Cronaca
Dopo le vignette di Charlie Hedbo

Cristiani uccisi e chiese incendiate Nel Niger è la persecuzione

Cristiani uccisi e chiese incendiate Nel Niger è la persecuzione
Cronaca 22 Gennaio 2015 ore 08:42

«Vorrei ora invitarvi a pregare insieme per le vittime delle manifestazioni di questi ultimi giorni nell’amato Niger. Sono state fatte brutalità contro i cristiani, contro i bambini, contro le chiese. Invochiamo dal Signore il dono della riconciliazione e della pace, perché mai il sentimento religioso diventi occasione di violenza, di sopraffazione e di distruzione. Non si può fare la guerra in nome di Dio! Auspico che quanto prima si possa ristabilire un clima di rispetto reciproco e di pacifica convivenza per il bene di tutti. Preghiamo la Madonna per la gente del Niger». Sono le parole pronunciate mercoledì 21 gennaio da Papa Francesco nel corso dell’udienza generale, in cui ha rivolto il suo pensiero ai cristiani perseguitati.

Negli ultimi giorni il Niger è stato preso d’assalto dalla violenza e a farne le spese sono le istituzioni e le comunità cristiane. Nei giorni scorsi estremisti musulmani hanno saccheggiato e incendiato circa 45 chiese uccidendo almeno 10 persone, e oggi tutte le chiese e le attività ecclesiali sono state chiuse. Domenica, per la prima volta nel Paese, sono state sospese le celebrazioni delle sante Messe. Una precauzione resasi necessaria in seguito agli atti di violenza e di vandalismo contro cristiani e chiese nelle regioni di Zinder, Maradi e Niamey. L’occasione della violenza è stata data dalle proteste contro la pubblicazione delle vignette su Maometto da parte della rivista satirica Charlie Hébdo, la cui vendita rimane proibita in Niger. Durante gli attacchi non sono in pochi ad aver visto sventolare la bandiera di Boko Haram.

Le violenze sono cominciate venerdì scorso a Zinder, seconda città del paese, dove oltre 250 cristiani hanno trovato rifugio in una caserma si sono poi estese alla capitale Niamey, ma anche a Maradi, a 600 chilometri di distanza, e a Gouré, nell’est. Il presidente nigerino, Mahamadou Issoufou, che ha partecipato alla marcia di Parigi a sostegno della libertà di stampa, ha dichiarato che «chi saccheggia i luoghi di culto e li profana, chi perseguita e uccide i suoi compatrioti cristiani o gli stranieri non ha capito nulla dell’Islam» e ha invitato tutti i cittadini del Paese, al 98% di religione musulmana, a vivere la fede nella tolleranza e nel rispetto delle credenze altrui.

 

 

A Nyamey, su 14 chiese ne sono state saccheggiate 12 e alla comunità cristiana non è rimasto più nulla. Solo la cattedrale è rimasta in piedi perché sorvegliata a oltranza. Lo ha rivelato alla Radio Vaticana l’Amministratore apostolico di Nyamey, Michel Cartatéguy, che ha spiegato anche come l’islam non sia solo violenza: «Qui abbiamo testimonianze forti di solidarietà da parte della comunità musulmana. Molti religiosi che hanno perduto tutto sono stati protetti e si trovano ancora al riparto all’interno di famiglie musulmane. Noi non abbiamo niente contro la comunità musulmana e mai qui abbiamo avuto problemi con loro». Ora però «le autorità devono proteggerci da questa gente che è stata manipolata. Stanno cercando i cristiani che sono nascosti in città». A Zinder 300 persone hanno cercato rifugio in un campo militare.

La chiusura di tutte le attività ecclesiali, secondo il comunicato firmato dai vescovi Laurent Lompo, Ambroise Ouedraogo e Michel Cartateguy, permetterà alla comunità locale di «di pregare e leggere con serenità gli eventi dolorosi che abbiamo appena subito. Cordialmente Ringraziamo coloro che hanno espresso la loro solidarietà in questi tempi difficili». In Niger sono stati proclamati tre giorni di lutto.

La chiesa cattolica in Niger, che rappresenta lo 0,5% della popolazione, è identificata con il mondo occidentale. In modo particolare con la Francia, da cui il Paese ha ottenuto l’indipendenza nel 1960. La nuova Costituzione, del 2010, garantisce la libertà di culto e la comunità cattolica è stimata grazie alla sua gestione di scuole e centri sanitari. Tutto sembrava procedere liscio, la convivenza sembrava essere pacifica. Fino a quando non è arrivato il fondamentalismo islamista nella vicina Nigeria, con la quale il Niger confina a sud est. E sono proprio le zone di confine quelle più a rischio, dove l’influenza di Boko Haram sta crescendo in modo esponenziale. E con essa la sua cieca violenza.