Cronaca
A 70 anni dalla morte degli artisti

Adesso "Il Piccolo Principe" è di pubblico dominio (cioè?)

Adesso "Il Piccolo Principe" è di pubblico dominio (cioè?)
Cronaca 03 Gennaio 2015 ore 07:00

Con l’inizio di un nuovo anno sono molte le cose a cambiare. Basta lo scoccare in avanti di un numerino perché qualcosa cambi totalmente. Ed è così che, ogni anno, milioni di opere protette dal diritto d’autore diventano, alla mezzanotte del 31 dicembre, di pubblico dominio. In parole povere, ciò significa che entrano a far parte del patrimonio collettivo, della cultura generale dell’umanità e sono libere per tutti. Si possono usare e modificare gratuitamente, senza ledere i diritti dei loro creatori. In questo senso, logicamente, il 2015 non fa eccezione.

Qualche nozione sul pubblico dominio. Avrete capito che stiamo parlando di un tema giuridico e per questo di non facile comprensione. Ma la situazione, in realtà, è assai semplice: ogni opera che noi definiremmo artistica, sin dalla sua nascita, è sottoposta ad un diritto del suo autore. Questo diritto si suddivide in diritti morali e in diritti economici: i primi sono inalienabili, imprescrittibili e irrinunciabili, cioè non scompariranno mai ed esisteranno finché esisterà l’opera; i secondi, invece, sono quelli legati all’uso che viene fatto dell’opera, e sono alienabili, prescrittibili e rinunciabili. Per prescrittibili significa che la loro esistenza viene meno dopo un determinato tempo, che per la normativa europea è di 70 anni oltre la morte dell’autore. È a questo punto che l’opera diventa di pubblico dominio, ovvero quando sono passati 70 anni dalla morte dell’autore.

Nel mondo le normative sul diritto d’autore, però, non sono tutte uguali. In Italia è la legge 633 del 22 aprile 1941 ad averlo introdotto e a disciplinarlo ancora oggi, seppur dopo svariate modifiche. Dal 1993, in Europa, il diritto d’autore è stato livellato nei vari Stati, portato appunto alla durata attuale di 70 anni oltre la morte dell’autore. Dal 1998 vale lo stesso anche per gli Stati Uniti, in cui però il diritto d’autore ha avuto una vita decisamente più movimentata: la prima legge è datata 1790 e prevedeva una durata di 14 anni, al massimo rinnovabili per altri 14. Poi, nel 1909, la durata del diritto d’autore è raddoppiata fino a 28 anni, più un possibile rinnovo di altri 28. Nel 1975, la durata del diritto d’autore cambia di nuovo e non di poco, diventando di 50 anni dopo la morte dell’autore. Nel 1998, come detto, il diritto d’autore americano è stato esteso a 70 anni dopo la morte dell’autore per le opere prodotte negli Stati Uniti dopo il 1923. Una legge che provocò non poche critiche. Altre Nazioni, come ad esempio il Canada, mantiene la durata del diritto d’autore a 50 anni dopo la morte dell’autore.

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Da Il Piccolo Principe a L’Urlo. Dopo queste precisazioni, forse è più chiaro cosa s’intende con opere che divengono di pubblico dominio: su di esse vengono meno i diritti economici dell’autore, ma non quelli morali. Ciò significa che un’opera potrà essere liberamente utilizzata e usata, rispettando però sempre la sua paternità. Linkiesta, in un interessante articolo, fa un breve excursus su alcune opere di grandi autori che, con lo scoccare delle 00.00 dell’1 gennaio 2015, son diventate di pubblico dominio. Tra queste anche il famosissimo romanzo Il Piccolo Principe: Antoine de Saint-Exupéry, autore di questo meraviglioso libro, è infatti deceduto nel 1944. Oltre alla sua opera più famosa, divengono di pubblico dominio anche tutte le altre sue opere, soprattutto racconti ad oggi poco conosciuti. Scade il diritto d’autore anche sulle opere del padre del futurismo, Filippo Tommaso Emilio Marinetti, autore, nel 1909, del noto Il manifesto del futurismo italiano, ma anche di diversi romanzi e opere teatrali. Dovremo aspettare ancora 20 anni qui in Europa, invece, per poter accedere liberamente alle opere di Ian Fleming, l’inventore di Bond, James Bond (cit.). In Canada, però, i suoi romanzi sono già diventati di pubblico dominio e la cosa preoccupa non poco i produttori cinematografici e tutti coloro che sono nel business da milioni di dollari creato attorno alla figura dell’agente segreto 007. Si prevedono aspre battaglie legali per il tentativo di proteggere il più possibile quello che è oramai diventato un brand internazionale a tutti gli effetti.

Non solo letteratura: in ambito musicale sono diventate di pubblico dominio le opere del trombonista e compositore Glenn Miller, mentre in Canada lo son divenute quelle di Cole Porter, cantautore e autore di musical americani di successo. Ma ad affascinare è anche l’arte: dall’1 gennaio le immagini dei quadri di Vassily Kandisky, uno dei padri dell’astrattismo, possono essere usati liberamente e lo stesso vale per quelli di Edvard Munch, espressionista noto in tutto il mondo per essere l’autore de L’Urlo.

Cosa significa tutto questo? Il fatto che opere di questa immensa portata artistica diventino di dominio pubblico è molto bello. Ma, concretamente, cosa significa tutto ciò? Cosa si potrà realmente fare grazie al pubblico dominio? Lo ha spiegato, seppur a grandi linee, Olivier d’Agay, direttore della società che si occupa dei diritti delle opere di Saint-Exupéry e ospite alla Fiera del Libro di Bologna nel marzo 2014: il libro potrà essere letto liberamente, online ad esempio, senza alcuna limitazione e chiunque volesse potrebbe ripubblicarlo liberamente. Ma il titolo del libro e le illustrazioni (divenute note almeno tanto quanto il libro) non sono utilizzabili, perché, secondo d’Agay, opere non di Saint-Exupéry, ma degli editori, e quindi non rientranti nella disciplina del diritto d’autore. Altro limite sarà il dover ricordare la paternità dell’opera, come prevede uno dei diritti morali rientranti nel diritto d’autore. La ricaduta più concreta, insomma, sarà il fatto che potremo avere libero accesso a queste opere direttamente dalla rete, grazie a sistemi come Google Books, che rendono disponibili intere opere online gratuitamente.