Una svolta storica

La fine dell’embargo a Cuba Obama e Castro: grazie al Papa

La fine dell’embargo a Cuba Obama e Castro: grazie al Papa
17 Dicembre 2014 ore 23:05

“Questi 50 anni hanno mostrato che l’isolamento non ha funzionato”. Sono parole che sorprendono e che segnano una svolta storica nei rapporti tra Cuba e Stati Uniti e a pronunciarle è il presidente Usa Barack Obama nel giorno della liberazione di Alan Gross, cittadino americano accusato di spionaggio da Cuba e per questo condannato a 15 anni. Era in carcere dal 2009, dopo che era stato catturato mentre era a Cuba per l’agenzia per la quale lavorava, USAID (United States Agency for International Development) e distribuiva alla comunità ebraica all’Avana materiale elettronico e strumenti telefonici satellitari per aggirare il blocco dell’accesso a internet. Mercoledì 17 dicembre è stato liberato, ufficialmente per motivi umanitari dato che la sua salute stava peggiorando. Sono in molti, però, a pensare che la sua liberazione rientri in un più ampio programma di trattative per riallacciare le relazioni diplomatiche.

Mentre Gross è stato liberato a Cuba, negli Stati Uniti sono stati liberati gli ultimi tre cittadini cubani appartenenti ai “Cuban Five”, in prigione negli Usa dal 1998. Anche loro erano accusati e condannati per cospirazione e spionaggio, in quanto si infiltrarono nelle basi americane per spiare i cubani in esilio. Secondo il governo cubano, che li ha sempre difesi, i cinque si limitavano alla sorveglianza degli esuli anti-comunisti negli Stati Uniti, per evitare che qualcuno di loro compisse attacchi terroristici a Cuba. Cuba li ha sempre definiti prigionieri politici.

Mentre Obama parlava agli Stati Uniti, Raul Castro faceva lo stesso a l’Avana. Segno che la distensione dei rapporti e la volontà di aperture c’è da entrambe le parti. Saranno cancellate le restrizioni sui viaggi e verranno ristabilite le relazioni diplomatiche. Pare che nei prossimi mesi verrà riaperta anche l’ambasciata americana a l’Avana.

Sul sito della Casa Bianca si possono leggere quali saranno i prossimi passi del nuovo approccio alla politica americana nei confronti di Cuba. Verranno favoriti i viaggi di americani sull’isola, in modo che contribuiscano a sviluppare la società civile cubana. Gli americani potranno aiutare il popolo cubano a far nascere il settore privato, forniranno una formazione di business alle imprese, verranno avviati progetti umanitari, educativi. Verrà inoltre favorito l’accesso a internet sull’isola, che oggi vede il livello più basso al mondo di penetrazione del web nella società, solo il 5%, causato del costo esorbitante delle telecomunicazioni. Il presidente degli Stati Uniti ha spiegato di volere iniziare a “normalizzare le relazioni con Cuba“, spiegando di avere dato mandato al “Segretario di Stato John Kerry di avviare negoziati immediati per riavviare il dialogo fermo dal 1961”.

Dietro alla liberazione di Gross c’è l’impronta della diplomazia vaticana. Papa Francesco, che sia Obama sia Castro hanno pubblicamente ringraziato per aver favorito questo nuovo clima di distensione tra i due Paesi, ha incoraggiato i colloqui da 18 mesi a questa parte tra i loro rappresentanti. Colloqui che sono culminati mercoledì con una telefonata tra i due presidenti per discutere e stabilire nuove relazioni diplomatiche. Negli ultimi mesi, inoltre Papa Francesco ha personalmente scritto lettere a Obama e a Castro per invitarli a risolvere questioni umanitarie d’interesse comune, tra cui la situazione di alcuni detenuti, al fine di avviare una nuova fase nei rapporti tra le parti. Una nota del Vaticano spiega che Papa Francesco accoglie con gioia la notizia e “desidera esprimere vivo compiacimento per la storica decisione dei Governi degli Stati Uniti d’America e di Cuba di stabilire relazioni diplomatiche, al fine di superare, nell’interesse dei rispettivi cittadini, le difficoltà che hanno segnato la loro storia recente”.

Non va dimenticato, inoltre, che qualche settimana fa, nel comunicare al suo popolo la decisione di accettare 6 prigionieri di Guantanamo, l’ormai ex presidente dell’Uruguay Pepe Mujica ha scritto una lettera in cui spiegava che da mesi, precisamente dalla scorsa primavera, aveva avviato una serie di colloqui con gli Stati Uniti per chiedere la fine dell’embargo a Cuba, oltre alla liberazione dei tre “Cuban five” e quella di Oscar Lopez Rivera, il settantenne combattente indipendentista portoricano, prigioniero negli Stati uniti da oltre 30 anni.

La Baia dei Porci. Lo scontro diplomatico tra Stati Uniti e Cuba iniziò con lo sbarco americano alla Baia dei Porci il 19 aprile 1961 e continuò con la crisi dei missili scoppiata il 14 ottobre 1962, quando Kennedy, Fidel Castro e Nikita Khrushchev andarono vicini a usare la bomba atomica. Quel giorno fu uno dei più neri per la Guerra Fredda: un aereo spia americano U2 fotografò le prove che l’Unione Sovietica stava costruendo a Cuba delle basi per lanciare missili nucleari in grado di colpire gli Stati Uniti. 42 ordigni nucleari che Khrushchev aveva fatto piazzare a Cuba. Per 13 giorni l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti si fronteggiarono, arrivando più volte vicini alla guerra. Il 28 ottobre l’Urss decise di smantellare le basi, in cambio della promessa di non invasione dell’isola e del ritiro dei missili Jupiter installati nelle basi di Turchia e Italia. La crisi raggiunse l’apice il 27 ottobre, quando un Lockheed U-2 statunitense – per iniziativa di un ufficiale locale – venne abbattuto su Cuba e un altro che volava sulla Russia venne quasi intercettato. Fu Kennedy (spinto anche dalla pressione di Papa Giovanni XXIII) che accettando la proposta russa di rimuovere i missili americani dall’Europa, “disinnescò” la guerra. La decisione di permettere ai sovietici di installare missili a lunga gittata su Cuba derivava dalla crisi che si stava consumando da un anno tra L’Avana e Washington, quando un gruppo di esuli cubani e mercenari armati dalla Cia venne intercettato dai cubani nella Baia dei Porci. Lo scopo era quello di rovesciare il regime di Fidel Castro, instauratosi dopo la rivoluzione del 1959 che aveva cacciato Fulgentio Batista.

L’embargo americano su Cuba che ne derivò era l’ultima eredità della Guerra Fredda. Ieri, il mondo ha assistito alla svolta più importante nella politica estera americana degli ultimi 50 anni.

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