La diffidenza verso il vaccino

Come mai negli Stati Uniti è tornato a diffondersi il morbillo

Come mai negli Stati Uniti è tornato a diffondersi il morbillo
12 Febbraio 2015 ore 16:57

In America è stata ribattezzata l’epidemia di Disneyland, dal nome del parco di divertimenti californiano in cui decine di persone sono entrate in contatto col virus del morbillo, che poi si sarebbe diffuso in fretta contagiando almeno 102 persone. La vicenda da ormai 20 giorni è argomento di dibattito intenso, che ripropone con prepotenza dubbi e perplessità sugli anti-vaxxers, ossia quei genitori che s’avvalgono del diritto di non vaccinare i propri figli col timore che tali antidoti possano sviluppare altre patologie, come ad esempio l’autismo.

È così che gli Stati Uniti sono tornati a fare i conti con una malattia che nel 2000 era stata data per debellata dopo che, trent’anni prima, l’invenzione del suo vaccino aveva iniziato a far crollare i contagi, che erano almeno 3 milioni l’anno, fino a 500 morti ogni 12 mesi. Cifre, ovviamente, imparagonabili con la realtà ben più piccola del 2015 e dell’epidemia di Disneyland, che però non è un caso isolato: nel 2014 la crescita di contagi ha raggiunto il picco del nuovo millennio, con 644 casi accertati negli States.

Gli esperti della patologia ipotizzano che un visitatore di Disneyland arrivato dall’estero (dal Sud Est Asiatico, forse, dove il morbillo è più diffuso) avrebbe portato il virus nel parco divertimenti dove poi sarebbe avvenuta la trasmissione. Che ha una probabilità di avvenire del 90 percento tra persone non vaccinate: se un portatore passa in una stanza, qui il virus rimane per quasi due ore.

 

 

Storia della diffidenza per le vaccinazioni. Le paure della gente per le vaccinazioni sono cresciute negli ultimi 20 anni: vi sono sì casi di rifiuto di profilassi dovuti a ragioni religiose (nel 2014 tantissimi furono i malati nella comunità Amish), ma a far preoccupare di più le autorità mediche americane è lo scetticismo di alcuni genitori verso il vaccino contro il morbillo. In tanti Stati americani esistono esenzioni dalla profilassi, che regolarmente avviene a scuola, e per molti è una scelta legittima per i genitori.

Tale avversione ha origine nel ’98 e fu alimentata dallo studio di un medico inglese, Andrew Wakefield: lo studioso pubblicò sulla rivista medica Lancet uno studio sulle possibili interconnessioni tra l’insorgere dell’autismo e le vaccinazioni contro il morbillo. Le sue ricerche partivano da alcuni casi di patologia sorta proprio in seguito a tali vaccinazioni, ma non provavano nulla sul piano scientifico: eppure il medico cominciò a sostenere con forza questi legami. L’amplificazione ricevuta dalla stampa portò col tempo ad un crollo delle profilassi.

L’epilogo di tale vicenda è triste: dopo che Wakefield raggiunse una discreta popolarità, alcuni coautori dei suoi studi cominciarono ad abbandonarlo, chiedendo la rimozione dei propri nomi dalla ricerca. Che era piena di lacune (mancavano, ad esempio, confronti su soggetti non malati, o su bambini non vaccinati), tanto che, cinque anni dopo, la rivista ritirò l’articolo: Wakefield venne radiato dall’ordine dei medici e dovette ammettere i propri errori. Ma non era finita: le indagini su di lui evidenziarono i collegamenti con un’associazione che assisteva sul piano legale i genitori di figli malati d’autismo, proprio in procinto di far partire una causa contro le case farmaceutiche.

Insomma, più che una ricerca scientifica pareva tutta una messa in scena per rivalersi sulle aziende produttrici dei vaccini. Non è un caso se, ad oggi, nel mondo scientifico tale studio è considerato niente. «Il morbillo è stato vinto dalla medicina moderna, e casi come quello di Disneyland dimostrano come certi movimenti antiscientifici si basino sulla cieca ostinazione», scriveva qualche giorno fa il Los Angeles Times, riflettendo con preoccupazione ai tanti contagiati californiani dovuti all’epidemia di Disneyland. Nel frattempo, il parco ha pubblicato un avviso: se non siete vaccinati non entrate.

 

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