Tensione alle stelle

Crisi Ucraina, va sempre peggio

Crisi Ucraina, va sempre peggio
16 Agosto 2014 ore 13:20

La tensione tra Russia e Ucraina rimane alle stelle e i venti di guerra stanno diventando ogni ora più violenti. Nella giornata di Ferragosto Kiev ha denunciato di aver colpito dei blindati russi dopo che avevano varcato il confine. Pare che 23 blindati russi nella notte tra il 14 e 15 agosto abbiano attraversato il confine con l’Ucraina. A vedere il movimento dei mezzi militari sarebbero stati due giornalisti britannici del Guardian e del Telegraph, che avrebbero poi twittato la notizia. Anche alcuni giornalisti di Associated Press e France Presse presenti al valico di frontiera hanno segnalato che nella mattinata del 15 alcuni blindati russi sono entrati in territorio ucraino attraverso un posto di frontiera a Izvariné, controllato da separatisti filo-russi nell’Est del Paese, a circa 200 chilometri da Donetsk, già teatro di durissimi scontri tra separatisti russi e esercito regolare ucraino.

Donetsk e Lougansk. Il sindaco di Donetsk ha dichiarato che undici civili sono stati uccisi e otto sono stati feriti nelle ultime 24 ore nel corso di aspri combattimenti nel centro della città. Negli ultimi tre giorni di combattimenti nella regione ci sono stati almeno 74  morti tra i civili e 116 feriti: sono numeri del dipartimento sanitario regionale, che ha precisato che da marzo hanno perso la vita 839 civili e 1.623 sono rimasti feriti. Un portavoce militare ucraino, da parte sua, ha annunciato la riconquista da parte dei separatisti di tre località nell’est del Paese: Oleksandrivské e Boulanivské 47 Km a nord est di Donetsk e Tchornoukhiné 65 km a nord-est di Lougansk. Proprio a Lougansk, che da dieci giorni è senza elettricità e acqua corrente, c’è stato un bombardamento d’artiglieria che ha causato la morte di molti civili.

Mosca nega ogni coinvolgimento e accusa Kiev. Mosca nega l’incursione, ribadendo che i camion con gli aiuti umanitari partiti da Mosca sono ancora sul suolo russo e che non ci sono intenzioni diverse da quelle umanitarie. Ha rimbalzato inoltre le accuse, affermando che è Kiev che sta facendo di tutto per bloccare e distruggere il convoglio umanitario che sta portando aiuti alle popolazioni dell’Ucraina dell’est. I servizi di sicurezza russi hanno rincarato la dose, confermando che militari russi sono schierati al confine solo per proteggere le popolazioni residenti nei territori di confine, che sono costantemente minacciati dalle forze dell’esercito di Kiev che spesso sconfinano in Russia. Una situazione molto delicata e complessa, che non aiuta a fare chiarezza su cosa realmente stia accadendo e su quali sviluppi possano esserci. Molte nebbie sono calate sulla natura del convoglio, la Nato in primis aveva insinuato il dubbio che si trattasse di una missione umanitaria fasulla, che mascherava il tentativo di invasione dell’Ucraina. Ma a un’ispezione condotta da giornalisti del New York Times e del Financial Times, sotto la supervisione russa, sono stati trovati solo generi di conforto e nessun genere di arma.

L’Unione Europea e i primi no alle sanzioni. Un coro di critiche nei confronti della Russia si è alzato nel momento in cui si è diffusa la notizia dello sconfinamento in Ucraina, confermata dallo stesso presidente ucraino Poroshenko e dalle Nazioni Unite. Sebbene Mosca abbia negato l’incursione militare, l’Unione Europea ha chiesto al Cremlino di fermarsi immediatamente per evitare la violazione delle leggi internazionali. Il presidente francese François Hollande ha chiesto ai presidenti Poroshenko e quello russo Putin di “evitare l’escalation”, intimando a Mosca di “rispettare l’integrità territoriale ucraina”. Il governo britannico ha subito convocato l’ambasciatore russo a Londra, Alexander Iakovenko, per avere “chiarimenti”. Anche la Nato ha alzato la voce, affermando che se la notizia dell’incursione fosse confermata, la Russia fa il contrario di quanto dice. Cautela da parte del ministero degli Esteri italiano. Il ministro Federica Mogherini, a conclusione del vertice del Consiglio degli Esteri dell’Ue che si è svolto a Bruxelles ha dichiarato: “Mi sembra di vedere dal tono delle notizie che ci sono ancora dei condizionali. Stiamo verificando la portata reale delle notizie”. Nell’agenda dei ministri degli esteri dell’Ue l’Ucraina occupa un posto di rilievo, insieme alle altri crisi in corso nel mondo. Per ora le sanzioni nei confronti della Russia, ritenuta la principale responsabile della crisi con Kiev, sono state incrementate. Iniziano però a levarsi voci di dissenso: il Primo Ministro ungherese si trova d’accordo con il suo omologo slovacco, che aveva parlato di sanzioni senza senso, che colpiscono più l’Europa che la Russia. Preoccupato anche il premier slovacco, soprattutto per il rischio relativo al gas: se verranno tagliate le forniture, avvertiva, dovremo pensare a noi stessi, prima di cederne ai partner europei. E si era chiesto a chi giova rallentare l’economia europea, che già stenta a crescere. Un coro al quale si è aggiunta la Repubbica Ceca, il cui premier ritiene che le sanzioni non facciano altro che creare una spirale negativa, che non fa che accrescere la sfiducia.

Putin e la nuova strategia. Tonfo delle Borse. Intanto il presidente russo Vladimir Putin, nel suo atteso discorso a Yalta, in Crimea, ha sorprendentemente smorzato i toni. La Russia” ha detto “si deve sviluppare con calma e efficacia, senza isolarsi dal resto del mondo, senza rompere i legami con i propri partner, ma senza permettere a nessuno di comportarsi in modo sprezzante”. Queste parole, insieme alle dimissioni dei due leader dei ribelli separatisti, Igor Girkin, ex agente segreto russo e Valeriy Bolotov, un russo cresciuto nella regione di Lougansk, fanno pensare a un’inversione di tendenza, che potrebbe portare a un conflitto più duraturo e diffuso anche se a bassa intensità.

Nonostante le rassicurazioni di Putin, la crisi Ucraina spaventa le borse. Al diffondersi della notizia della distruzione dei blindati, l’indice Dax tedesco ha registrato un tonfo del -1,4%. Tutte le altre Borse europee, che avevano aperto la mattinata in maniera brillante, hanno invertito la rotta e chiuso con segno negativo ad eccezione di Londra. Solo Madrid e Milano non hanno perso perché chiuse per il Ferragosto. A Wall Street l’indice Dow Jones è crollato di un punto percentuale in pochi minuti, e per diretta conseguenza gli indici di riferimento per il petrolio in Usa e America, il Wti e il Brent, sono schizzati in avanti di oltre un dollaro rispetto al giorno precedente. La strada per una nuova Guerra Fredda è tutta in discesa.

 

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