Domande scomode e risposte dirette

Confronto su piazzale Marconi (per dire come non si deve più fare)

Confronto su piazzale Marconi (per dire come non si deve più fare)
Cronaca 13 Ottobre 2014 ore 18:16

Francesco Valesini è il primo architetto che ricopre l’incarico di Assessore all’edilizia a Bergamo. In giunta di architetti ce ne sono addirittura quattro, ma Valesini ha deleghe pesanti legate alla sua competenza: riqualificazione urbana, edilizia pubblica e privata, patrimonio immobiliare. Con il resto dell’Amministrazione ha seguito direttamente quello che si spera sia l’ultimo capitolo del restyling di piazzale Marconi, affidando all’architetto portoghese Ines Lobo l’incarico di un nuovo progetto. Tempi strettissimi e poco budget: in vista di Expo 2015 dovrà essere tutto pronto.

Valesini prima di diventare assessore era Presidente dell’Ordine degli Architetti. Sul tormentato restyling del piazzale della stazione ha dialogato in redazione a Bergamopost con l’architetto Mauro Piantelli (DE8 architetti), rispondendo ad alcune domande sul passato e sul futuro di questo spazio urbano, destinato a diventare il fulcro dello sviluppo a sud della città.

Piantelli: La prima curiosità che ho come architetto è che non ho ancora capito chi sia l’autore del progetto di restyling di piazzale Marconi che è stato realizzato?

Valesini: È bene ripercorrere tutta la storia, dalla sua genesi. C’è stato un finanziamento regionale per la metà dell’importo previsto. Per ottenere questo finanziamento si è elaborata una proposta in due settimane ed è stato chiesto a un architetto di preparare un progetto ad hoc. Ottenuto il finanziamento, quel progetto viene di fatto scartato. A realizzare una nuova proposta viene chiamato l’architetto Franco Zagari. Quindi si può dire che la matrice originaria del progetto di restyling di piazzale Marconi sia sua.

Piantelli: qual era l’idea base?

Quella di un ovale che fa da cerniera tra l’asse ferdinandeo, quello che va dalla stazione a Città Alta, e il transetto del sistema di via Bono, dove ci sono le pensiline. Il progetto richiamava l’idea di petali di rosa messi sul tavolo, attraverso un uso di cromatismi molto accesi, che avrebbe dovuto ripetersi nel kiss&ride (lo spazio destinato alla sosta breve), nel parcheggio e sottolineare, attraverso una specie di cluster (aree territoriali di utilizzo simile), questo elemento di transetto verticale. C’era poi un rapporto fondamentale con viale Papa Giovanni. L’idea era quella di realizzare una rambla, cioè un marciapiede centrale riducendo le carreggiate laterali. La rambla doveva essere l’elemento di collegamento che legava tutto questo sistema. Era anche previsto un sistema di sedute, anch’esso di forma ovale, che ripeteva immagini di personaggi legati a Bergamo, da Papa Giovanni XXIII a Donizetti.

Nell’elaborazione per il bando di gara, e poi credo anche nella fase realizzativa, questo progetto è stato un po’ spolpato di tutti gli elementi più caratterizzanti. Il primo a saltare è stata la rambla, come poteva essere facilmente intuibile, ma in seguito sono stati tolti anche i lampioni che dovevano essere colorati di rosso, la pavimentazione doveva essere di un altro materiale, la fontana doveva subire modifiche importanti, e via dicendo.

Personalmente non discuto la qualità della proposta del progettista, che essendo stato chiamato per una collaborazione e non per un redigere un progetto elabora la sua proposta con una relazione fatta di schizzi e disegni di massima. Le idee concettuali della piazza, però, vengono di fatto eliminate e la piazza si riduce a quello che è, cioè un semplice lavoro di pavimentazione.

Piantelli: È chiaro, ma tutte queste modifiche avranno avuto un autore. Zagari in una conferenza si è totalmente dissociato da quanto realizzato. Quindi immaginavo che qualcuno avesse deciso di realizzarlo in maniera diversa… Insomma, chi è l’autore dell’attuale  piazzale?

Valesini: Con una battuta direi che è un lavoro di madre ignota, perché quando i progetti non piacciono nessuno ne riconosce la maternità o la paternità. Il piazzale è frutto di una continua manomissione che ha portato a questo ibrido.

Piantelli: Mi tengo la curiosità sull’autore. Ma andiamo avanti. Questo è uno dei più grandi lavori pubblici che sono stati fatti a Bergamo negli ultimi anni. Viene fatto a concorso e ciò che è realizzato è esattamente quello che è descritto sul bando (anche se all’interno erano previste delle premialità).

Valesini: In realtà non si è trattato di un concorso, ma un bando di gara che prevedeva la possibilità di inserire delle migliorie. Un partecipante, ad esempio, poteva proporre di mettere una pietra di spessore diverso, regalare panchine, ecc. e tutto questo dava punteggio, faceva salire in graduatoria.

Piantelli: Ok. Ma se questo è uno dei più grandi lavori pubblici direttamente gestito dal Comune e voi oggi come amministrazione vi trovate a dover intervenire per “limitare i danni”, immagino che qualcosa sia andato storto. Cosa?

Valesini: Bisognava avere maggiore determinazione, maggior chiarezza, capire davvero di cosa si stava parlando, cioè di un’opera pubblica fondamentale. Ricordiamo che questo doveva essere l’anticipo della grande espansione a sud della città, che doveva dimostrare la capacità di gestione del processo di trasformazione. È stato sottovalutato, a un certo punto ho persino l’impressione che sia stato considerato semplicemente un lavoro di infrastrutturazione stradale. Non si è capita l’importanza di affidare a un unico progettista il disegno di tutto il sistema rimanendo poi coerenti a quel progetto fino in fondo. Insomma, è un progetto che è stato troppe volte rimasticato. Ma siccome è anche un progetto complesso dal punto di vista funzionale – ci sono le autolinee, la ferrovia, società di trasporto diverse, un flusso pedonale significativo – non doveva essere gestito così. Ma su questo si è detto già tanto. C’è da sperare che dagli errori si impari e che questa vicenda serva da lezione.

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Piantelli: Bene. Da qui capiamo che il progetto era complesso. Però il PGT (Piano di Governo del Territorio) dava indicazioni sull’aera, che è un grande nodo infrastrutturale. È un hub urbano, quindi c’è una componente di trasporti, di gestione del traffico e dei flussi, che rende questo spazio particolarmente critico. Allora mi chiedo come sia possibile che di tutto ciò non vi fosse traccia nel bando. Se è un hub urbano, come mai non c’è uno studio del traffico e dei flussi? Come mai in quel “briefing di concors” non c’era nulla di tutto ciò? E soprattutto perché a monte fu chiamato Zagari e non anche un trasportista? Ancora una volta mi sembra che il rifacimento del piazzale della stazione sia stato trattato come un problema di arredo urbano e non come un nodo infrastrutturale.

Valesini: La mia impressione che le amministrazioni abbiano sempre preferito avere un controllo diretto dell’elaborazione del progetto, invece di capire che bisogna preparare un programma dettagliato, lasciando poi al progettista, scelto tramite concorso, l’incarico di trovare le giuste soluzioni.

Piantelli: A questo punto sarebbe anche interessante, secondo me, capire che valore abbiano le indicazioni del Pgt, perché a Bergamo, ad esempio, c’è un Pgt che dice “lì c’è l’area dei musei” poi la Gamec andrà da tutt’altra parte, il piazzale Marconi è un nodo infrastrutturale e poi non esiste uno studio del traffico. O il Piano del territorio è uno strumento di programmazione o è uno strumento burocratico che vale per gli edifici, ma che sulla città non dice niente.

Valesini: La legge che ha introdotto il Pgt è nata su un principio giusto, espresso tenendo conto delle dinamiche immobiliari e di sviluppo urbano che oggi più che mai sono sempre più cangianti e necessitano di strumenti flessibili che assecondino le continue trasformazioni. Non sempre le cose vannoo in questo senso. Il Pgt ha infatti uno strumento, il Documento di Piano, che definisce le linee strategiche (la Gamec va qui, l’ospedale lì, ecc) ma non è prescrittivo dal punto di  vista giuridico. Poi ci sono il Piano dei Servizi, che elenca i bisogni della città pubblica, e il Piano delle Regole, che definisce la città esistente, e questi due documenti sono di natura prescrittivi. Capita spesso che quando si modificano i contenuti del Documento di Piano, si finisca a dover modificare anche gli altri due strumenti che, essendo vincolanti, richiedono procedure più lunghe. Il risultato è che il Pgt alla fine non risulta né sufficientemente flessibile da adattarsi ai continui cambiamenti in atto, né sufficientemente vincolante da consentire il rispetto delle scelte strategiche fatte al di là delle contingenze  e delle convenienze del momento. E’ anche per questo che da più parti si chiede oggi di rivedere alcune sue finalità.

Piantelli: il Pgt indica l’area di Piazzale Marconi come il nodo di arrivo – ci sarà il collegamento ettometrico con l’aeroporto, l’interscambio tra il treno e il tram, e tra treno e pedone ecc.-. Tutti gli interscambi sono di tipo pedonale. Ora, la scienza dei trasporti ci dice che i flussi pedonali sono i più restii a essere modificati, perché il pedone tende ad avere una direttrice la più diretta possibile. Come mai non sono stati intrapresi studi più specialistici o non sono state fatte campagne di rilevamento per capire come le persone si muovono in quello spazio? Riportare tutto al colore della pietra o alle panchine è un po’ svilente. L’architetto dovrebbe costruire la città, non rendere uno spazio” meno brutto”.

Valesini: Si, è vero, concordo. Ma sono domande che andrebbero poste alla precedente amministrazione.

Piantelli: In qualità di ex presidente dell’ordine degli architetti, lei non ritiene un paradosso che ora per limitare i danni di un concorso pubblico si ricorra a un incarico diretto?

Valesini: Mi fa piacere questa domanda, alla quale ho modo rispondere pubblicamente. Me la sono fatta anch’io. Però qui bisogna guardare la contingenza delle cose. Prima di tutto noi dobbiamo considerare i tempi. In campagna elettorale il sindaco Gori aveva preso l’impegno di intervenire su quella piazza per completarla, o riqualificarla che dir si voglia. Noi ci siamo insediati a metà giugno. La linea di demarcazione è maggio 2015 per Expo. Pensare di intervenire dopo non avrebbe avuto senso. Abbiamo quindi otto mesi per finire l’opera con la certezza che non si può sforare. I soldi che si vogliono investire sono pochi. Non possiamo permetterci, anche per una questione morale, di rifare la piazza in un momento di crisi come questo. Mettere in campo un concorso che non permetteva grandi cifre e con i tempi dati era oggettivamente impossibile. Lo era anche fare un bando di gara a inviti. Se avessimo potuto avere anche solo sei mesi in più, avremmo fatto senz’altro altre scelte.  Abbiamo voluto trovare però un metodo che tenesse conto del merito e del talento, secondo quindi gli stessi principi su cui si basa un concorso. E questo lo abbiamo trovato in un premio. Oggi a Bergamo il premio più importante di architettura è l’ArcVision Prize (istituito da Italcementi Group) ed è per questo che abbiamo scelto la vincitrice della sua ultima edizione. Il premio tra l’altro è stato assegnato da una giuria di altissimo livello. In questo modo pensiamo di aver salvato gli stessi principi, oggi alquanto trascurati nel nostro Paese. Abbiamo di conseguenza contattato Ines Lobo a Lisbona, le abbiamo raccontato quale era il programma e quali le difficoltà di intervenire su un progetto già completato con pochi soldi e lei si è resa disponibile. Mi ha stupito per il coraggio. Da qui nasce anche il coinvolgimento di Italcementi che ha condiviso questa scelta e, visto anche che quest’anno ricorre il 150esimo della sua fondazione, ci ha assicurato il suo aiuto. Il progetto sarà presentato al massimo ai primi di novembre, non possiamo andare oltre. La scommessa vera a questo punto è solo il tempo. Contiamo per questo però molto, sia io che il collega Brembilla, sulla grande professionalità dei tecnici dell’ufficio Lavori Pubblici

Piantelli: Ma Piazzale Marconi è un problema strutturale o estetico?

Valesini: È sia strutturale che estetico.

Piantelli: Ho potuto constatare che in nessun modo questo progetto tiene conto di quello che sta avvenendo nell’edificio-stazione. Paradossalmente viene disegnata la piazza senza capire che Cento Stazioni sta facendo a sua volta un progetto, tra l’altro già pubblicato, che decide di vetrare una parte della facciata. Risultato: dove ci sarà la vetrata noi ci mettiamo il parcheggio. È inquietante pensare di guardare fuori da una vetrata e vedere auto parcheggiate invece di una piazza o dei giardini. Insomma, mi sembra sia mancata anche la comunicazione tra due ambiti, Comune e Ferrovie dello Stato, come due mondi che si toccano, ma nessuno dei due sa cosa sta facendo l’altro. Capisco quindi ci sia un’esigenza di restyling. Forse si è pensato che fosse un lavoro da fare e non un pezzo di città da costruire.

Valesini: È mancato un quadro chiaro della complessità dell’area e del progetto. Ma vorrei dare uno sguardo in prospettiva per il futuro.

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Piantelli: Piazzale Marconi oggi è proprio così brutto?

Valesini: Come tutte le cose nuove io capisco che si possa dire “meglio di prima”. La pedonalizzazione è già un vantaggio, ma una città come Bergamo non può accontentarsi solo di questo. Dobbiamo poter raggiungere un risultato migliore di quello che abbiamo ora. Oggi questo spazio, al di là della pedonalizzazione, è troppo spoglio. Penso che la componente del verde potrebbe essere un elemento che aiuti a dare completezza, anche se non ne faccio una battaglia ideologica. Se osserviamo le piazze italiane ci rendiamo conto che sono per la maggior parte di pietra, senza verde, eppure molte sono bellissime. Lo spazio di piazzale Marconi non è però inserito in un tessuto urbano che dà una dimensione, non ha una cortina edilizia attorno, per cui c’è questo senso di dispersione e il verde potrebbe aiutare a dare il senso di uno spazio più raccolto. Ma il progettista farà il suo lavoro.

Piantelli: Comunque è imprescindibile che un lavoro pubblico subisca critiche. Difficilmente un lavoro può raccogliere le aspettative di tutti. Se ci sono discussioni di merito sulla città, penso sia solo positivo.

Valesini: Se mi permette il paragone, anche del cantiere di San Pietro, durato oltre cento anni, a Roma si è detto di tutto. La dimensione pubblica della città è sempre stata oggetto di critiche e confronti. Michelangelo lasciò il cantiere per le polemiche di cui era stato oggetto. Ma è bello se gli architetti si esprimono e entrano in un dibattito. Io penso che negli ultimi 20 anni gli architetti siano stati un po’ assenti a Bergamo, anche per convenienza.

Piantelli: Non vorrei che gli architetti finissero per decidere su questioni di arredo urbano, di lampioni o panchine. Penso invece che dovrebbero intervenire sul sogno della città e non solo sull’arredo. Per rimediare bisogna ripensare. Non è che in piazzale Marconi le cose non vanno perché sono brutte, ma perché non sono funzionali. Il rischio è che il problema venga ridotto alla scelta del colore di un lampione o alla forma di una panchina, senza tener conto della funzione che la piazza è chiamata a svolgere. Premesso che non credo nella specializzazione degli architetti, Ines Lobo nel suo portfolio non ha spazi pubblici. Cosa ne pensa?

Valesini Sì, però va detto che noi abbiamo anche sognato troppo e la città è finita per essere quella che è. La stazione è una questione che coinvolge anche tutto il processo decisionale. Io l’architettura la considero una delle tante fotografie emblematiche di questo paese: qui moltissimi architetti italiani non hanno avuto modo di esprimersi. Sono d’accordo con lei che lo spazio di piazzale Marconi andrebbe ripensato, ma non ci sono le condizioni per farlo. E mia nonna mi ha insegnato che il meglio è nemico del bene. Oggi possiamo solo prendere in mano la piazza e se un architetto è capace, può intervenire e risolvere i problemi. È l’unica strada che realisticamente possiamo percorrere.

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Piantelli: Una volta terminato piazzale Marconi, quale sarà il prossimo grande progetto?

Valesini: Il Sentierone, il sistema piacentiniano. È un altro progetto che bisogna toccare con grandissima delicatezza, ma si capisce che siamo di fronte ad un sistema che va ripensato e attualizzato a nuove esigenze, senza snaturarlo ma lavorando sulla sua capacità attrattiva e commerciale. Alcuni spazi vanno ripensati, penso a piazza Dante, allo spazio antistante al Donizetti, a piazza Cavour, all’idea di pedonalizzare l’area centrale. La nostra idea è promuovere un concorso internazionale sull’area del Sentierone da bandire per i primi mesi di EXPO. Il concorso era già stato messo in campo dalla precedente amministrazione. Ora bisogna chiamare a raccolta tutte le capacità dei progettisti.

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