Farmaci rivoluzionari in arrivo?

Come tenere a bada il colesterolo anche se è una questione di geni

Come tenere a bada il colesterolo anche se è una questione di geni
Cronaca 03 Ottobre 2014 ore 10:10

Il colesterolo alto è anche una questione di geni. A rischio di questa ‘mutazione’, che si può ereditare da uno o da entrambi i genitori, sarebbero all’incirca 200-250mila italiani. Che con essa acquisiscono anche aumentate probabilità di insorgenza di malattie cardiovascolari importanti. A fare la differenza sul rischio e gli eventi, però, hanno spiegato gli esperti in occasione del congresso della Società Europa di Cardiologia tenuto di recente a Barcellona, sarebbe il tipo di ereditarietà. Infatti, se l’ipercolesterolemia è di forma eterozigote, acquistata cioè o dal padre o dalla madre, l’evento cardiovascolare potrebbe colpire prima dei 60 anni se si è di sesso maschile e dei 50 se si è donna. Ma se il difetto genetico si eredita da entrambi i genitori, esiti perfino letali potrebbero verificarsi anche prima dei 20 anni.

 

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Un test per scoprire se il colesterolo è troppo. Una persona su 200, quindi, nel nostro Paese ha il colesterolo alto ereditato: un dato apparentemente irrilevante. Invece è sottostimato, poiché la convinzione generale è che per scoprire questa anomalia occorra un test genetico. Non è così: esiste infatti un questionario facile e rapido, entrato nelle linee guida della stessa Società, che con la risposta ad alcune domande sulla storia familiare, del paziente, sulla conduzione dello stile di vita e sulla base dei valori di colesterolo può già permettere al medico referente di capire che qualche cosa nei meccanismi di produzione del colesterolo non va come dovrebbe. Un’opportunità, quella del test, da non sottovalutare, sia per il suo valore preventivo sia perché ad oggi solo il 20 percento degli ipercolesterolemici riesce a tenere sotto controllo i valori con i farmaci tradizionali.

Nuovi farmaci rivoluzionari. Anche se all’orizzonte si aprono nuove possibilità di cura, laddove almeno le terapie classiche non riescono a fare effetto. Si chiama Alirocumab, il farmaco innovativo: è una molecola che potrebbe essere disponibile in Europa già dal prossimo anno e in Italia all’inizio del 2017, la quale fa parte degli anticorpi monoclonali. La sua azione benefica è stata confermata in quattro vasti studi che ne hanno dimostrato la capacità di ridurre i livelli di Ldl, ossia del colesterolo cattivo, bloccando le fluttuazioni di una proteina chiamata Psck9, una fra i responsabili del colesterolo alto. Testata su 738 pazienti con una forma di colesterolo di impronta familiare, la molecola in associazione alle statine (cioè abbinata alla terapia standard utilizzata per tenere a bada i livelli del grasso nel sangue), sarebbe riuscita a dimezzarne i valori in circa il 70-80% dei casi senza effetti collaterali gravi. Il farmaco sembrerebbe funzionare anche nei casi di ipercolesterolemia classica non ereditata, ma comunque ad alto rischio di eventi cardiovascolari perché non controllabile con i farmaci tradizionali.

Per verificare gli effetti sulla riduzione del rischio di eventi gravi è in corso un grande test su 18mila pazienti a cui partecipa anche l’Italia con 40 centri: se i risultati dimostreranno che la terapia funziona su tutti gli ipercolesterolemici, si potrebbe aprire una via di cura anche per pazienti nelle terapie intensive. Intanto è stato anche avviato un progetto di screening per la creazione di un Registro Nazionale, come avviene per molte malattie di larga diffusione, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità.

 

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Lo stile di vita e la dieta ideale. Ma l’arrivo o l’utilizzo del farmaco non esime dal prestare attenzione ai fattori preventivi del colesterolo. Primo fra tutti la dieta, che deve essere di impronta mediterranea o ‘nordica’, studiata di recente e ad hoc per il cuore, ma che deve essere sempre impostata con il medico di famiglia o con lo specialista. E che dovrebbe prevedere l’alternanza di 15 gruppi alimentari: frutta, in particolare more, mirtilli e fragoline di bosco, verdura scelta preferibilmente fra cavoli, funghi, patate e legumi, grano integrale, carni e selvaggina, pesce come rombo, merluzzo, luccio e alghe. Attenzione poi ai grassi, perché se molti e consumati in eccessive quantità fanno male al cuore e alla salute ad eccezione di alcuni: gli Omega-3, Omega-6 e Omega-9, tutti grassi essenziali che non solo contribuiscono alla salute del muscolo cardiaco ma riducono anche l’infiammazione organica; l’olio di pesce, oltre che per le sue proprietà sul cuore, agisce anche positivamente anche sulla salute cognitiva e neurologica; l’olio di canapa ha un buon rapporto tra acidi grassi essenziali Omega-6 e Omega-3 e contiene vitamina E, una vitamina liposolubile e antiossidante. I cibi possono essere bagnati con del vino bianco o rosso, non fa differenza, ma deve essere misurato ed essere associato all’attività fisica, almeno 30 minuti due volte alla settimana.

Sport, soprattutto. Esso agisce infatti su tutti i fattori di rischio del cuore: obesità, ipertensione, ipercolesterolemia appunto e diabete. L’attività fisica permette subito di bruciare le calorie introdotte con il cibo mentre i muscoli, stimolati dal movimento, nelle ore successive consumano i depositi di grasso. Ma quanto e quale sport? Almeno un’ora tre volte alla settimana scelto fra palestra, nuoto e bicicletta. Oppure cinque chilometri al giorno a passo spedito, ovvero 30 minuti del proprio tempo, che si possono tradurre anche in quattro fermate di autobus in città o in 4.500 falcate al contapassi.

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