Problema: dove smistare i detenuti

Guantanamo chiuderà davvero?

Guantanamo chiuderà davvero?
Cronaca 25 Febbraio 2016 ore 10:43

La chiusura del carcere americano di Guantanamo è uno dei vecchi impegni dell’amministrazione Obama. Lo promise già nel 2008, ma fino a oggi, però, questo obiettivo non è mai stato raggiunto. Un po’ per le opposizioni del Congresso, un po’ perché da alcuni sondaggi condotti negli anni scorsi era emerso che il 60% degli americani era contrario allo smantellamento della prigione statunitense sull’isola di Cuba. A ciò si sono aggiunti i repubblicani, portavoci del timore che spostare i prigionieri dentro i confini degli Stati Uniti (magari in Illinois) avrebbe costituito un pericolo per la sicurezza dei cittadini americani.

 

Guantanamo Who's Left

 

Condanna di Obama. Alla vigilia della fine dell’era Obama sembra che qualcosa si stia muovendo. Il presidente, come già più volte accaduto nel corso del suo duplice mandato alla Casa Bianca, è tornato a parlare di Guantanamo, definendola stavolta una «mina» per i «nostri valori», che non aiuta la sicurezza nazionale. Necessario quindi chiuderla al più presto, entro la fine dell’anno o comunque prima che Obama ceda il suo posto da Presidente. Il carcere sorge in un’enclave americana sull’isola, ed è stato aperto per la prima volta l’11 gennaio 2002 sotto l’amministrazione Bush dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001. A oggi vi sono detenute ancora 91 persone, oltre alle 2mila unità del personale, tra civili e militari. Da Guantanamo negli anni sono passati oltre 800 prigionieri. Il suo mantenimento prevede costi altissimi, che si aggirano sui 445 milioni di dollari ogni anno. Facendo due conti, ogni prigioniero oggi detenuto a Guantanamo costa all’America più di quattro milioni di dollari all’anno.

Distensione con Cuba. La chiusura definitiva del carcere di massima sicurezza segnerebbe la reale distensione dei rapporti con Cuba, dopo che sono stati fatti passi da gigante a livello diplomatico. Castro più volte ha chiesto che il territorio venga restituito a Cuba, sia perché le provocazioni dei militari sono sempre state all’ordine del giorno, sia perché la base rappresenta un ingente danno ecologico. Infine c’è la Costituzione cubana, approvata il 24 febbraio 1976 con referendum popolare, che afferma che la nazione cubana «ripudia e considera illegali e nulli trattati, patti o concessioni stipulati in condizioni di disuguaglianza, o che disconoscano o sminuiscano la sua sovranità su qualsiasi porzione del suo territorio nazionale».

 

Pentagon Whos Left

 

La storia di Guantanamo. Il carcere è ospitato nella base navale americana che sorge a Cuba, una porzione di territorio concessa agli Stati Uniti dall’isola caraibica nel 1903. In tutto sono 116 chilometri quadrati, con un porto e due piste per grandi aerei. I patti erano che la base rimanesse di proprietà del demanio cubano, ma gli Usa potevano farci quello che volevano. Così è stato. Non solo il carcere, ma tutta la base è spesso considerata uno dei lati oscuri dell’America. Da qui gli Stati Uniti hanno sempre coordinato tutte le loro azioni di interferenza nei Caraibi e in America Centrale e Meridionale, durante la guerra fredda. Dopo la rivoluzione castrista a Cuba, è proprio dalla base di Guantanamo che si sono intrecciate tutte le possibili trame per abbattere il regime comunista cubano. Con Bush alla Casa Bianca, poi, il carcere è stato eretto a simbolo della lotta al terrorismo, e qui sono stati rinchiusi tutti i prigionieri ritenuti collusi con Al Qaeda. Per questo, in parallelo, le violenze che si sono perpetrate qui hanno fatto sì che il carcere venisse utilizzato dalla propaganda dell’estremismo islamico per reclutare adepti. Del resto che a Guantanamo si siano consumate atroci violenze è stato più volte documentato. La sua gestione è stata ampiamente criticata dalle associazioni a difesa dei diritti umani, che hanno denunciato casi di alimentazione forzata, torture, soprusi.

 

OBAMA PRESENTA OGGI IL PIANO PER LA CHIUSURA DI GUANTANAMO

 

Il progetto di chiusura. Nella conferenza stampa di presentazione del progetto di chiusura, elaborato dal Pentagono e approvato da Obama in persona, è stato spiegato che un numero che va dai 30 ai 60 prigionieri verranno trasferiti in una delle 13 strutture alternative presenti sul territorio statunitense, anche se non è stato detto quali siano questi penitenziari. Fonti del Pentagono hanno fatto sapere che di queste sette sono carceri degli Stati del Colorado, South Carolina e Kansas, e sei sono basi militari. In questo modo l’amministrazione Usa dovrebbe risparmiare dai 65 agli 85 milioni di dollari all’anno. Altri 35 detenuti verranno invece inviati a Paesi terzi. A questo punto la parola spetta al Congresso, dove già Obama attende «una grossa opposizione alla chiusura». Del resto, «se fosse stato facile», ha aggiunto il Presidente, «sarebbe avvenuta anni fa».

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