Un riconoscimento all'unione

Cosa ha fatto il Quartetto tunisino per vincere il Nobel per la Pace

Cosa ha fatto il Quartetto tunisino per vincere il Nobel per la Pace
09 Ottobre 2015 ore 14:55

Il Premio Nobel per la Pace del 2015 è stato assegnato al Quartetto per il Dialogo Nazionale Tunisino, un gruppo costituitosi nel 2013 che riunisce quattro associazione della società civile tunisina e che è stato, ed è tuttora, particolarmente attivo nel processo di democratizzazione della Tunisia post dittatura di Ben Ali. Come dichiarato al momento della consegna del Nobel, «il premio vuole essere un incoraggiamento al popolo tunisino, che, nonostante le grandi sfide che ha dovuto e deve fronteggiare, ha gettato le basi per una fraternità nazionale che il Comitato auspica servirà come esempio da seguire da parte di altri Paesi». Al Quartetto è stato riconosciuto un «contributo decisivo alla costruzione di una democrazia pluralista in Tunisia dopo la rivoluzione dei Gelsomini del 2011». Il Nobel, ha specificato il Comitato, è diretto al Quartetto in senso complessivo, e non alle singole associazioni partecipanti, che sono l’Unione generale dei lavoratori tunisini (Ugtt), l’Unione tunisina dell’industria, del commercio e dell’artigianato (Utica), la Lega tunisina per i diritti umani (Ltdh) e l’Unione degli avvocati.

 

Tunisia Nobel Peace Prize

 

La rivoluzione dei Gelsomini. Per comprendere appieno il lavoro svolto negli ultimi anni dal Quartetto, occorre ripercorrere la storia recente della Tunisia, in particolare in riferimento alla cosiddetta rivoluzione dei Gelsomini che si verificò fra il 2010 e il 2011. All’epoca, in Tunisia vigeva la presidenza di Zine El-Abidine Ben Ali, che nei fatti, però, veniva considerato alla stregua di una dittatura. Sul finire del 2010, presero piedi diversi moti di protesta nei confronti di Ben Ali, da parte di un popolo oppresso dalla disoccupazione, da pessime condizioni di vita e dalla corruzione. Col passare delle settimane il fervore dei tunisini si fece sempre più intenso, e gli scontri con la polizia divennero all’ordine del giorno, con diverse decine di civili che rimasero uccisi. Già verso la metà di gennaio del 2011 praticamente tutte le città della Tunisia furono teatro di manifestazioni di protesta e di scontri con le forze dell’ordine. Ben Ali tentò di ricucire il rapporto con i cittadini, ma ormai la situazione era del tutto compromessa, tanto che il 14 gennaio, con un discorso alla televisione nazionale, il Ministro dell’Interno annunciava la destituzione di Ben Ali, il quale nel pomeriggio dello stesso giorno abbandonò il Paese. Ma il dittatore, già proiettato su un suo ritorno al potere, lasciò mandato alle sue milizie personali di scatenare il panico in tutto il Paese: cominciò dunque un periodo di scontri armati fra fedeli di Ben Ali, esercito tunisino e ribelli, che portò alla morte di decine e decine di persone. La Tunisia era dunque in piena guerra civile. La situazione drammatica trovò finalmente pace con l’instaurazione di un Governo di unità nazionale e con l’inizio di un processo che portò il Paese, nel 2014, ad avere una nuova Costituzione.

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L’opera del Quartetto. Fondamentali nell’instaurazione del nuovo Governo e nell’avvio del processo costituente furono le quattro associazione citate in principio, che nel 2013 decisero di unirsi sotto una comune sigla, il Quartetto per il Dialogo Nazionale Tunisino, proprio nel momento in cui il processo di democratizzazione del Paese sembrava essere sul punto di crollare in seguito a nuove tensioni politiche e scontri sociali. I grandi meriti del Quartetto sono stati soprattutto due: in primo luogo, essere stati i principali promotori e mediatori del dialogo fra le differenti parti in causa, ovvero cittadini, politici e classi dirigenti dell’economia del Paese, riuscendo in una missione di moderazione e collaborazione che sembrava impensabile; in secondo luogo, nel placare le fortissime tensioni religiose all’interno della Tunisia, codificando un principio di tolleranza all’interno della nuova Costituzione. Se si pensa alle attuali condizioni di molti Paesi coinvolti nelle recente primavera araba, la Tunisia è probabilmente l’unico Stato che ha avviato, pur fra moltissimi e ancora attuali problemi (su tutti quello della sicurezza nazionale, come il recente attentato al Museo del Bardo certifica) un processo di pacificazione e democratizzazione autentico e credibile, e il Comitato del Premio Nobel ha voluto premiare il Quartetto proprio per questo merito, auspicando che possa essere d’esempio a tutti gli altri Paesi dell’area mediterranea dell’Africa e del Medio Oriente.

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