Si cercano i responsabili

Cosa si sa delle esplosioni negli Usa

Cosa si sa delle esplosioni negli Usa
19 Settembre 2016 ore 11:04

Sabato 17, 20.30 ora locale, Chelsea, quartiere di Manhattan. Una forte esplosione tra la 23esima strada e la Settima Avenue ferisce 29 persone, fortunatamente in modo lieve: tutte le 24 ricoverate in ospedale, stando a quando dice la ABC, sono state dimesse.

Gli ordigni rudimentali. Si tratta di una bomba di tecnologia non particolarmente avanzata, nascosta dietro un cassonetto dell’immondizia. Tre ore dopo, a quattro isolati di distanza, sulla 27esima strada, la polizia trova un secondo ordigno rudimentale (qui sotto in foto). Entrambe le bombe sono composte da pentole a pressione contenenti frammenti di proiettili, cellulari a conchiglia, luci di Natale. E forniscono, scrive il New York Times, «una bella collezione di indizi».

 

 

Qualche ora dopo, domenica, a Elizabeth, in New Jersey, vicino alla stazione dei treni, è stato trovato uno zaino contenente congegni esplosivi – tre bombe a tubo legate assieme a un telefonino a conchiglia utilizzato come meccanismo a orologerie -. Nel tentativo di disattivarlo con dei robot, gli ufficiali l’hanno accidentalmente fatto esplodere, senza causare feriti.

 

 

I primi sospettati. Nella serata di sabato, due ufficiali hanno rivelato che gli investigatori hanno fermato un’auto a Belt Parkway, vicino al Ponte di Verrazzano, e preso con sé cinque persone per condurle all’ufficio dell’FBI a Manhattan. Uno degli ufficiali ha rivelato che tutti o quasi fanno parte della stessa famiglia e probabilmente si stavano recando all’aeroporto. L’FBI ha confermato in un comunicato ufficiale che gli agenti e i detective hanno fermato «un veicolo d’interesse nell’indagine relativa all’esplosione di sabato a Manhattan e che al momento nessuno è incriminato di nulla».

 

 

Cosa si sa e cosa no. Il New York Times ha ricostruito i punti fermi dell’accaduto e le questioni ancora irrisolte. Ciò che ancora non si conosce è: il responsabile dell’esplosione, le sue motivazioni e perché la scelta proprio di quel posto. Ciò che invece si sa è:

  • Dove è stata l’esplosione: con esattezza, al 131 West della 23esima strada, da dietro un cassonetto.
  • Dove è stato trovato il secondo ordigno: tra le 27esima strada tra l’Avenue of the Americas e la Settima Avenue, tre ore dopo la prima esplosione. È stata rinvenuta da due agenti di polizia statale che stavano perlustrano la zona.
  • Cos’è successo alla seconda bomba: la squadra esplosivi del dipartimento di polizia ha rimosso l’ordigno verso le 2:25 della notte e l’ha trasportato al poligono di tiro a Rodman’s Neck nel Bronz, dove verrà disattivato, per essere poi esaminato dal laboratorio dell’FBI a Quantico, in Virginia.
  • Qual è la natura delle ferite di New York: la maggior parte delle ferite è stata causata da pezzi di proiettili dell’esplosione. Una persona è stata seriamente ferita. Domenica mattina, comunque, tutti quelli che erano stati ricoverati in ospedale sono stati dimessi.
  • È stato un atto di terrorismo? Domenica, il governatore Cuomo ha detto che non c’è alcuna prova che vi sia una connessione con il terrorismo internazionale. Il sindaco De Blasio ha definito l’esplosione «un fatto intenzionale».
  • Ci sono dei sospettati? I cinque fermati dalla polizia sono stati interrogati dall’FBI, che però specifica che non vi sono, per il momento, indagati.
  • Che cos’era l’ordigno trovato domenica in New Jersey: bombe a tubo sono state trovate domenica notte vicino alla stazione dei treni di Elizabeth, in New Jersey. Il sindaco J. Christian Bollwage ha confermato che il pacco sospetto, contenente cavi e un tubo, è stato già sottoposto alle indagini dell’FBI e della polizia del New Jersey.
  • C’è una connessione tra l’esplosione di New York e quella del New Jersey? Il governo, dopo aver inizialmente dichiarato che non era probabile un legame tra le due esplosioni, ha iniziato a indagare su una possibile connessione, che però non è stata confermata.
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