Cronaca
Una riforma storica

Che ha deciso il Papa sui processi (non sulla nullità dei matrimoni)

Che ha deciso il Papa sui processi (non sulla nullità dei matrimoni)
Cronaca 09 Settembre 2015 ore 12:25

Il Papa semplifica la dichiarazione di nullità dei matrimoni. È una riforma storica quella che Papa Francesco introduce nel codice del Diritto Canonico. Raccogliendo le proposte dei vescovi emerse nel Sinodo straordinario dello scorso anno sulla famiglia, il Santo Padre ha presentato martedì 8 settembre due lettere apostoliche nella forma Motu Proprio (cioè che contengono decisioni prese di propria iniziativa) che riformano il funzionamento della Sacra Rota, immobile da più di tre secoli: la Mitis Iudex Dominus Iesus, indirizzata alla Chiesa Latina e la Mitis et misericors Iesus, rivolta alle Chiese Orientali.

Nullità e non annullamento. È bene precisare che la Chiesa non si preoccupa in prima istanza di annullare un matrimonio, ma di verificare se esistano dei motivi per cui il matrimonio si possa considerare nullo. È un atto di misericordia del Papa rivolto a tutti quei fedeli che si trovano sospesi ad un giudizio, imprigionati nel dubbio se il loro matrimonio sia fallito o se non fosse stato valido fin dall’inizio. L’intento primario consiste nel riportare nella comunità ecclesiale tutte le persone separate, molte delle quali impegnate in una nuova unione. Come è scritto nella lettera: «Ho deciso di dare con questo Motu Proprio disposizioni con le quali si favorisca non la nullità dei matrimoni, ma la celerità dei processi, non meno che una giusta semplicità, affinché, a motivo della ritardata definizione del giudizio, il cuore dei fedeli che attendono il chiarimento del proprio stato non sia lungamente oppresso dalle tenebre del dubbio». A livello teorico non cambia nulla, l’indissolubilità del matrimonio non viene nemmeno sfiorata. Viene invece rivisto il meccanismo con cui è concessa la nullità, che è reso più breve e meno dispendioso. Le cause saranno gratuite.

 

Francis

 

La centralità del vescovo. La prima semplificazione riguarda la lunghezza del processo. Sarà possibile concludere la pratica con la sentenza di primo grado, senza che sia necessario il ricorso in appello. La durata della sentenza dovrà essere al massimo di un anno. Prima invece erano obbligatorie entrambe le sentenze, che dovevano necessariamente essere concordi. È istituita inoltre una forma di processo “breve” qualora le parti siano concordi e lo svolgimento dei fatti sia evidentemente manifesto. In questo caso il processo non dovrà superare i 30 giorni, e il ruolo del giudice verrà affidato al vescovo, che potrà dichiarare la nullità oppure rimettere il giudizio al procedimento ordinario. Il tribunale invece dovrà essere formato da tre chierici, qualora ve ne sia la possibilità. In caso contrario sarà possibile la presenza di un solo chierico affiancato da due giudici laici oppure, in ultima istanza, di un solo chierico assistito da due aiutanti approvati dal vescovo.

Chiese Orientali. Un’altra lettera, la Mitis et misericors Iesus, è stata invece rivolta alla Chiesa Orientale, che a causa delle sue origine storiche presenta una codificazione differente da quella Latina. Il Papa tuttavia, con una metafora ripresa da Giovanni Paolo II, riconduce entrambe le Chiese alla medesima origine: «Fin dall'inizio della codificazione canonica delle chiese orientali, la stessa costante volontà dei romani pontefici di promulgare due codici, uno per la chiesa latina e l'altro per le chiese orientali cattoliche, dimostra molto chiaramente che essi volevano conservare ciò che è avvenuto per provvidenza divina nella chiesa, cioè che essa, riunita da un unico Spirito, deve respirare come con i due polmoni dell'Oriente e dell'Occidente e ardere nella carità di Cristo come con un solo cuore composto da due ventricoli».   

Un passo verso i padri separati. Questa riforma dimostra, contrastando le tante opinioni che vedono nell’operato di Papa Francesco uno spirito rivoluzionario, la continuità con la prosecuzione del lavoro di Benedetto XVI. Il Papa Emerito infatti aveva già sottolineato come fosse importante andare incontro ai padri separati, i quali «non sono esclusi dall’amore della Chiesa e dall’amore di Cristo. Una Eucaristia senza la comunione sacramentale immediata non è certamente completa, manca una cosa essenziale». È curioso inoltre notare come il Papa abbia scelto di affidare questa riforma alla Madonna, presentando i vari passi burocratici nelle date delle festività mariane: la firma del documento il 15 agosto (festa dell’Assunta), l’8 settembre la presentazione (Natività di Maria) e l’entrata in vigore l’8 dicembre (Immacolata Concezione).

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