In 7 anni debito cresciuto del 1200%

L’incredibile buco del Parma e le ombre sulla gestione Ghirardi

L’incredibile buco del Parma e le ombre sulla gestione Ghirardi
26 Febbraio 2015 ore 15:55

È un lungo incubo quello che sta vivendo la Parma calcistica, di cui ancora non si vede la fine. Dopo le panchine messe all’asta e la vendita del pullman della società, continuano a filtrare indiscrezioni e notizie su come la situazione, in realtà, fosse tragica dal punto di vista finanziario già da tempo. Eppure nessuno ha parlato. Perché? Questa sarà una delle tante domande, forse la principale, a cui il mondo calcio dovrà rispondere quando le acque si saranno calmate. Intanto anche la partita di domenica tra Genoa e Parma è a rischio. Questa volta, però, non per assenza di fondi come accaduto contro l’Udinese, ma perché i giocatori, guidati dal sempre più capitano (anche fuori dal campo) Alessandro Lucarelli, non hanno intenzione di scendere in campo. Una forma di protesta da parte di chi, oramai da mesi, non riceve lo stipendio e si sente preso in giro. Dalla vecchia dirigenza Ghirardi, dall’interregno senza senso di Rezart Taci e dall’attuale presidente, Giampietro Manenti, che continua a promettere senza concretamente fare nulla, almeno per ora.

L’Aic, ovvero il sindacato dei calciatori guidato da Damiano Tommasi, è vicino ai ragazzi del Parma e lo dimostrerà il prossimo weekend, facendo iniziare tutti i match con 15’ di ritardo in segno di solidarietà. Intanto, però, tenta di mediare e si augura che la protesta dei giocatori parmensi rientri, permettendo il regolare svolgimento della partita contro il Genoa. Molto dipenderà dall’incontro che si terrà tra il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, e Manenti. L’obiettivo è velocizzare il più possibile la procedura fallimentare per permettere al Parma di salvare i titoli sportivi, evitando di crollare nei dilettanti.

 

 

Manenti ottimista (solo lui). A impressionare è la calma con cui Giampietro Manenti continua ad affrontare la situazione. Sono oramai più di due settimane che promette l’arrivo di un bonifico internazionale di cui, per ora, nessuno ha ancora notizie. Fa avanti e indietro dalla Slovenia, Nova Gorica precisamente, dove ha sede la sua società Mapi Group, in una villetta anonima di due piani. Da una società con capitale sociale di 7.500 euro dovrebbe arrivare un bonifico da circa 180 milioni di euro: non è difficile capire il motivo del pessimismo. Pizzarotti sta mediando nella speranza di convincere Manenti a portare i libri contabili in Tribunale e dare il via ufficiale alla pratica di fallimento, eppure il manager residente a Limbiate e originario di Cividate al Piano non pare voler fare un passo indietro. Nella giornata di giovedì 26 febbraio è stato raggiunto telefonicamente dai microfoni di Radio 24 e ha dimostrato un’invidiabile ottimismo: «Mi sento di dire che domenica il Parma giocherà. I giocatori non dovranno pagarsi la trasferta. Non ci aspettiamo aiuti dalla Lega o dalla Federcalcio, non vogliamo chiedere niente, andremo avanti con le nostre forze». E non vuol sentir parlare di fallimento: «Perché abbiamo un piano preciso per il Parma». Quale? Nessuno lo sa.

Nelle ore precedenti alla sua breve intervista, si era sparsa la voce che, per il suo ultimo viaggio a Nova Gorica, Manenti si fosse fatto anticipare circa mille euro dal tesoriere del Parma. Una notizia che aveva ulteriormente indignato il tifo parmense. Ma il manager ha smentito la notizia: «Non è vero. Ho ancora 10 euro per la benzina per andare e tornare». Probabilmente è la verità, ma oramai non ci si stupirebbe più di nulla.

Un occhio ai conti. L’ottimismo di Manenti non è certamente condiviso da molti. Più le ore passano, più la situazione diventa difficile da sbrogliare e più i conti del Parma peggiorano. E proprio i conti stanno al centro di un giallo da risolvere. Cinque giorni fa, dopo due mesi di silenzio, Tommaso Ghirardi, ex proprietario della società, è tornato a parlare. A dicembre aveva salutato tutti dicendo: «Tra qualche tempo tutta Parma mi dovrà ringraziare». Pare veramente difficile che ciò accada. Ghirardi, però, ha voluto rispedire al mittente le accuse di aver lasciato una società allo sbando, con conti da mani nei capelli. Intervenuto a Sabato Sprint, trasmissione di Rai 2, Ghirardi ha detto: «Sono addolorato per quello che sta succedendo. Debiti? Io invito a leggere i bilanci, sono stufo di sentire queste sciocchezze». Sciocchezze, ma proprio guardando i bilanci si possono muovere delle accuse all’ex patron dei gialloblu. Lo ha fatto Marco Bellinazzo, giornalista esperto di sport ed economia de Il Sole 24 Ore, il quale in un articolo ha dipinto l’inabissarsi finanziario del Parma: nella stagione 2006/2007, la società presentava a bilancio un monte debiti di 16,1 milioni di euro; 7 anni dopo, nella stagione 2013/2014, il monte debiti è salito a 197,4 milioni di euro. Un aumento del 1200%. Ghirardi potrà anche smentire le parole, ma non i numeri.

 

 

Nuove verità su Ghirardi. Ma oltre ai numeri, sono anche le testimonianze di molti uomini del Parma a mettere al muro il manager bresciano, ex proprietario del club. Se nelle scorse settimane il capitano Lucarelli aveva sottolineato come, negli anni scorsi, c’era la pessima abitudine di aspettare le scadenze per pagare gli stipendi, sono le parole rilasciate a Sky Sport dal team manager gialloblu (ed ex bomber della squadra) Alessandro Melli a gettare ombre inquietanti sulla vecchia gestione. Melli sottolinea come l’amministrazione della squadra fosse totalmente in mano, oltre che a Ghirardi, anche al direttore sportivo Pietro Leonardi e che da circa 3 anni lui fosse molto critico sulla piega che aveva preso la situazione. Melli spiega: «L’anno peggiore è stato lo scorso. I risultati sportivi hanno coperto quello che stava realmente succedendo. Era un Titanic: tutti viaggiavano in prima classe, ma è bastato uno scoglio, ovvero la mancata licenza UEFA, per far affondare la nave». I problemi economici, secondo Melli, c’erano da tempo. Lui e sua moglie, avvocato del Parma, non ricevono lo stipendio da 19 mensilità. C’è un altro particolare inquietante che viene rivelato dal team manager: «È vero, Ghirardi aveva preso la pessima abitudine di pagare sempre in extremis. Accampava sempre scuse di difficoltà di liquidità. Nel 2010, dopo una vittoria sul Chievo, sulle ali dell’entusiasmo promise ai calciatori un premio in denaro, dal totale di 100mila euro. Pochi giorni dopo chiese quei soldi in prestito a me. Mi parve una cosa assurda, ma allora eravamo in ottimi rapporti così glieli prestai, senza alcuna garanzia o interesse. Ci ho messo tre anni per riaverli».

Una gestione sconsiderata. Per quanto Manenti non ispiri fiducia, le colpe di questa situazione non sono certo sue. In pochi dubitano del fatto che le vere colpe siano invece di Ghirardi e Leonardi, o meglio, della loro sconsiderata gestione societaria. Questo sarebbe dimostrato dall’incredibile numero di contratti federali stipulati dalla società, ovvero di giocatori a libro paga del Parma: 242. In appena tre anni, il Parma ha compiuto ben 755 operazioni tra acquisti e cessioni. Un’enormità, non giustificata dalla situazione economica. A colpire soprattutto il fatto che di questa marea di giocatori, pochissimi fossero realmente utili alla squadra. Nonostante questo parco calciatori, gli osservatori sotto contratto del Parma erano appena uno o due. Da dove arrivano allora tutti questi atleti? L’ipotesi più probabile, avanzata da diverse fonti, è che molti procuratori usassero il Parma come base per dare maggior visibilità ai propri assistiti.

 

 

Sospetti sloveni. In questo marasma di voci, indiscrezioni, conti in rosso e accuse, c’è un altro elemento che getta lunghe ombre su quanto sta accadendo a Parma. Come oramai noto, Manenti è titolare di una società con sede a Nova Gorica. Proprio con la squadra calcistica della città oltre confine, da circa un anno, il Parma di Ghirardi aveva stretto un rapporto di collaborazione. Una collaborazione che ha dato pochi frutti, ma che ha permesso al Parma di “parcheggiare” molti dei suoi tesserati in Slovenia. Nonostante Ghirardi neghi di aver mai influito sulle scelte societarie del Nova Gorica calcio, basta osservare l’organigramma della squadra slovena per intuire che si andava oltre una mera “sponsorizzazione”: tecnico è stato, fino a ottobre, Luigi Apolloni, ex stella del Parma; lo staff tecnico era quasi tutto targato Parma; il ritiro estivo del Nova Gorica è stato fatto al centro sportivo gialloblu di Collecchio; Silvia Serena, consulente legale del Parma, è anche consulente legale del Nova Gorica. Insomma, a Nova Gorica il Parma di Ghirardi aveva piantato qualcosa in più di un piccolo “seme pubblicitario”. E a molti suona strano che proprio da Nova Gorica passi il futuro destino della squadra, attraverso la persona di Manenti. L’ipotesi fatta da qualcuno è che, dopo il fallimento della gestione Rezart Taci, durata appena due mesi, a Nova Gorica qualcuno si sia mosso per tentare di salvare l’immagine dell’imprenditore bresciano Ghirardi.

Altre voci, altre indiscrezioni, mentre l’incubo continua. Solamente la Procura di Parma, con il fascicolo d’indagine per reati fiscali aperto negli ultimi giorni, potrà dare risposte e certezze. Certezze che tanti oggi promettono, ma che nessuno, in Emilia, si aspetta più.

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