Speriamo abbiano ragione

Il Comune ci rassicura: «Fidatevi i 7 mila alberi non moriranno»

Il Comune ci rassicura: «Fidatevi i 7 mila alberi non moriranno»
17 Giugno 2019 ore 04:00

Il Comune di Bergamo, dopo il nostro intervento sul tema delle settemila piantine messe a dimora in alcuni punti della città, ha mandato questa risposta che volentieri pubblichiamo. Nel nostro articolo lanciavamo un allarme: la maggior parte delle piantine stanno morendo. Il Comune invece rassicura. Ci auguriamo che le argomentazioni di Palafrizzoni siano più valide delle nostre critiche, perché la creazione di boschi urbani rappresenta davvero una necessità per dare più respiro alla città. In ogni caso, la verifica la faremo sul… campo, nei prossimi mesi.

Gentile Direttore,

Il Comune di Bergamo, di fronte all’articolo apparso su BergamoPost sul tema della piantumazione dell’area limitrofa l’ospedale Giovanni XXIII, ribadisce alcuni dei concetti già espressi nei mesi scorsi. In primo luogo, è necessario ricordare che realizzare boschi non è realizzare giardini pubblici: il bosco ha delle dinamiche che sono secolari e non è certo dopo due mesi che si possano dare giudizi come quelli espressi nell’articolo in questione. Le persone che hanno collaborato con il Comune di Bergamo sul progetto vantano un’esperienza ventennale nella progettazione e realizzazione di imboschimenti. Le critiche mosse nei confronti dell’azione del Comune sono tipiche in casi come questo, visto che – come già spiegato al giornale – le piccole piantine sembrano sempre soccombere nella competizione con le erbacee. L’esperienza dei progettisti, però, dimostra che il bosco si sviluppa nella stragrande maggioranza dei casi.

Nelle altre città italiane in cui sono state avviate azioni come quelle in corso a Bergamo, all’interno di questi boschi inizialmente criticati sono nati percorsi per mountain bike, sentieri naturalistici e spazi per i birdwatcher. In altri casi, quei boschi hanno “semplicemente” reso più bello il paesaggio e fornito quei benefici che solo il bosco sa dare: ridurre l’isola di calore della città, abbattere il Pm10, stoccare la Co2 e fornire habitat a numerose specie sia animali che vegetali. Per vedere risultati concreti – che, si badi bene, prevedono a priori la morte di alcune delle piante messe a dimora – sono necessari almeno 5 anni. La densità di alberi a ettaro dell’impianto realizzato è quella normalmente utilizzata in questo settore, come dimostrano i documenti presenti anche sul sito di Regione Lombardia: la densità d’impianto è compresa fra le 1.450 e le 2.650 piante ad ettaro.

Queste densità non sono chiaramente quelle del bosco definitivo e hanno due finalità principali. La prima è quella di produrre ombreggiamento il più rapidamente possibile (3-4 anni circa) in modo da contenere naturalmente la crescita delle erbe e ridurre, se non azzerare completamente, le manutenzioni (che sono un grosso costo). La seconda è quella di ricalcare le strategie di colonizzazione naturale. In natura, infatti, un gran numero di plantule non arriverà a maturità, ma sopravviveranno solo finché avranno le risorse necessarie (acqua, sostanze nutritive e luce), poi lasceranno il posto a…

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 11 del BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 20 giugno. In versione digitale, qui.

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