Molte fedi sotto lo stesso cielo

Che cosa ha detto Emma Bonino mercoledì sera al Conca Verde

Che cosa ha detto Emma Bonino mercoledì sera al Conca Verde
Cronaca 16 Settembre 2017 ore 06:00
Foto di Luca Baggi e Clara Mammana

 

EMMA BONINO diretta facebook

"Ero straniero e mi avete ospitato", la diretta dell'appuntamento con EMMA BONINO di Molte Fedi 2017

Pubblicato da Molte fedi sotto lo stesso cielo su Mercoledì 13 settembre 2017

«Pennac li ha chiamati cretini» esordisce Daniele Rocchetti introducendo, nell'ambito di Molte Fedi sotto lo stesso Cielo di mercoledì 13 settembre, l’intervento di Emma Bonino. «Per me, però, più che cretini sono pericolosi» e molto vicini a noi: «Ieri mattina al Mamoli, il primo giorno di scuola, il movimento di Forza Nuova Lotta Studentesca ha appeso uno striscione che recitava “La vostra immigrazione si chiama terrorismo”. Non hanno capito che il dovere all’accoglienza non esclude il diritto alla sicurezza». Rocchetti poi introduce il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, che si trova di nuovo sul palco assieme alla leader dei Radicali Emma Bonino. Nella stessa mattina, infatti, i due hanno erano a Milano assieme a Giuliano Pisapia per parlare di Ero Straniero, la raccolta firme per la revisione della legge Bossi-Fini promossa dalla Casa della Carità e dai Radicali Italiani, a cui ha aderito anche Molte Fedi sotto lo stesso Cielo.

 

Il discorso di Gori. «Papa Francesco ha ribadito che non dobbiamo solo ricevere, ma integrare» e nei prossimi giorni potremo leggere il piano nazionale di integrazione del Ministro Minniti, «cosa che qualche mese fa non era nemmeno nell’agenda del Governo». Per Gori è senza dubbio un segnale positivo: «Senza integrazione creeremo situazioni di grande rischio per la nostra società», perché tutti coloro che escono dai percorsi di accoglienza senza un permesso di soggiorno non tornano nel loro paese ma diventano clandestini, a oggi stimati attorno ai 500mila. Gori conclude ringraziando i sindaci che hanno aderito alla raccolta firme: «Sono grato a quei pochi che hanno accolto i migranti, facendosi carico anche della parte di chi si è rifiutato. Abbiamo bisogno di loro come abbiamo bisogno di Emma, la voce più forte di tutti che va a toccare i cuori delle persone. L’integrazione non è solo accoglienza».

 

 

Una premessa insindacabile. L’intervento di Emma Bonino è molto severo: «L’integrazione nasce quando diritti e doveri reciproci sono chiari». L’ospite ha certamente dei diritti, ma anche dei doveri: «I migranti vanno integrati, fatti salvi alcuni principi su cui non siamo disposti a derogare, come la responsabilità individuale. Per questo motivo, ad esempio, nei luoghi pubblici si deve essere riconoscibili: non sono ammessi burqa o veli, perché ho il diritto di sapere con chi parlo. Quello che vogliamo promuovere non è né lassismo né buonismo. Non sono una lassista, sono una “doverista”: stabilire delle regole è importante per tutti, per noi e per loro. Ben venga il diritto alla casa, ma questo non significa andare ad occupare le abitazioni altrui».

 

 

Un problema globale di natura demografica ed economica. Nel 2050 ci saranno due miliardi di persone in più nel mondo, ma la crescita non è omogenea. L’Occidente è in declino e l’esplosione demografica è concentrata in Africa e in alcuni Paesi asiatici: «Nel 1950 c’erano 70 milioni di persone tra la Turchia e il Marocco, e nel 2050 diventeranno 640. È chiaro che nessuno sviluppo economico potrà nell’immediato assorbire questa esplosione demografica». C’è solo «un piccolo lago che si chiama Mediterraneo» tra questo continente povero ma sempre più popolato e l’Europa, che grazie al progetto europeo e ai sussidi del Piano Marshall è diventato il continente più ricco del mondo. «Per mantenere l’equilibrio tra forza lavoro e pensionati abbiamo bisogno di 50 milioni di nuovi arrivi»: l’integrazione è quindi nel nostro interesse, non solo umano ma persino economico. «Non è facile, ma ce lo dobbiamo dire: abbiamo bisogno di nuovi arrivi». Dopotutto, 800mila famiglie italiane hanno una badante non europea e senza 805mila studenti stranieri avremmo 68mila professori a casa.

 

 

E l’Unione Europea? Emma Bonino è fiera del lavoro della Guardia Costiera e delle ONG: «Siamo e spero continueremo ad essere bravissimi a salvare vite umane: sui cadaveri non si costruisce niente». Persino Juncker, Presidente della Commissione Europea, ha detto che l’Italia ha salvato l’onore e la dignità europea. Non è nemmeno vero che l’Unione Europea non ci aiuta: «Bruxelles non c’entra niente: i responsabili di questa situazione sono gli Stati membri che non hanno voluto delegare le competenze sui confini e la protezione delle frontiere».

Non siamo più razzisti degli altri. In Italia i migranti regolari sono il 7 per cento della popolazione, tra i sette e gli otto milioni che contribuiscono all’8 per cento del PIL e versano contributi all’INPS per pagare le pensioni di 600mila italiani, spiega Bonino. Certo, all’appello mancano 500mila clandestini, che equivarrebbero a sette miliardi di euro di tasse e che sono diventati «il capro espiatorio dei problemi politici, sociali ed elettorali».

Ma Emma Bonino sa di aver individuato il problema: «La legge Bossi-Fini del 2001 ha chiuso tutti i canali legali di entrata» senza risolvere il problema della clandestinità, anzi: «Con la Bossi-Fini sono state regolarizzate 750mila persone senza che nessuno urlasse “all’invasione”». Ciò che ci indispone è questo «esercito di irregolari» che non potremmo espellere senza degli accordi, che al momento esistono solo con Tunisia Marocco e Nigeria.

 

 

C’è bisogno di educazione. «Stiamo diventando insofferenti alla povertà, non agli stranieri: altrimenti perché stenderemmo un tappeto rosso per uno sceicco accompagnato da donne velate di nero, senza dire che attenta alla nostra identità popolare? È il mendicante che ci dà fastidio e stiamo alimentando una guerra tra poveri». Non ha senso essere ostili all’integrazione, dice Bonino: persino i nostri migranti nel secolo scorso si sono portati dietro tradizioni discutibili come il delitto d’onore, abolito solo nel 1982: «Se solo portassimo i nostri ragazzi a vedere i musei dell'emigrazione vedremmo che anche le nostre donne portavano il velo e non uscivano di casa senza il marito. Dopo aver trascorso vent’anni negli Stati Uniti alcuni miei parenti sono tornati in Italia senza aver imparato una sola parola di inglese, perché erano chiusi nelle loro comunità. Solo la scuola ha permesso ai loro figli di integrarsi».

Non esiste alcuna soluzione miracolosa per questo tipo di problemi: «È un fenomeno che possiamo solo governare ma non cancellare, come le maree. È facile urlare “tutti a casa”», mentre la cattiveria e l’intolleranza restano incontrastate e aggravano questa situazione. «Stiamo sdoganando dei principi che fino a poco tempo fa mai ci saremmo sognati di violare»: non sopportiamo i mendicanti, parcheggiamo nei posti riservati ai disabili e riserviamo parcheggi alle “famiglie naturali”. Dopo i migranti con chi ce la prenderemo? Con i disabili e poi con i poveri? Abbiamo già vissuto questa storia e non voglio essere eccessiva, ma quando si scivola sul primo scalino è difficile fermarsi. Per salvaguardare i nostri valori e la sicurezza è necessaria l’integrazione».