Un'analisi

Cos'è in gioco nel braccio di ferro attorno alla nave Diciotti

Cos'è in gioco nel braccio di ferro attorno alla nave Diciotti
Cronaca 23 Agosto 2018 ore 09:30

Cosa c’è in gioco nel braccio di ferro attorno ai 150 migranti arrivati al porto di Catania sulla nave Diciotti della Guardia Costiera e ai quali è stato impedito lo sbarco? Matteo Salvini, da Ministro dell’Interno ha posto il veto: vuole una risposta dall’Europa circa la destinazione dei migranti. «Ricordo ai fenomeni europei che dovevano accogliere 35mila profughi e invece ne hanno accolti 12mila».

Contro Salvini. Contro Salvini è sceso in campo mezzo mondo. Anche il presidente Sergio Mattarella ha lasciato trapelare segnali di irritazione, mettendo in imbarazzo il premier Giuseppe Conti. Tra i 5Stelle sinora compatti con il ministro, si iniziano a registrare profonde fibrillazioni. La procura di Agrigento ha ventilato l’ipotesi che con la Diciotti si configuri il reato di sequestro di persona. Le Ong sono scese in campo con un presidio al porto. La Chiesa si dice seriamente preoccupata per quello che sta accadendo. I profughi sono quasi tutti di origine eritrea e per loro si configurerebbero davvero le condizioni per la richiesta di diritto d’asilo. L’unica concessione che Salvini ha fatto è quella di far scendere i 27 minori non accompagnati che erano sulla nave della Guardia Costiera.

 

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Un'ondata populista. Salvini dal canto suo ha fatto capire che non è intenzionato a fare passi indietro, e che piuttosto è disposto a rassegnare le dimissioni. In realtà sa di essere in una posizione di forza, che senza di lui questo esecutivo è destinato e a portare ad elezioni in cui la Lega parte da posizioni di consenso mai raggiunte. Basta guardare l’andamento dei social per capire cosa stia accadendo attorno a Salvini a livello di opinione pubblica: il suo lungo monologo in cui ha spiegato le ragioni del suo no allo sbraco ha avuto 1,1 milioni di visualizzazioni, 40mila condivisioni, 100mila commenti (che per la stragrande maggioranza lo invitano a resistere) e 15mila like. È la voce di un’Italia che gli osservatori e la politica forse non hanno tenuto in dovuto conto e che ora ha trovato un suo rappresentante. È un’ondata populista e plebiscitaria, certamente. Ma è difficile non farne i conti in virtù di una morale più civile.

Il modello Australia. Salvini tra l’altro ha svelato qual è il suo vero obiettivo, un obiettivo molto ambizioso: azzerare gli sbarchi sulle nostre coste. Lo ha detto, intervenendo a Rtl 102.5 di fatto facendo riferimento al modello australiano: «Voi sapete che in Australia c'è il principio del 'No way': nessuno di coloro che vengono presi in mezzo al mare mette piede sul suolo australiano. A questo si dovrà arrivare». L’Australia o respinge al Paese d’origine o valuta le situazioni e manda i migranti in centri di identificazioni costruiti in Papua Nuova Guinea. Qui vengono valutate ed eventualmente accettate.

 

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La realtà «devastante». Ovviamente all’interno della nave la situazione si fa sempre più tesa, secondo le testimonianze di chi vi è salito come il procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio che ha sottolineato che i profughi a bordo sono «in gran parte ammalati e colpiti da scabbia». Ecco le sue parole: «Ho constatato una realtà devastante, a cominciare dai cattivi odori che ti restano addosso. Mi ha accompagnato un appuntato che non era mai stato a contatto con questa realtà. Sconvolto. “Dottore dal vivo cambia tutto, non è come si legge sui giornali...”». Ma a quanto pare ci vuole ben altro per impietosire Salvini...