Ieri la cerimonia a Oslo

Cos’hanno detto Malala e Kailash alla consegna del Nobel per la pace

Cos’hanno detto Malala e Kailash alla consegna del Nobel per la pace
11 Dicembre 2014 ore 11:50

«Una giovane donna e un uomo maturo, una pakistana e un indiano, una musulmana e un induista. Sono due simboli di cui il mondo ha bisogno: unità e fratellanza tra gli Stati», così il presidente del Comitato per l’assegnazione del Premio Nobel per la Pace, il norvegese Thorbjøn Jagland, ha salutato la consegna del prestigioso riconoscimento a Malala Yousafzai e Kailash Satyarthi, un anno dopo la consegna del premio all’OPAC (Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche). Nella giornata del 10 dicembre a Oslo i due vincitori sono stati celebrati «per la loro lotta contro la soppressione dei bambini e dei giovani e per il diritto di tutti i bambini all’istruzione».

Malala. Malala è la più giovane donna ad ottenere il premio (è nata a Mingora il 12 luglio 1997) e il trofeo ha voluto valorizzare l’attività di una ragazza che già all’età di 11 anni documentava, tramite un blog della BBC, il regime talebano pakistano a cui erano costrette a sottostare le donne nella valle dello Swat. Il 9 ottobre 2012, alcuni proiettili sparati dai talebani colpirono l’allora 15enne Malala alla testa, mentre viaggiava su un autobus di ritorno da scuola. Venne salvata miracolosamente, grazie alla totale asportazione dei proiettili, e continuò nella sua battaglia a favore dell’istruzione femminile, tanto da presentarsi al Palazzo Verde di New York nel 2013 indossando lo scialle di Benazhir Butto, ex primo ministro pakistano uccisa nel 2007, a cui la giovane dice di ispirarsi. «Se posso servire il mio Paese al meglio attraverso la politica e diventando primo ministro allora certamente opterò per questo», aveva detto.

Nella capitale norvegese non si è tirata indietro («continuerò questa battaglia finché non vedrò ogni bambino a scuola»), dichiarandosi sempre più convinta della sua pacifica battaglia: «Oggi non è il mio giorno, è il giorno di tutti coloro che combattono per i loro diritti. I talebani non mi ridurranno mai in silenzio e non uccideranno i miei sogni». E continua: «Perché è così semplice fare i carri armati ed è così complicato costruire scuole? Noi chiediamo ai leader del mondo di unirsi e fare dell’educazione la maggiore priorità».

Kailash. Kailash Satyarthi invece ha 60 anni e dal 1990 si batte contro il lavoro minorile per mezzo della sua organizzazione Bachpan Bachao Andolan, grazie alla quale è riuscito ad intervenire su circa 80mila bambini, sottraendoli alla schiavitù e permettendo loro un’istruzione e un’adeguata formazione. Il reintegro sociale è il principio fondamentale per l’attivista indiano che, secondo il Comitato del Nobel, ha portato avanti la tradizione di Gandhi: «Nella ricerca del progresso globale, non una sola persona dovrebbe essere lasciata fuori o lasciata in un angolo del mondo, da est a ovest, da sud a nord».

Battutosi spesso contro l’eccessiva spesa militare, a fronte dell’inconsistente scommessa sull’istruzione minorile, come disse nel 2004 ad un convegno di CIGL, CISL, UIL e Mani Tese quando mostrò come 3 giorni di spesa militare mondiale potevano sopperire all’istruzione di circa 246 milioni di bambini lavoratori, Satyarthi ha ringraziato il Comitato «per aver riconosciuto il dramma di miliardi di bambini che soffrono nell’età moderna», sottolineando come fosse «davvero felice di condividere questo premio con una persona dell’India».

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