Non colpisce solo le donne

Come prevenire l’osteoporosi

Come prevenire l’osteoporosi
Cronaca 20 Ottobre 2014 ore 10:36

Visite gratuite a tutte le donne all’Ospedale Papa Giovanni XXII, lunedì 20 ottobre, Giornata Mondiale dell’Osteoporosi, in occasione della quinta edizione dell’H-Open Day organizzato da O.N.Da (Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna) con il patrocinio della Società Italiana di Reumatologia e della Società Italiana di Endocrinologia. Obiettivo: prevenire e combattere questa malattia che affligge circa 5 milioni di italiani, di cui l’80 percento donne dopo la menopausa.

 

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L’iniziativa. Non occorre fare una prenotazione per potere usufruire di una consulenza gratuita e conoscere la salute della proprie ossa. È necessario, invece, presentarsi nella sala d’attesa al piano terra dell’ingresso 31 dell’Ospedale dalle 8 alle 14. Alle 40 donne, prime arrivate, verrà anche consegnato un questionario dedicato cui seguirà un colloquio con le endocrinologhe dell’ospedale, Marina Pagani e Sara Cassibba.

Per tutte sarà invece disponibile del materiale informativo sulla malattia, sulla sua prevenzione che è possibile innanzitutto con uno stile di vita sano: attività fisica da svolgere tutti i giorni per almeno 25 minuti, e una dieta bilanciata con l’introduzione di due porzioni di latticini al giorno, come latte o yogurt anche parzialmente scremati, e una o due volte alla settimana di due porzioni di formaggio stagionato o fresco, in sostituzione del secondo piatto. Poi occorre stare alla luce del sole, facendo attenzione ai tempi e momenti di esposizione soprattutto in estate (10-15 minuti al giorno e 20-30 minuti in inverno tra le 11 e le 15 quando i raggi UV sono più attivi) e a non coprirsi troppo per non impedire l’attivazione sulla pelle dei precursori della Vitamina D, protettori delle ossa.

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Come riconoscerla e prevenirla. Perché l’osteoporosi è una malattia silenziosa, che può progredire per diversi anni fino alla confermata diagnostica o annunciarsi con una frattura prevalentemente a vertebre, femore, polso e altri distretti scheletrici, a causa della riduzione della densità ossea o alle modificazioni della micro-architettura delle ossa, che le rendono fragili e soggette a rompersi facilmente. Anche con eventi banali: una caduta per esempio e, nei casi più gravi, uno starnuto o un accesso di tosse.

«I sintomi iniziali sono difficili da riconoscere – spiega Marina Pagani – e la frattura è spesso il primo e unico segnale di osteoporosi. Per questo è importante proteggere le proprie ossa fin da giovani». Quanto più precoce e la prevenzione in età giovanile, tanto più una donna si proteggerà contro la malattia. Essa si manifesta infatti dopo la menopausa, quando cioè diminuisce la produzione di estrogeni, che hanno un’azione protettiva nei confronti del tessuto osseo.

E affinché la prevenzione sia ancora maggiore, sarebbe necessario che tutte le donne oltre i 65 anni o in menopausa da almeno 10 anni e gli uomini oltre i 75 anni di età eseguissero una densitometria ossea. Indicazione valida anche in caso di malattie ad esempio l’ipogonadismo o il diabete o di assunzione di farmaci quali cortisone o chemioterapici antiormonali, che aumentano le probabilità di osteoporosi.

 

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Anche gli uomini sono a rischio osteoporosi, ma non lo sanno. Pensano, a torto, che sia una patologia esclusivamente femminile. Di contro, un’analisi di genere per frattura di femore, realizzata dalla Regione Toscana dal 2006 al 2011 sui pazienti maschi ultra sessantacinquenni, ha evidenziato una ‘situazione osteoporosi’ a rischio anche nell’uomo adulto. Le fratture di femore, nella popolazione anziana, sono un terzo del totale ma il maschio muore nel primo anno nel 35 per cento dei casi contro il 18 per cento della donna, con punte del 37 per cento nel primo anno successivo alla frattura se questa riguarda l’anca.

Alla base del problema maschile vi è soprattutto una mancata prevenzione, specie riguardo alle terapie integrative a base di vitamina D che sembrano, oggi, ad uso quasi esclusivo delle donne. Una situazione, fanno sapere gli specialisti, che deve essere corretta prima che l’osteoporosi anche nell’uomo diventi una vera e propria emergenza sanitaria.

 

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L’importanza della cura. Il secondo problema, dopo la prevenzione, è la scarsa aderenza alla cura o la sua interruzione con un grave spreco economico e un largo impatto anche di matrice sanitaria e sociale. Invece quando lo stile di vita non è più in grado di contenere l’evento fratture entro valori accettabili, l’uso di farmaci diviene ineludibile. Questi, a seconda dell’agente utilizzato e della sede scheletrica, possono contribuire a ridurre il rischio di frattura tra il 20 percento e il 70 percento. Le terapie sono principalmente rappresentate da farmaci antiriassorbitivi che inibiscono la distruzione dell’osso o da farmaci che ne inducono la formazione quando si è già in presenza di osteoporosi. Come per le terapie, anche per questa categoria di farmaci sono possibili effetti collaterali più o meno importanti, ormai tutti ben noti al mondo medico e, qualora presenti, da controllare attraverso l’attuazione di alcune misure preventive.

Restano invece ancora da valutare alcuni aspetti della soglia terapeutica, ovvero: chi trattare e quale agente terapeutico considerare ottimale in funzione delle caratteristiche individuali e della durata del trattamento; come valutare il rischio di altri o diversi effetti perché le maggiori aspettative di vita non implichino un allungamento dello stato di disabilità. Altra conseguenza importante dell’osteoporosi se non adeguatamente prevenuta e trattata.

Sul territorio. Bergamo partecipa all’Open Day insieme ad altri 70 ospedali del territorio, il cui elenco è reperibile sul sito di O.N.Da., che si sono aggiudicati i Bollini Rosa, premio assegnato alle aziende ospedaliere che offrono servizi su misura per la prevenzione, la cura e la diagnosi delle principali patologie femminili.

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