Colpa di una folata di vento

Cos’è successo davvero all’aereo finito sulla tangenziale a Orio

Cos’è successo davvero all’aereo finito sulla tangenziale a Orio
23 Settembre 2016 ore 05:00

È il 5 agosto 2016. Alle ore 2.04, il Boeing 737 400 decolla dall’aeroporto di Parigi Charles  De Gaulle. Il velivolo è un ex aereo passeggeri che solca i cieli dal 1991, prima per l’australiana Qantas e poi, dal 2013 come cargo, per l’ungherese Asl Airlines (che lavora per Dhl). Settantatre minuti più tardi, alle ore 4.07, dopo aver compiuto una virata fino al Bresciano, l’aereo si avvicina al lato Est della pista di Orio (numero 28), quello che va da Grassobbio ad Alzano, per atterrare.

 

 

La ricostruzione dell’incidente. La visibilità è buona (di 4mila metri), la pioggia pesante, il Boeing viaggia a una velocità di 290 metri all’ora e si trova a 42 metri d’altitudine. Il pilota sta per scendere con il carrello principale, ovvero quello posteriore, quando una folata di vento improvvisa arriva, a 15 nodi (27,8 chilometri), investendo il velivolo da dietro a 340 gradi. L’aereo «galleggia» per 14 secondi, rimanendo parallelo alla pista per 2 chilometri, sospeso tra i sei e i nove metri.

Quando tocca terra, poi, si crea aquaplaning: le ruote scivolano via sull’acqua del temporale e il cargo accelera ancora, da 259 a 287 chilometri orari. Mancano 750 metri di pista, il pilota non riesce a fermare il Boeing in tempo: tiene la direzione e decelera, sfondando la recinzione a 202 chilometri all’ora. Prosegue poi per 2 chilometri, perdendo carrello e due motori. E infine si ferma, sulla Nuova Cremasca.

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Non si può escludere errore umano. Questa è la dinamica di quanto accaduto, stando al primo rapporto presentato dall’Ansv (Agenzia nazionale per la sicurezza del volo). Una relazione preliminare, che contiene le basi per accertamenti futuri sulle cause, dalle quali ancora non si può escludere un errore umano da parte di pilota e copilota. Il primo, 50 anni e quasi 10mila ore di volo alle spalle, e il secondo, 28 anni e 343 ore di volo pregresse, entrambi ungheresi, sono rimasti feriti nello schianto e hanno lasciato l’aereo con lo scivolo d’emergenza del fianco destro.

La carcassa dell’aereo. Le operazioni di spostamento del cargo e di ripristino della regolare circolazione stradale sono avvenute in tempi in effetti celeri. Già la mattinata dopo tutto era stato risolto. Ma la carcassa dell’aereo, parzialmente smontata, si trova ancora nel prato tra pista e tangenziale. La Dhl dovrebbe rimuoverlo tra alcune settimane.

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