Il Vaticano: è qualcosa di sinistro e infernale

Il culto della Santa Muerte Il nuovo credo dei criminali

Il culto della Santa Muerte Il nuovo credo dei criminali
19 Dicembre 2014 ore 11:04

Il MailOnline ha fatto centro. Un suo servizio non firmato sul culto della Santa Muerte è stato ripreso, in Italia, tanto da dagospia.it quanto da piccolenote.it. É successo che un giornalista della testata britannica ha deciso di spendere dieci sterline per farsi fare (meglio sarebbe dire: “per rubare”, in quanto l’esorcizzato non si presenta esattamente come un adepto della religione) un esorcismo in una delle cosiddette chiese della Santa Muerte e capire un po’meglio cosa bolla in pentola. O come giri il fumo, perché da quelle parti ne gira tanto e di tutti i tipi. Dagospia ha tradotto le parti essenziali del pezzo, Piccole Note ne ha operato un’ulteriore sintesi fornendo preziose informazioni di contorno.

Si viene così a sapere che nel retrobottega di un locale che si affaccia su un lurido mercato di Città del Messico, tale Lukzero Agakhan (detta in inglese “the witch”, la strega. (Probabilmente “la bruja” – pron.: brùha – in messicano) vende oggetti di magia nera e propone esorcismi a 10 sterline a botta. Le cerimonie davanti alla Santa Muerte, rappresentata da uno scheletro coronato e addobbato come se dovesse partecipare a una festa paesana, ma con in più la falce che ne richiama la funzione essenziale, sono ormai divenute un fatto comune. Secondo gli esperti si tratta della religione a più alto tasso di crescita in tutto il mondo.  Al momento si pensa che possa contare su oltre dieci milioni di fedeli sparsi dal Messico (dove è nata) all’Argentina, da Los Angeles al Giappone e all’Australia.

Il Messico, si sa da sempre, è terra di scheletri: El dia de los muertos a Oaxaca è celebre per offrire ai turisti un tripudio di teschi (calaveras in spagnolo) variamente colorati e di costole esposte, e per le feste nei cimiteri a base di alcoolici da sballare perfino i defunti e biscotti in forma di morte secca. Questa volta c’è qualcosa di innovativo nel fatto che el dia famoso – che era uno solo, in origine (o due, come da noi i Morti e Ognissanti) – tende ad allargarsi a tutto l’anno, a causa dell’altissima mortalità in corso nel Paese dei sombreros e dei mariachi. È di questi giorni la storia degli studenti uccisi, bruciati e sepolti or qua or là per non farli ritrovare e identificare.  Appartengono alla cronaca quotidiana degli ultimi anni i massacri generati dalla lotta fra i signori della droga o da quella fra bande giovanili di delinquenti (maras) tra le quali la più nota è la Mara Salvatrucha.

Per la gente, da quelle parti ma non solo, la morte si è fatta dunque – da elemento remoto che era – eventualità presente in ogni momento e in ogni giorno.  Al punto che non fa più problema il fatto in sé, ma i preliminari. Ha ammesso un intervistato: «Non ho paura della morte, ma ho paura del modo come ci arriverò, a morire. Noi chiediamo alla Bianca Signora – altro nome dato al santo scheletro, ma anche titolo di una bellissima canzone di Michele Pecora – che quando giungerà il nostro momento possiamo morire di una morte santa, senza paura o sofferenza».

Cosa voglia dire “santa” in un contesto in cui “uomo” e “criminale” sono sinonimi è da decidere volta per volta. Per lo più significa “tranquilla”, “senza mandare maledizioni a chi ti tortura”. “Prego la Santa Morte perché i miei crimini vadano a buon fine e perché mi protegga dalla polizia”, ha raccontato a MailOnline un certo Alejandro Herrera dopo aver passato un quarto d’ora in profonda preghiera davanti alla statua dello scheletro. “Dalla polizia”, non dalle altre bande, considerate probabilmente meno feroci se si tien conto degli ultimi fatti di cronaca. «Ogni volta che le cose mi vanno bene torno subito a ringraziarla; lei sa benissimo quanto ho guadagnato».

Herrera stava inginocchiato davanti all’altare dell’unica chiesa pubblica della Santa Morte, fondata 17 anni fa a Tepito, quartiere settentrionale di Città del Messico. Il fatto è degno di nota perché di solito i luoghi di culto di questa setta si trovano in case private, o tendono comunque a rimanere segreti. Alla macabra divinità che ritiene la protettrice delle sue imprese criminali fin dal primo momento in cui ha creduto in lei il signor Herrera ha portato sempre dei sigari in offerta. Ha un enorme tatuaggio sulla gamba nel quale si può leggere “Grazie, madre mia” attorno all’immagine della santa morte avvolta dal fuoco. Le porta dei sigari perché la regola è che devi offrirle qualcosa che ti è caro, molto caro, altrimenti la sua protezione potrebbe indebolirsi.

«La Santa Muerte non fa distinzione tra il bene e il male», ha detto a MailOnline. «Ti darà tutto quello che le chiedi, ma devi darle qualcosa in cambio». Cosa offrire dipende interamente da chi compie il sacrificio. Deve essere qualcosa che si ama molto e a cui è difficile rinunciare». E bisogna poi essere sempre riconoscenti perché «Se si riceve qualcosa da lei, ma poi non si ricambia con quanto promesso, lei ti distruggerà». Cosa possa fare di peggio che farti morire lo si evince dal contesto: ti porta via tutto (anzi: ti fa portare via tutto) lasciandoti vivo in balia degli aguzzini.

Le pratiche della Santa Muerte, anche da un punto di vista estetico,  sono una mescolanza di cattolicesimo taroccato e memorie di credenze azteche. Il Vaticano ha preso decise distanze dal culto, definendolo “sinistro e infernale” e Piccole Note fa presente che gli antichi abitatori del Messico praticavano anche i sacrifici umani. E la Santa Muerte non se l’è certo dimenticato.

Ma come mai, viene da domandarsi, fra tutte le religioni a disposizione, la gente sceglie proprio questa? «La Bianca Signora non mi giudica per quello che faccio», ha detto Herrera. «Ti accetta per quello che sei» ha aggiunto un non meglio identificato Monsignor Ávila.

Si capisce anche in questa luce l’insistenza di papa Bergoglio sul fatto che l’amore di Dio ci perdona tutto, non ci condanna per i nostri peccati, ma li usa per raggiungerci, per riconciliarci con lui. La Santa Muerte a cui è abituato il papa – quella degli esercizi di Ignazio di Loyola – è di gran lunga preferibile a quella dei compaesani di Speedy Gonzalez.  Non protegge solo gli ultimi istanti prima di morire, ma può addirittura generare una “Santa Vida”. E ce ne sarebbe bisogno davvero se, come abbiamo appreso in questi giorni grazie a un’intercettazione ambientale, ormai anche da noi bastano “10mila euro per amazzà uno”.

Se – dice MailOnline – in Messico la vita “vale meno di un paio di scarpe”, da noi un imprenditore romano è stato sequestrato e seviziato con un coltello per fargli scucire 200mila euro.  E una signora implicata nella vicenda ha detto: «Sai quanto ce metto a fa’ ammazzà una persona? Basta che metto diecimila euro in mano a un albanese. Non ci mette niente». La prima chiesa di Santa Muerte sulle rive del Tevere?

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