A giugno era in secca

Dalmine, la fragile bellezza dell’oasi e quell’inutile beffa dell’acqua

Dalmine, la fragile bellezza dell’oasi e quell’inutile beffa dell’acqua
Cronaca 29 Agosto 2018 ore 06:00

«Con la prima secca sono morte due folaghe, maschio e femmina, e i loro cinque pulcini. Probabilmente le alghe delle quali si sono nutrite erano imputridite. Ora spettiamo il resoconto del veterinario». Ha sofferto l’oasi di via XXV Aprile a Dalmine durante questa calda estate. Inaugurata alla fine dello scorso maggio, alla fine di giugno era già un deserto, con le zolle di terra che si spaccavano. Lo sottolinea a gran voce Paolo Maffioletti, presidente dell’associazione Il Picchio Verde, che si è offerta di gestire e mantenere l’area umida voluta dal Comune. Cosa che però sembra essere piuttosto difficile.

La beffa dell’acqua. In estate l’acqua serve a tutti, compresi gli agricoltori proprietari dei campi circostanti e spesso la gestione delle risorse idriche diventa motivo di scontri, di polemiche, perfino di dispetti e questo da sempre, non solo da questa prima estate dell’oasi. Qualcuno ha addirittura messo una catena con tanto di lucchetto sul meccanismo che regola la chiusa necessaria ad approvvigionare di acqua il laghetto. «Abbiamo aperto un tavolo con l’Amministrazione comunale e il Consorzio di Bonifica della media Pianura Bergamasca, proprietario della roggia Brembilla che fornisce l’acqua alla zona del Plis del Basso Brembo. Ci hanno concesso di avere acqua per quattro ore a settimana, ma potevamo aprire la chiusa a orari davvero improbabili, tipo alle 3.30 di notte. Una beffa», spiega Maffioletti.

 

 

L’oasi e gli animali. Insieme agli altri 15 membri dell’associazione, si è dato un gran da fare per far rivivere questo meraviglioso angolo di Dalmine e, grazie all’appoggio dell’Amministrazione che ha finanziato il progetto, il laghetto è tornato a essere un’area umida dove nidificano gli uccelli, dove è possibile fare birdwatching e dove, quando tutto sarà a regime, si potranno accogliere scolaresche e gruppi per l’osservazione delle diverse specie e per lezioni sull’ecosistema della marcita. «Purtroppo a fine giugno la situazione qui era un disastro – racconta Paolo –. C’erano germani e gallinelle che sono stati lasciati senz’acqua. C’era la coppia di folaghe che aveva nidificato, per giorni e giorni sono andati avanti e indietro con rametti per costruirsi il nido. Poi la femmina ha deposto le uova e sono nati i piccolini. Per farli scendere nella poca acqua che c’era il maschio ha costruito una specie di scivolo, un vero spettacolo osservarli. Quando ho capito che l’area sarebbe presto seccata ho cominciato a chiamare, a scrivere mail e messaggi per pregare chi di dovere di non lasciare l’oasi senza acqua. Ma non è servito e infatti la famiglia di folaghe è morta, le altre specie hanno abbandonato il laghetto e ci sono voluti circa due mesi per far sì che tornassero».

Un altro problema è che il terreno dell’area umida…»

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 22 di BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 30 agosto. In versione digitale, qui.

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