lo studio

Coronavirus, in Bergamasca oltre 64 mila contagi. Lo dice l’Ordine dei medici di Bergamo

Una ricerca coordinata dal dottor Roberto Buzzetti, in collaborazione con i dottori Paola Pedrini, Ivan Carrara e Tiziano Gamba

Coronavirus, in Bergamasca oltre 64 mila contagi. Lo dice l’Ordine dei medici di Bergamo
Bergamo, 07 Aprile 2020 ore 10:24

Sarebbero oltre 64 mila i casi di Coronavirus nella nostra provincia, almeno stando ad un’indagine conoscitiva promossa dall’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri di Bergamo e coordinata dal dottor Roberto Buzzetti, in collaborazione con i dottori Paola Pedrini, Ivan Carrara e Tiziano Gamba.

E’ ormai cosa nota, infatti, come denunciato da tempo dagli stessi medici di famiglia, che i dati reali del contagio siano in larga parte sottostimati per diversi motivi tra cui, soprattutto, ma mancanza dell’esecuzione dei tamponi. L’obiettivo dello studio è arrivare ad avere un’idea, anche approssimativa, della reale frequenza della patologia nella popolazione.

Al sondaggio hanno risposto 65 medici di famiglia sparsi per tutta la provincia, per un totale di oltre 96 mila assistiti (il 70 per cento dei quali con un’età inferiore ai 65 anni) ai quali è stato richiesto, attraverso la posta elettronica, di estrarre dagli archivi le informazioni relative al numero di assistiti, al numero di casi di Covid, a quanti di questi fossero seguiti a domicilio, quanti ricoverati, quanti guariti e quanti deceduti.

I risultati parziali sono stati pubblicati lunedì 6 aprile e, come si legge nel documento pubblicato dall’Ordine i «nostri dati indicano che il 6,7 per cento dei pazienti assistiti (con lievi variazioni tra le due classi di età) hanno in atto o hanno avuto l’infezione da Covid-19, compresi guariti e deceduti, mentre secondo i dati ufficiali (limitati a chi ha eseguito un tampone) saremmo all’0,86 per cento. Tenendo conto anche della composizione per età, possiamo stimare per la popolazione provinciale un numero totale di 64.461, con un margine di errore di 1.750 casi (in più o in meno). Questo alla data del 4 aprile, ovviamente il numero è destinato ad aumentare nel tempo».

«L’originalità dell’indagine sta nell’avere considerato come affetti da Covid-19 i malati che presentassero una serie di sintomi tipici, anche in assenza di tampone – prosegue il documento dell’Ordine -. Si tratta probabilmente del primo sondaggio in Italia a livello di popolazione, mentre fino ad ora abbiamo sempre sentito parlare della malattia dal punto di vista dell’ospedale. Purtroppo, come è insito in questo tipo di indagini, si soffre di una non sempre ottimale qualità dei dati, soprattutto per problemi di tempo (i colleghi erano evidentemente impegnati nel fronteggiare la pandemia!) che implica un certo grado di imprecisione delle stime. Un altro problema deriva dalla non perfetta casualità del campione: si presume infatti che i medici impegnati nelle zone a maggior patologia siano anche quelli meno propensi a rispondere, sempre per problemi di tempo, stanchezza o addirittura non buona salute. In particolare appaiono meno rappresentati i medici operanti in Val Seriana, area particolarmente colpita dall’epidemia. Inoltre il nostro studio riguarda soltanto soggetti adulti (o meglio, dai 14 anni su)».

Su un numero più limitato di medici che hanno potuto fornire tutti i dati completi (rappresentano comunque 53.000 assistiti) è stato invece possibile ricavare le seguenti stime (che tengono conto della composizione per età):

  • Ricoverati in media lo 0,2 per cento degli assistiti che corrisponde, rapportato alla popolazione provinciale, una stima di 2.282 ricoveri dall’inizio dell’epidemia
  • Assistiti a domicilio, al momento dell’inchiesta, 1,8 per cento, che corrisponde a 17.431 pazienti in isolamento domiciliare sulla popolazione provinciale
  • Guariti il 2,4 per cento sugli assistiti che corrisponde a 22.822 sulla popolazione provinciale
  • I deceduti sono in media lo 0,3 percento. In particolare, l’età sotto 65 anni avrebbe una mortalità dello 0,04 per cento (4 casi su 10.000 assistiti) mentre al di sopra dei 65 anni si registra un 1,2 per cento di mortalità. Proiettato sulla popolazione generale questo si traduce in 3.019 decessi. Questo dato, che riguarda i deceduti in seguito all’infezione Covid, è inferiore alla stima dell’eccesso di mortalità calcolato tramite gli uffici anagrafe (4.500 morti circa, come pubblicato da L’Eco di Bergamo). Anche in questa valutazione andrebbe tenuto conto della minore presenza nel campione esaminato di medici della Val Seriana.
  • Mentre quanto appena detto riguarda la mortalità (deceduti / assistiti) la letalità (deceduti / casi) sarebbe dello 0,7 per cento al di sotto dei 65 anni, e del 16,5 per cento al di sopra del 65 anni, con una media del 5,6 per cento.

«Questo studio rapido – conclude l’Ordine – anche se, ripetiamo, non purissimo dal punto di vista metodologico, porta per la prima volta un contributo alla quantificazione dell’infezione. Ci auguriamo possa essere replicato anche in altre aree geografiche e tradursi in indagini anche più robuste e affidabili».

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