«risultati incoraggianti»

Regione Lombardia punta forte sul plasma come cura al Covid e crea un’apposita “banca”

Lo studio pilota al San Matteo di Pavia ha coinvolto 46 pazienti gravi; mortalità delle terapie intensive ridotta al 6 per cento. Gallera: «Daremo il via alla raccolta volontaria del plasma iperimmune»

Regione Lombardia punta forte sul plasma come cura al Covid e crea un’apposita “banca”
11 Maggio 2020 ore 19:07

Dai laboratori del Policlinico San Matteo di Pavia pare emergere una possibile cura per i malati Covid: non si tratta di un farmaco, bensì di una nuova modalità di trattamento che prevede la trasfusione del plasma iperimmune, ricavato da persone guarite e convalescenti, nei pazienti critici ancora ricoverati. I risultati sono incoraggianti: «la mortalità dei degenti nelle terapie intensive, osservata all’inizio dell’epidemia, erano compresa tra il 13 e il 20 per cento. Con questo trattamento si è ridotta al 6 per cento – sottolinea Fausto Baldanti, direttore dell’unità di virologia -. Ossia si è passati da 1 decesso atteso ogni 6 pazienti, ad osservarne 1 ogni 16. E’ il dato più macroscopico emerso da questo studio pilota».

La sperimentazione ha coinvolto 46 pazienti maggiorenni tra Mantova e Pavia (uno solo a Novara), che «con tampone positivo, un distress respiratorio tale per cui era necessario il supporto ventilatorio o con l’ossigeno o con l’intubazione, un Rx del torace positivo alla polmonite interstiziale bilaterale e caratteristiche respiratorie tali da far preoccupare i clinici e da tenere tenere in stretta osservazione il paziente», ha specificato Raffaele Bruno, direttore del reparto di malattie infettive del Policlinico San Matteo. «In tutti questi pazienti i parametri respiratori, misurati a livello biochimico, sono migliorati al termine della prima settimana di terapia con il plasma – prosegue il professor Baldanti -. Inoltre, sono migliorate significativamente anche le immagini radiografiche e i tre parametri utilizzati per verificare il livello di infiammazione polmonare».

I risultati del progetto di studio pilota, iniziato il 17 marzo e conclusosi venerdì 8 maggio, verranno condivisi con la comunità scientifica internazionale giovedì prossimo (14 maggio), ma nel frattempo sono stati già richiesti negli Stati Uniti. Nell’elaborare il protocollo i ricercatori hanno identificato quei pazienti che possedevano questa tipologia di plasma con un’elevata concentrazione di anticorpi neutralizzanti, in grado quindi di combattere il virus, i quali volontariamente si sono sottoposti al prelievo. Da ogni singolo donatore vengono prelevati 600 millilitri di plasma, dal quale si ottengono due dosi da 300 millilitri in grado di curare potenzialmente due persone malate.

«Siamo l’unica regione che ha un protocollo strutturato con dei risultati: alla luce di ciò creeremo una “banca del plasma iperimmune” –  ha annunciato l’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera -. il San Matteo definirà un protocollo che definirà le modalità di donazione del plasma. Inizieremo la raccolta partendo dalla raccolta volontaria dai tanti guariti che abbiamo sul territorio, che verranno richiamati dalle Asst. Cercheremo poi di coinvolgere i donatori Avis e ci concentreremo su quelli delle aree più colpite dall’infezione. Siamo contenti dell’attenzione che abbiamo ricevuto da altre regioni e dal Governo. La strada che abbiamo scelto è stata dettata dalla scienza e dal cercare di portare il miglior contributo possibile per identificare una cura ad una malattia che ancora non ne presenta una».

«Sono orgoglioso di essere presente a questa conferenza stampa in cui si darà atto della sperimentazione portata avanti dal San Matteo di Pavia, dall’Università e dall’ospedale di Mantova – ha sottolineato il presidente regionale Attilio Fontana -. Stamattina ho avuto un colloquio telefonico con il Ministro Speranza che ha manifestato l’interesse del Governo nel proseguire questa iniziativa. Punti di riferimento saranno l’Università di Pavia e di Pisa, ma anche gli ospedali di Mantova, Brescia e Bergamo. Questo studio accende una grande speranza per la cura di questo virus e voglio formalmente ringraziare quanti hanno dato il proprio contributo. Si è aperta una strada che verrà seguita anche da altri Paesi del mondo».

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