Approvata dalla Camera, ora va al Senato

Cos’è la «mini-naja» di cui si parla (scordatevi la vita da caserma)

Cos’è la «mini-naja» di cui si parla (scordatevi la vita da caserma)
Cronaca 29 Marzo 2019 ore 12:48

Scordatevi il vecchio servizio militare, con la vita da caserma, le prove fisiche e la lontananza da casa. La nuova naja approvata alla Camera e che ora attende l’ok del Senato per diventare definitivamente legge è qualcosa di molto diverso. Innanzitutto si chiama “mini-naja”, nel senso che dura poco: sei mesi. In secondo luogo l’aspetto di preparazione e formazione culturale prevale nettamente sugli aspetti di preparazione fisica e di disciplina militare. Che cos’è allora questa mini naja uscita dal cappello delle proposte politiche della Lega? Come ha spiegato il primo firmatario della legge, Matteo Perego di Cremnago (Co), «il provvedimento nasce dall’idea di riavvicinare i giovani al mondo delle Forze armate: crediamo che oltre alla famiglia e alla scuola le Forze armate siano in grado di consentire un percorso formativo completo».

 

 

In sostanza si tratta di in un progetto sperimentale per la realizzazione di percorsi formativi in ambito militare di sei mesi per giovani di età compresa tra i 18 ed i 22 anni. Naturalmente tra i requisiti c’è quello di avere la cittadinanza italiana. Poi viene richiesto godimento dei diritti civili e politici, l’assenza di condanne e di procedimenti penali in atto, non essere stati sottoposti a misure di prevenzione, essere in possesso di un diploma di istruzione secondaria e non aver tenuto nei confronti delle istituzioni statali comportamenti che non diano garanzia di assoluta fedeltà alla Costituzione e alle esigenze di sicurezza nazionale. La mini-naja è scandita in tre fasi. La prima è in modalità e-learning, con un corso di studio. La seconda fase prevede una permanenza presso le strutture formative, operative e addestrative delle Forze armate e dell’Arma dei carabinieri, individuate su tutto il territorio nazionale dal Capo di Stato maggiore della Difesa. Tra le sedi ci sono anche le accademie e le scuole militari.

 

 

In sostanza la mini-naja è uno spin off degli abituali percorsi formativi. Non sono previsti né compensi né rimborsi spesa (niente paga del soldato, dunque…), ma lo svolgimento con esito positivo del progetto consentirà, inoltre, l’acquisizione di crediti formativi universitari. Infatti il programma della mini-naja poco si distingue da un normale percorso di studi. Tra gli obiettivi evidenziati dalla legge c’è la comprensione del valore civico della difesa della Patria, come raccomandato dall’art. 52 della Costituzione. Si studieranno i principi fondamentali che regolano l’ordinamento militare. Ci sono aspetti che posso essere attrattivi per un ragazzo di quell’età: ad esempio lo studio della cyber security, delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione nell’ambito delle Forze armate. Ci sarà anche l’opportunità di partecipare a seminari di studio con la partecipazione «dei rappresentanti degli organismi che fanno parte del Sistema di informazione per la sicurezza» (in sostanza i servizi segreti…). Al termine verrà rilasciato un attestato che potrà essere utilizzato nel momento in cui ci si mette sul mercato del lavoro. E naturalmente rappresenterà una corsia privilegiata qualora un ragazzo ci prendesse gusto e decidesse di diventare militare a tutti gli effetti.

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