Il blitz dello Special Air Service

8 uomini, 3 elicotterini, un missile Com’è stato ucciso Jihadi John

8 uomini, 3 elicotterini, un missile Com’è stato ucciso Jihadi John
08 Dicembre 2015 ore 04:10

Jihadi John è morto. La notizia si è diffusa già a novembre. Ma fino a oggi quel che non si sapeva erano i dettagli dell’operazione che ha portato all’uccisione del boia dell’Isis, il tagliagole che ha terrorizzato il mondo nei video attraverso cui il Califfato ha mostrato al mondo le esecuzioni del giornalista James Foley, del reporter Steven Sotloff e del cameraman Abdul-Rahman Kassig, oltre che dei britannici David Haines e Alan Henning e del giornalista giapponese Kenji Goto.

 

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[L’operazione spiegata dal Daily Mail on Sunday]

 

Il ruolo delle forze speciali britanniche. A uccidere colui che all’anagrafe era noto con il nome di Mohammed Emwazi ma che tutti conoscevano oramai come Jihadi John, sono state le forze speciali britanniche dello Special Air Service, la prima forza speciale al mondo operante nell’antiterrorismo e nel salvataggio di ostaggi sin dagli anni ’70. A raccontare i dettagli dell’operazione, degna di un kolossal hollywoodiano, è stato il Mail on Sunday domenica 6 dicembre, articolo poi ripreso in Italia da La Stampa.

Il tutto è avvenuto l’11 novembre scorso, quando due elicotteri Chinook americani hanno trasportato nel deserto siriano gli otto uomini del Sas, che dopo essersi nascosti dentro una buca scavata nella sabbia hanno diretto una delle operazioni più delicate e complesse che siano mai stati chiamati ad affrontare. Il luogo preciso del blitz non è stato reso noto, ma si sa che era nei pressi di Raqqa, la capitale del sedicente Stato Islamico. Con l’aiuto di tre piccoli elicotteri lunghi 90 centimetri, pesanti 400 grammi e alimentati da una batteria, è stato individuato il nascondiglio del boia. A quel punto da Doha, in Qatar, è stato lanciato un missile Hellfire sull’auto che trasportava Jihadi John.

 

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Chi osa vince. Nonostante l’altissima precisione dei mezzi impiegati, rintracciare l’obiettivo dell’operazione non è stata un’impresa facile. Il rischio di essere scoperti era elevato. Per questo gli uomini del più piccolo e segreto reggimento del Regno Unito hanno agito, letteralmente, con la testa sotto la sabbia. Si sono avventurati nel polveroso deserto siriano scavando un tunnel a circa 6 chilometri dall’abitato di Raqqa, per poi lavorare all’individuazione del covo del boia dell’Isis. Il tutto è avvenuto di notte, nella speranza che Jihadi John prima o poi uscisse di casa e venisse intercettato.

Non è un caso, dunque, che per portare a termine l’operazione siano stati scelti uomini della forza speciale il cui motto è “Who dares wins”, chi osa vince. Fin dalle sue origini, lo Special Air Force si è sempre distinto quale il più lucente tra i diamanti (segreti) della corona di Sua Maestà la Regina d’Inghilterra. Dalle missioni di contro-insurrezione svolte negli anni ’50 in Asia fino alle più recenti operazioni antiterrorismo in Afghanistan e Iraq, passando attraverso le Falkland e “Desert Storm”, gli uomini di questo reggimento, soldati in costante addestramento per perfezionare le competenze acquisite, si sono resi protagonisti delle più incredibili e delicate imprese belliche dal secondo dopoguerra a oggi.

 

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Buono il terzo tentativo. Nel caso di Jihadi John ci sono voluti due giorni e tre nano-copters dotati di telecamere ad alta definizione per trovarlo. Il primo ha individuato l’edificio in cui si nascondeva, il secondo ha monitorato la zona e il terzo lo ha localizzato. Tutta l’operazione rischiava di saltare perché Jihadi John, quel giorno, sembrava non volesse uscire e le batterie dei micro elicotteri si stavano scaricando. I primi due velivoli, infatti, sono stati richiamati a causa dell’esaurirsi della carica. La fortuna ha voluto che solo a tarda sera il boia più temuto del mondo uscisse involontariamente allo scoperto, proprio mentre l’ultimo dei tre elicotterini stava sorvolando la zona, con sole due ore di autonomia di batteria residua. Il boia era in compagnia di altri uomini, ma l’occhio infallibile della supertelecamera montata sul piccolissimo modellino lo ha stanato e da lì è partito l’ordine per il lancio del missile.

A quel punto, un drone americano, il Reaper Predator, armato con un missile Hallfire, è partito dal quartier generale di Doha alla volta di Raqqa e grazie alle coordinate fornite dal mini-elicottero la missione è stata portata a termine. Tecnicamente, quindi, Jihadi John è stato ucciso dagli americani, ma senza il supporto di un commando di soli otto uomini dell’elite di combattimento britannica Jihadi John, probabilmente, sarebbe ancora in vita.

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