La tragedia dell'ottobre 2016

Crollo del ponte di Annone, prosciolto l’ingegnere di Alzano accusato di omicidio colposo

Il dirigente del settore Pianificazione territoriale e grandi infrastrutture della Provincia di Bergamo non andrà a processo il prossimo 11 settembre, quando saranno quattro gli imputati, tra cui anche una funzionaria del settore Pianificazione territoriale e grandi infrastrutture di via Tasso

Crollo del ponte di Annone, prosciolto l’ingegnere di Alzano accusato di omicidio colposo
Val Seriana, 25 Giugno 2020 ore 10:51

Esce di scena dall’inchiesta sul tragico crollo del ponte di Annone (Lecco) avvenuta il pomeriggio del 28 ottobre 2016 l’unico indagato bergamasco, l’ingegnere Eugenio Ferraris, 61 anni, residente ad Alzano Lombardo, dirigente del settore Pianificazione territoriale e grandi infrastrutture della Provincia di Bergamo, per il quale la Procura aveva già chiesto l’archiviazione. L’accusa nei sui confronti, che ora è caduta in via definitiva, era di omicidio colposo, lesioni personali e disastro colposo in concorso.

Come spiega PrimaLecco, ad affrontare il processo, che inizierà il prossimo 11 settembre, saranno quindi quattro persone: l’ingegner Angelo Valsecchi, 53 anni di Lecco, dirigente del settore Viabilità e Infrastrutture della Provincia; l’ingegner Andrea Sesana, 38enne di Oggiono, responsabile del servizio concessioni e reti stradali sempre della Provincia; l’ingegner Giovanni Salvatore, 59 anni, capo del centro manutenzioni dell’Anas per la Lombardia; Silvia Garbelli, 59 anni, funzionario tecnico del settore Pianificazione territoriale e grandi infrastrutture della Provincia di Bergamo, che aveva rilasciato il permesso di transito del tir della ditta Nicoli sul viadotto.

A inizio giugno aveva invece scelto la via del patteggiamento (un anno e due mesi con la sospensione della pena) l’ingegner Roberto Torresan, 56 anni, di Busto Arsizio (Varese), che quattro anni prima del crollo elaborò un progetto per la manutenzione della infrastruttura non segnalando, secondo l’accusa, problemi statici, ma solo il degrado del ponte.

Erano circa le 17.30 del 28 ottobre di quattro anni fa quando il viadotto, su cui stava passando il tir dell’azienda di trasporti Nicoli, franò sopra l’Audi A4 bianca che stava transitando proprio in quel momento sulla statale 36. Il signor Bertini, residente a Civate, morì incastrato tra le lamiere. Ferite altre sei persone coinvolte nell’incidente, tra cui l’autista del camion, che riportò un trauma toracico e varie contusioni. Contusioni varie anche per tre bambini che si trovavano a bordo di un’altra auto. Rimase incastrata sul ponte anche una Volkswagen Golf: la persona al volante uscì miracolosamente illesa dall’incidente sebbene si trovasse sul cavalcavia al momento del crollo. Vivo per miracolo anche un motociclista che stava percorrendo la superstrada nell’attimo in cui il ponte crollò. Sotto choc anche un altro automobilista, Paolo Giacalone di Albavilla, rimasto in bilico con la sua Toyota Auris proprio nel punto dove si spezzò il viadotto.

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