Le questioni politiche e societarie

Cosa succede ai piani alti di Sacbo

Cosa succede ai piani alti di Sacbo
08 Novembre 2014 ore 07:55

L’aeroporto di Orio al Serio per Bergamo significa sviluppo, posti di lavoro, business, turismo. Per questo il Cda della Sacbo, società gestrice dell’aeroporto, riunisce i principali poteri – pubblici e privati – bergamaschi. Dal Comune alla Provincia, passando per la Camera di Commercio e le banche. Ciò che accade nelle stanze alte della nuova sede di Grassobbio è anche un termometro della politica e dell’economia cittadina. Le ultime settimane, da questo punto di vista, sono caldissime per il futuro di Orio: da un lato il tentativo di giungere, dopo quasi un decennio, a un accordo per la gestione dello scalo bresciano di Montichiari, dall’altro gli equilibri tra centrodestra e centrosinistra e con la Sea – società che detiene il 30.98% di Sacbo – che gestisce anche Linate e Malpensa, e quindi non vede sempre di buon occhio la crescita di Orio. Da tempo l’edizione locale del Corriere della Sera, segue l’evolversi della situazione ed è arrivato il momento di fare il punto.

 

 

gori tentorio

 

La vittoria di Gori e il nuovo scenario. In primavera, nonostante la fine del mandato amministrativo fosse vicina, l’ex sindaco Franco Tentorio, d’accordo con i vertici della Sacbo, decise di nominare il suo rappresentante del Comune nel Consiglio della società. Dopo un acceso dibattito interno a Forza Italia, la scelta fu quella di riconfermare “pro tempore” l’ex An Pietro Macconi. Anche la Provincia indicò il suo uomo: Diego Alborghetti, leghista vicino all’ex presidente Pirovano. Il 9 giugno è però arrivata la vittoria alle urne di Giorgio Gori e del centrosinistra. Il nuovo sindaco decise di mettere in tavola le sue carte, a partire proprio da Orio e chiese a Macconi di dimettersi. In estate iniziò a circolare l’ipotesi che Gori stesso intendesse sedersi nel Cda di Sacbo. Macconi, però, forte della nomina, si mostrò irremovibile.

Montichiari più vicina. Nel frattempo la Save, società che gestisce lo scalo di Venezia, portava a termine il primo passo della scalata alla Catullo s.p.a., che a sua volta gestiva gli scali di Verona e Montichiari. La Save entrava nel Cda della Catullo con il 35% (pronto a salire) e il presidente Enrico Marchi, per la prima volta, si espose pubblicamente dichiarando di voler raggiungere a breve un accordo con Orio per la gestione coordinata dello scalo bresciano, da tempo inutilizzato. Storicamente la Catullo ha sempre guardato con diffidenza i “vicini” orobici, legati strettamente a Milano e considerati rivali più che partner. La Save veneziana, invece, spariglia, perché ritiene che un accordo con Sacbo sia la mossa migliore per spostare gli “equilibri dei cieli” verso Nord-Est, togliendo potere a Milano. L’accordo su Montichiari riguarderebbe principalmente i voli cargo, attualmente contenuti a Orio a causa delle limitazioni dovute alla vicinanza delle aree residenziali all’aeroporto, ma che fruttano allo scalo bergamasco circa 10 milioni di euro l’anno, l’80% grazie alla società Dhl.

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Il piano di Sacbo sarebbe quello di trasferire la maggior parte dei voli cargo su Montichiari, implementando quelli turistici sullo scalo bergamasco. La Sea, però, guarda con sospetto quest’ipotesi: l’intenzione dei meneghini, mai nascosta, è sempre stata quella di trasferire, anche attraverso la partecipazione in Sacbo, buona parte dei traffici cargo di Orio su Malpensa, scalo sempre più in crisi.

Sea dichiara guerra a Sacbo. Davanti all’intensificarsi delle trattative tra Sacbo e Save, la società orobica decide, attraverso un voto del proprio Cda, di far cadere l’ipotesi del ricorso al Consiglio di Stato contro la scalata attuata dalla società veneziana alla Catullo, da alcuni ritenuta invalida perché avvenuta senza una precedente gara pubblica. Ma in Sacbo scoppia lo scontro: i tre consiglieri Sea interni al Consiglio, tra cui la vicepresidente Yvonne Messi, votano per portare avanti il ricorso, in netto dissenso con i colleghi. La situazione diventa pubblica quando Yvonne Messi rilascia delle dichiarazioni al Corriere della Sera: «Ho votato contro perché in Cda hanno chiesto di votare senza che fosse stato fornito alcun numero sulla sostenibilità economica dell’operazione Montichiari». Il presidente di Sacbo, Miro Radice, non prende bene le parole della sua vice, e ribatte: «Non capisco perché l’avvocato Messi abbia avvertito la necessità di mettere in piazza la sua scelta di esprimere un voto contrario».

La politica presta il fianco. Mentre quella che viene definita la “guerra dei cieli” si combatte sull’asse Milano-Bergamo-Verona, sulla tavola rotonda della Sacbo c’è in corso uno scontro politico. Il 29 ottobre il Corriere della Sera rende noto che Gori era pronto a ricorrere alle vie legali pur di estromettere Macconi, ma che gli altri consiglieri, preoccupati dalle ripercussioni che ci sarebbero potute essere sulle trattative con Save, lo hanno fatto desistere. I documenti degli avvocati di Palazzo Frizzoni, però, hanno fatto venire a galla alcune possibili irregolarità nelle nomine di Macconi e Alborghetti. La Sea, venendo a conoscenza della cosa, è entrata in possesso di un’ulteriore elemento in grado di far pesare la propria posizione all’interno della Sacbo, puntando a rallentare ulteriormente le trattative con la Save, cosa che sta già tentando di fare portando avanti, in piena autonomia, il ricorso contro la scalata della Save a Catullo, quello stesso ricorso che i consiglieri bergamaschi della Sacbo avevano smentito con il voto nel Cda e che la Sea, a inizio novembre, ha deciso di proporre al Consiglio di Stato.

 

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Nomi nuovi. Nonostante le intenzioni di Gori di portare in Tribunale il “caso Macconi” fossero state bloccate, il sindaco non smette di mettere pressioni sull’ex An: esclusa la possibilità di subentrare lui stesso nel Cda, inizia a circolare il nome di Stefano Paleari, rettore dell’Università con il mandato in scadenza, come “tecnico” da inserire in Sacbo. Il problema è che se Macconi fosse costretto a lasciare il suo posto, lo sarebbe anche Alborghetti. Il nuovo presidente della Provincia, Matteo Rossi, si trova così a dover pensare ad un nome da proporre. Non volendo mettere a rischio gli equilibri politici in seno a via Tasso, decide di aprire un tavolo di discussione con la Lega, in particolare con il segretario provinciale Daniele Belotti: difficile la riconferma di Alborghetti, esponente della frangia verde più vicina all’ex numero uno della Provincia Pirovano, mai stato in buoni rapporti con Belotti. Rossi e il segretario provinciale, dunque, pare che abbiano trovato un accordo attorno ai nomi di Cristiano Esposito, ex sindaco di Capriate, o Marzio Maracani, assessore a Verdello. Se veramente il nuovo consigliere nominato da via Tasso sarà ancora un leghista, c’è la necessità che quello nominato da Palazzo Frizzoni, di centrosinistra, sia gradito anche a Rossi. Paleari era uno di questi, ma il rettore ha negato il proprio interesse. L’attenzione si è così spostata, nelle ultime ore, sulla figura di Renato Redondi, docente universitario e membro del comitato scientifico di Iccsai, il Centro di ricerca sul trasporto aereo lanciato da Paleari.

Il colpo basso Ryanair e l’attacco della Save. Mentre ai piani alti si giocano queste delicate e fondamentali partite, c’è chi osserva e riflette. In particolare Michael O’Leary, numero uno di Ryanair. La compagnia aerea irlandese copre l’80% del traffico civile complessivo di Orio e O’Leary non guarda con preoccupazione la situazione interna a Sacbo, ma riflette su come poter strappare un accordo migliore per Ryanair. Le carte vengono scoperte il 31 ottobre, quando il manager dichiara: «Linate e Malpensa ci stanno corteggiando da diverso tempo. Noi valutiamo». O’Leary ha capito che se Orio guarda con interesse ad un ampliamento verso Est è anche grazie alle certezze che gli fornisce la presenza della Ryanair a Bergamo. La possibilità, anche se assai fumosa, di un addio della compagnia irlandese per trasferirsi a Milano, fa tremare Sacbo, disposta a sedersi attorno ad un tavolo con Ryanair per ridiscutere il contratto.

Contemporaneamente arrivano anche le parole di Marchi, numero uno della Save. Dei macigni contro la Sea: «Con il ricorso contro di noi, la Sea ha dimostrato una volta di più che non è capace di affrontare le proprie difficoltà. Cerca sempre nemici esterni. Una volta era il ministero, poi Alitalia, adesso la Save… Il fatto che Sea usi certi mezzucci dimostra che l’accordo tra Orio e Montichiari è cruciale. Sea, così facendo, attacca Bergamo».

Salta tutto il Cda? Davanti a questo garbuglio, l’unica certezza, al momento, è che il 13 novembre il Cda di Sacbo dovrà pronunciarsi sulla trattativa con la Save per Montichiari. Un passaggio fondamentale e a cui sarebbe bene giungere con i consiglieri orobici il più possibile coesi e uniti, onde evitare di cadere sotto i colpi degli esponenti “milanesi”. Cosa impossibile, al momento, vista la posizione di Macconi, unico consigliere di cui è difficile prevedere le future mosse. Per questo motivo, come ha reso noto il Corriere, la società starebbe valutando un’ipotesi che avrebbe del clamoroso: portare alle dimissioni l’intero Cda per poi procedere immediatamente al reinsediamento dei consiglieri, con l’eccezione dei due contestati. In questo modo l’assemblea tornerebbe legittimata al 100% e priverebbe la Sea di una carta importante, quella dei dubbi sulla validità delle nomine di Alborghetti e Macconi. Se ciò dovesse accadere realmente, poi toccherebbe agli enti, cioè Comune e Provincia, nominare immediatamente i due nuovi membri del Consiglio, onde evitare di andare al voto con un Cda menomato. Solo allora, una volta che il voto sarà stato espresso, si potranno realmente capire quali sono gli scenari, economici e industriali, di Bergamo da qui ai prossimi anni.

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