Il ricordo

Dal 18 maggio una messa per ogni defunto: a Gandino si andrà avanti sino a metà luglio

Le parrocchie di Gandino, Barzizza e Cirano, riunite nell'Unità Pastorale, ricorderanno ogni giorno un defunto con una messa al cimitero. In Basilica tuttora allestita la Raggiera del Triduo: era in programma a inizio marzo

Dal 18 maggio una messa per ogni defunto: a Gandino si andrà avanti sino a metà luglio
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di Giambattista Gherardi

Da lunedì 18 maggio potranno riprendere le celebrazioni religiose, secondo le direttive diramate dal Governo e confermate anche da uno specifico protocollo siglato con la Conferenza Episcopale Italiane. Tutte le parrocchie si stanno attrezzando per dettare ai fedeli opportune istruzioni, relative al numero massimo di presenze consentite in ogni chiesa, alla necessità di distanziamento in entrata, in uscita e anche fra i banchi, all’uso di gel igienizzante e mascherine. I sacerdoti dell’Unità Pastorale di Gandino (il parroco don Innocente Chiodi e i vicari don Giovanni Mongodi e don Manuel Valentini) hanno diramato alcune informazioni preventive ai parrocchiani di Gandino, Barzizza e Cirano, pronti a riprendere un filo che non si è mai interrotto grazie alle celebrazioni trasmesse via web attraverso la radio parrocchiale e il canale Gandino Web Tv creato negli ultimi anni da adolescenti e giovani del paese. Fra le iniziative intraprese nei giorni più duri della pandemia si è reso necessario purtroppo anche un vero e proprio “bollettino” quotidiano relativo ai defunti, con annunci e foto diffusi dal parroco don Innocente anche più volte al giorno.

L'inedito accostamento in Basilica fra la Raggiera e la Statua di Cristo Risorto

In quei giorni Gandino avrebbe dovuto celebrare il Sacro Triduo dei Morti, con la maestosa Raggiera dei maestri Caniana già allestita in Basilica. È tuttora esposta, quasi a ricordare quei giorni tanto tristi, con la statua di Cristo Risorto esposta da Pasqua sull’altare maggiore a segnare un inedito ed eterno contrasto ricordato anche nelle Sacre Scritture: «Morte e vita si sono affrontate in un prodigioso duello. Il Signore della vita era morto. Ora vivo trionfa». Ora, con il ritorno alle celebrazioni in presenza di fedeli, l’Unità Pastorale di Gandino ha deciso di ricordare con una messa (ogni sera alle 20 nei giorni feriali nei cimiteri di Gandino e Barzizza) ciascuno delle decine di defunti cui si è potuto dare un estremo saluto solo con pochissimi parenti.

Il cimitero di Barzizza

Una lista lunghissima, al punto che le celebrazioni si protrarranno sino al prossimo 15 luglio, quando (forse) sarà possibile celebrare il Settenario della Beata Vergine del Carmine nella chiesa di Santa Croce, nella quale ci sono i nomi e i volti di tante persone strappate agli affetti più cari, che hanno condiviso in vari ambiti condiviso la vita comunitaria. Ci sono storie strazianti, malori improvvisi, lunghe degenze. Ad aprire l’elenco la giovane vita di Paola Danti, 52 anni madre di quattro figli, morta in viale Rimembranze, seguita due settimane dopo dal padre Remo. Ci sono le suore del Convento, fra le quali suor Angela Bettera, sempre vicina agli anziani della Casa di Riposo, seguita due giorni dopo dalla sorella suor Rita. Ci sono Pasquale Castelli e Mario Spampatti, storici campanari, Battista Maccari “ol Vent”, impegnato per diversi anni anche nell’Amministrazione Comunale. Ci sono Vito Azzola con il suo negozio sulla piazza di Barzizza, Mercedes Terzi titolare in passato della celeberrima merceria del paese e attiva sino all’ultimo per le Missioni, Alberto Pizio, autista dei bus, consigliere Avis e campione di stile nello sport dei nostri oratori, Silvio Moro, imprenditore dal cuore grande, Lisa Rottigni, volontaria come la sorella Teresa e con lei attiva, Giovanni Amighetti, già panettiere in via Papa Giovanni, il dottor Andrea Frana, fratello di monsignor Lorenzo, Bernardina Lanfranchi già titolare del lavaggio a secco, Antonio Zappella, grande lavoratore, Teresa Rottigni, Maria Nodari Rudelli e Angelo Scolari, volontari attenti e preziosi.

Il lungo calendario con date e nomi diramato dall’Unità Pastorale è l’ennesimo segnale di quanto profonde e numerose siano le ferite lasciate dalla pandemia.

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