioni di utenti, e ha ottenuto un incremento del 50 percento nell’ultimo anno (escludendo il mercato cinese), raggiungendo così i 3,2 miliardi di dollari di fatturato. L’app ha di recente reso possibile agli utenti, attraverso la condivisione nelle chat, la possibilità di sfidarsi a tutti i videogames scaricati sullo smartphone.

Il colosso giapponese Line Corporation, famoso per i numerosissimi sticker usati per abbellire i messaggi, conta circa 560 milioni di utenti e solo nel 2013, anno del suo sbarco in Italia, ha fatturato 318 milioni di dollari. Nello scorso autunno i dirigenti dell’azienda nipponica hanno rivelato che a breve sarà disponibile, tramite l’applicazione, un servizio di pagamento per acquisti online e negozi convenzionati.

La possibilità di ampliarsi a idee come quelle applicate dai rivali costringerebbe WhatsApp a discostarsi da quel concetto di privacy strenuamente tutelata propria del suo fondatore. Un esempio in proposito è che l’applicazione americana, dopo avere trasmesso il messaggio al destinatario, lo cancella dalla memoria dei suoi server. Inoltre l’utilizzo sempre più massiccio anche nei luoghi di lavoro, con messaggi personali e professionali che si mescolano tra loro, ha fatto sorgere l’esigenza per molte imprese di sviluppare programmi di messaggistica di loro esclusiva proprietà, sganciandosi dalle app di dominio pubblico.

Il caso brasiliano. Oltre alle rivalità asiatiche, i problemi di WhatsApp non finiscono qui. Nella scorsa settimana il giudice dello stato di Piauì Luiz Moura Correia ha chiesto la sospensione del servizio in tutto il Brasile «fino al compimento dell’ordinaria giustizia». I motivi non sono ancora totalmente chiari, ma sembrerebbe che WhatsApp si sia rifiutata di collaborare in un indagine della procura dei minori di Teresina, nello stato di Piauì, rifiutando di rimuovere alcune foto di «bambini e minori esibiti sessualmente». Nonostante il sindacato SindiTelebrasil, che riunisce gli operatori di telefonia mobile, si sia schierato contro la sentenza, l’ordine verrà revocato solamente quando WhatsApp porterà la documentazione richiesta. Cosa che però non avverrà in tempi strettissimi, dato che il servizio di messaggistica istantanea non ha una sua sede legale in Brasile. Il tutto, manco a dirlo, a vantaggio degli avversari, che hanno visto crescere esponenzialmente i loro utenti in pochi giorni.

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